Diritto e Fisco | Editoriale

Il reato di minaccia

22 Agosto 2018 | Autore:
Il reato di minaccia

La minaccia è reato. In alcuni casi la querela deve essere tempestiva, ma se la minaccia non è aggravata, si può ritirare. Che cos’è la riparazione.

So bene che non è facile mantenere sempre la calma. Anche se sei una persona perbene e non un soggetto incline a delinquere, potresti, infatti andare in escandescenza in alcune situazioni. Ebbene, una di queste, potrebbe essere la riunione del condominio dove vivi. So bene, infatti, che l’ambiente condominiale è tra i più caldi in cui ci si possa trovare ed allora, durante l’ultima assemblea, i toni si sono accesi di molto e ti è scappata una frase minacciosa nei riguardi di un vicino arrogante ed antipatico. Nonostante ciò, ti sei pentito e vorresti che fosse tutto ricomposto, ma il tuo vicino vorrebbe denunciarti: ma sei effettivamente penalmente perseguibile? Oppure durante una delle tante discussioni avute con tua moglie, sei stato particolarmente preso dall’impeto e dalla foga eccessiva e l’hai minacciata: ebbene anche in questa ipotesi è reato oppure no? In questi, come in altri casi, a seguito di una minaccia, qual è la procedura che deve seguire e rispettare la persona offesa ed intimorita? È necessaria la querela/denuncia della vittima per procedere contro il responsabile della minaccia oppure c’è la cosiddetta procedibilità d’ufficio? La minaccia è riparabile, mediante ad esempio un risarcimento del danno oppure no? La vittima che ti ha denunciato può ritirare la querela o, una volta fatta, non è possibile tornare indietro? Se ti ritrovi in una situazione simile a quella appena descritta e ti poni queste domande, in questo articolo può trovarne le risposte.

La minaccia: quando è reato?

Intimorire una persona, minacciandola di farle del male oppure di danneggiare un bene appartenente alla stessa, è un reato previsto dalla legge [1], perché la vittima avverte il pericolo di un danno ingiusto e ciò è ritenuto inammissibile. Non è infatti importante che il minacciato sia o meno una persona facilmente suggestionabile: ciò che è intollerabile è aver attentato alla tranquillità ed alla libertà della vittima. Detto ciò, si tratta di un reato sostanzialmente dalle conseguenze non particolarmente rilevanti: è infatti prevista soltanto una multa sino a 1032,00 euro. Tuttavia se la minaccia è aggravata da determinate circostanze (ad esempio se fatta con l’uso delle armi, come un coltello o una mazza), la legge stabilisce la pena della reclusione fino ad un anno. Si tratta di ipotesi dove il pericolo minacciato è più importante anche e non solo in relazione alle modalità con le quali la minaccia viene espressa e realizzata e dove il responsabile viene perseguito e punito, indipendentemente dalla querela/denuncia della vittima (in questi casi, tecnicamente si parla di procedibilità d’ufficio).

La minaccia: la querela

Abbiamo visto che minacciare qualcuno è reato. Ebbene, in linea di massima per procedere nei confronti del responsabile, la legge dice che la vittima deve querelarlo: in sostanza, essa deve recarsi presso l’ufficio competente più vicino (ad esempio la stazione dei carabinieri) e denunciare l’aggressione verbale o scritta subita. Ricordati, però, che la descritta querela va fatta entro novanta giorni dall’accaduto: in mancanza non sarà possibile agire penalmente nei confronti del responsabile della minaccia. Quanto appena detto, però, vale soltanto per la cosiddetta minaccia semplice. In presenza di quella aggravata, infatti, non è necessario rispettare rigorosamente il termine anzi detto: se pertanto vieni minacciato, ad esempio con l’uso delle armi oppure da più persone messe insieme, potrai denunciare l’accaduto, ad esempio, anche dopo sei mesi, senza che i responsabili possano farla franca per questa ragione. In conclusione, quindi, è necessario querelare entro tre mesi il responsabile, fatta eccezione per i seguenti casi:

  • se la minaccia è fatta con l’uso delle armi;
  • se la minaccia è fatta da persona travisata, cioè che si è resa irriconoscibile o quasi;
  • se la minaccia è fatta da più persone riunite;
  • se la minaccia è fatta avvalendosi della forza intimidatrice di associazioni segrete, supposte o reali [2].

In tutti gli altri casi, dopo la querela tempestivamente depositata a carico del responsabile, sarà possibile comunque perdonarlo (attraverso la remissione della querela) oppure sarà consentito al reo di estinguere il reato attraverso la cosiddetta riparazione.

La minaccia: la remissione della querela

Se la minaccia fatta non è grave, il responsabile può cavarsela semplicemente con il ritiro della querela. Ne abbiamo parlato anche nell’articolo se la moglie ritira la denuncia non c’è condanna, alla cui lettura si rimanda opportunamente. Tecnicamente si chiama remissione, ed è quel comportamento della vittima inequivocabilmente diretto a perdonare il responsabile. La querela può essere ritirata presentendosi, ad esempio presso lo stesso ufficio dove è stata depositata in precedenza oppure, in ultima istanza, anche davanti al giudice, all’inizio dell’udienza dibattimentale (non è necessario farsi assistere o accompagnare da un legale). Con la remissione della querela il reato verrà meno e non ci sarà alcuna condanna per l’aggressore.

La minaccia: la riparazione

Recentemente introdotta dalla legge [3], la figura della riparazione può essere uno dei modi con i quali si arriva a estinguere il reato di minaccia semplice e non aggravata. In questo caso il giudice potrà dichiarare estinto il reato di minaccia semplice, solo dopo aver sentito le parti (vittima e presunto responsabile), e solo dopo aver constatato l’integrale riparazione del danno ad opera dell’imputato. Questa estinzione potrà essere dichiarata soltanto all’inizio dell’udienza dibattimentale e prima che il vero e proprio dibattimento venga aperto. Se precedentemente al giudizio non c’è accordo sulla riparazione del danno provocato, l’aggressore potrà ugualmente liberarsi da ogni responsabilità e vedersi dichiarato estinto il reato:

  • se ha effettuato un’offerta formale e reale di riparazione alla vittima [4];
  • se, ove non sia stata accettata dalla persona offesa, il giudice la riterrà comunque congrua alla riparazione del danno provocato.

note

[1] Art. 612 cod. pen.

[2] Art. 339 cod. pen.

[3] Art. 1, co. 1 L 103/2017 – Art. 162-ter cod. pen.

[4] Artt. 1208 e seg. cod. civ.


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