Diritto e Fisco | Editoriale

Come si calcolano le ferie

28 giugno 2018


Come si calcolano le ferie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Come maturano le vacanze dal lavoro, chi le sceglie e quanti giorni spettano al dipendente. Il lavoratore non può rinunciare alle proprie ferie ed è nullo l’accordo con cui il datore, in cambio, gli dà un extra in busta paga.

Ferie: un’idea che richiama spiagge e lunghe passeggiate in montagna, ma che è prima ancora un diritto inviolabile di ogni lavoratore. “Inviolabile” significa che non può essere messo in discussione neanche dallo stesso interessato. È vero, per legge, i cosiddetti «diritti patrimoniali» – quelli cioè che hanno a che fare con i soldi – sono “disponibili”: possono cioè essere oggetto di rinuncia, di cessione e di transazioni. Ma alcuni di questi, per l’importanza che rivestono con riferimento all’esistenza dell’uomo, non possono divenire oggetto di trattativa neanche dietro consenso scritto (e magari controfirmato dal notaio). Tra questi vi è il diritto agli alimenti, al mantenimento per l’ex coniuge, lo stipendio e le ferie per il lavoratore dipendente. Se non ci credi, vai a leggere la costituzione: l’articolo 36 stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, «e non può rinunziarvi». Le ferie dunque sono innanzitutto un diritto irrinunciabile e che l’azienda deve pagare anche se non fruisce della prestazione lavorativa. Del resto, è nell’interesse dello stesso datore di lavoro che i suoi dipendenti si ritemprino: perché solo così potranno produrre meglio. Ma come si calcolano le ferie? Quanti giorni di riposo spettano in un anno e quante settimane? Che succede se ci si ammala durante le ferie? Chi decide le ferie: l’azienda o il lavoratore? Tutte queste domande troveranno una risposta qui di seguito.

Per cui, se ti interessa sapere come si calcolano le ferie non ti resta che leggere.

Si può rinunciare alle ferie?

La prima cosa che voglio dirti, anche per rassicurarti, è che qualsiasi cosa tu abbia firmato (o ti abbiano fatto firmare) con cui rinunci alle ferie o accetti una riduzione dei giorni in cambio di un extra in busta paga non ha alcun valore. La legge infatti stabilisce che qualsiasi patto, accordo o contratto collettivo nazionale che dovesse disporre una rinuncia alle ferie è nullo. Con la conseguenza che il datore di lavoro, seppur ha corrisposto una retribuzione aggiuntiva al dipendente, dovrebbe poi restituirgli il periodo di ferie. In questo modo puoi stare ben certo che il tuo periodo di ferie nessuno te lo può toccare.

L’unico caso in cui il lavoratore può cedere le proprie ferie è in favore di un collega quando questi abbia la necessità di assistere figli minori che hanno bisogno di cure costanti per motivi di salute.

Quanti giorni di ferie nel resto del mondo?

Prima di spiegare come si calcolano le ferie diamo uno sguardo al resto del mondo. Ci servirà per capire come si pone l’Italia rispetto allo scenario mondiale.

Ai francesi spettano, per legge, 41 giorni di ferie annuali incluse le festività. Stesso discorso per i brasiliani (come dargli torto!). So già che stai pensando: «Ecco! A me non spetta neanche la metà». Bene, se vuoi lamentarti aspetta a sentire come stanno i cinesi. A loro spettano solo cinque giorni di ferie retribuite più undici giorni di festività in un anno. Forse peggio stanno gli statunitensi dove, a fronte di 26 giorni di ferie all’anno (di cui 16 di ferie e 10 di festività nazionali) non hanno alcuna garanzia visto che la legge non dà al lavoratore il diritto a ferie retribuite. Significa che, in situazioni di emergenza (tue o dell’azienda) potresti saltare, per un anno, le attese mete estive.

Ma aspetta a sentire gli altri Stati. I poveri messicani, di cui si decanta tanto l’ozio, hanno diritto a solo 6 giorni di ferie l’anno mentre in Argentina hanno solo due settimane per ballare il tango fino a notte fonda.

Quanti giorni di ferie spettano in Italia?

Di fronte a questi numeri potrai ben capire che i 31 giorni di ferie pagate che ti spettano per legge, tra festività nazionali e giorni riconosciuti dalle aziende, non è certo qualcosa su cui sputare sopra.

E se ti risulta che tu abbia di meno è forse perché hai iniziato a lavorare da meno di un anno. Difatti i contratti di lavoro non possono ridurre i diritti del dipendente, ma possono solo ampliarli.

Come maturano le ferie?

Il metodo per stabilire come maturano le ferie è uguale per tutti i lavoratori. Ciò che cambia è quante ferie ciascuno ha. Infatti ad influire sul calcolo delle ferie sono le ore di lavoro svolte nella settimana. Possiamo genericamente dire – salvo diverse previsioni nei contratti collettivi nazionali – che:

  • chi lavora cinque giorni su sette ha diritto a un periodo minimo di ferie pari a quattro settimane per ogni anno lavorato. Si tratta, in tutto di 20 giorni lavorativi. Naturalmente, per aver diritto a tutti e 20 i giorni, è necessario aver lavorato tutto l’anno. Per chi invece è stato assunto in corso di anno, ci sarà una proporzionale riduzione delle ferie calcolata sulla base dei mesi effettivamente lavorati;
  • chi lavora sei giorni su sette ha diritto a 24 giorni lavorativi di ferie all’anno.

Regole parzialmente diverse valgono ovviamente per il part-time:

  • chi ha un part-time orizzontale (lavora tutta la settimana, ma solo metà giornata) ha diritto allo stesso ammontare di ferie dei colleghi che hanno un contratto full-time;
  • chi ha un part-time verticale (lavora solo alcuni giorni alla settimana ma a tempo pieno), ha diritto ad un numero di giorni di ferie determinato in proporzione alla durata della prestazione lavorativa.

In entrambi i casi di part-time, la retribuzione che spetta al dipendente durante le ferie (retribuzione obbligatoria) deve essere comunque riproporzionata in relazione alla ridotta entità della prestazione lavorativa.

È possibile anticipare le ferie non ancora maturate?

D’accordo col datore di lavoro, il dipendente che ancora non ha maturato le ferie, può chiedere che gli vengano “anticipate”. Questo significa che se hai bisogno di prenderti le ferie ad aprile e vuoi anticipare anche quelle che maturerai da maggio a dicembre potrai ben farlo solo se ottieni il consenso del capo. Diversamente questo diritto non ti spetta.

Come si calcolano le ferie?

Le ferie si calcolano su tutto l’anno lavorativo quindi su 12 mesi. In genere il periodo viene fissato contrattualmente, a livello nazionale o aziendale e, nella maggior parte dei casi, corrisponde all’anno civile (1° gennaio – 31 dicembre) o ad un periodo di 12 mesi decorrente dal 1° agosto. Nella prassi il numero di giorni di ferie maturati viene indicato in busta paga.

Anche quando si è in malattia o in maternità (congedo obbligatorio), nel periodo di prova e durante il preavviso prima delle dimissioni. Non maturano durante la maternità facoltativa, se si è in aspettativa in cassa integrazione superiore a 15 giorni per mese. Ma vediamo più nel dettaglio quando maturano le ferie e quando non maturano.

Valgono per il calcolo delle ferie

  • astensione obbligatoria e congedo di paternità
  • malattia
  • ferie
  • permessi per disabili ex legge 104/1992
  • congedo matrimoniale
  • infortunio (entro il periodo di comporto)
  • cassa integrazione a orario ridotto con prestazione lavorativa per una sola parte della settimana
  • incarichi presso seggi elettorali

Non valgono per il calcolo delle ferie

  • astensione facoltativa per la maternità
  • sciopero
  • malattia del bambino
  • preavviso non lavorato dopo il licenziamento
  • cassa integrazione a zero ore
  • cassa integrazione straordinaria
  • aspettativa sindacale per cariche elettive
  • periodo di assenza compreso tra il licenziamento illegittimo e la reintegrazione.

Come si calcolano le ferie per chi ha iniziato a lavorare da poco?

Abbiamo anticipato prima che chi è stato assunto in corso d’anno non può avere diritto allo stesso numero di giorni di ferie di un dipendente normale. E questo perché ha lavorato di meno. Ebbene, in tali ipotesi, come si calcolano per lui le ferie? Molto semplice. Le ferie maturano mese per mese. Pertanto, se il tuo contratto prevede 24 giorni di ferie in un anno maturerai due giorni di ferie al mese. Chi, ad esempio, in un anno ha lavorato solo due mesi avrà diritto in tutto a 4 giorni di ferie per il primo anno. Vien da sé che il successivo anno, se avrà lavorato interamente, potrà contare su 24 giorni di ferie complessive come tutti i suoi colleghi.

Si può pagare il dipendente in cambio della rinuncia alle ferie?

La legge vieta di monetizzare il periodo minimo di ferie, cioè lavoratore e azienda non possono mettersi d’accordo per sostituire il periodo di riposo con una retribuzione aggiuntiva, tranne nel caso in cui il lavoratore dia le dimissioni o sia licenziato.

Che succede in caso di ferie non godute?

Le ferie non godute entro i termini di legge devono in generale essere differite, in applicazione del c.d. divieto di monetizzazione; se non sono rispettati i termini legali, il datore di lavoro incorre nelle sanzioni previste dalla legge.

Tuttavia, in alcuni casi specifici è possibile compensare le ferie residue con un’apposita indennità sostitutiva.

Quando vanno godute le ferie?

Salvo che il Ccnl disponga diversamente, il periodo minimo annuale legale di ferie retribuite va goduto:

  • per almeno 2 settimane nel corso del periodo di maturazione (da fruire obbligatoriamente in modo consecutivo in caso di richiesta del lavoratore);
  • per le restanti 2 settimane (o il diverso periodo residuo), entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione (salvi i più ampi periodi di differimento stabiliti dalla contrattazione collettiva). Se la contrattazione stabilisce termini meno ampi per la fruizione di tale periodo, il superamento di questi ultimi, quando sia comunque rispettoso del termine dei 18 mesi, determina un mero inadempimento contrattuale.

Chi decide le ferie?

Proprio come il detto cattolico secondo cui «l’uomo propone, Dio dispone», anche con le ferie funziona pressappoco così. Il lavoratore chiede di poter usufruire di un periodo di ferie in un determinato arco dell’anno e il datore di lavoro decide se dare o meno la propria approvazione. Questo però non gli dà il potere di negare la richiesta solo per capriccio o dispetto (un atteggiamento del genere, se non supportato da serie ragioni organizzative, potrebbe costituire mobbing). Le decisioni del datore devono essere sempre conformi a buona fede e non possono tradursi in vessazioni. Ad esempio, sapendo che ti piace il mare, il capo non ti può imporre le ferie a febbraio solo per danneggiarti. Per negarti il periodo di ferie che hai chiesto, l’azienda deve fornire delle valide motivazioni organizzative e produttive. Allo stesso modo è illegittimo dare giorni di ferie a singhiozzo, per esempio, un giorno a settimana per più settimane.

Proprio per evitare discriminazioni, il datore di lavoro può chiedere ai dipendenti una programmazione annuale anticipata delle ferie e imporre le chiusure collettive in un determinato periodo.

Il lavoratore può chiedere un periodo di ferie minimo di due settimane consecutivo.

Alcuni contratti collettivi stabiliscono che le due settimane d’obbligo siano godute nel periodo estivo oppure da maggio a ottobre.

Devo rispondere al telefono durante le ferie?

Le ferie sono ferie. E sono quindi sacre. Questo significa che, salvo patto contrario stabilito dai contratti collettivi, il datore di lavoro non può né importi di rispondere al telefono, ai messaggi o alle email (tantomeno può rimproverarti se non lo fai), né può obbligarti a non andare troppo lontano dall’azienda per poter essere disponibile in caso di necessità.

Si possono revocare o sospendere le ferie?

Solo in casi eccezionali il datore di lavoro può revocare le ferie già accordate. Ma la decisione deve essere motivata da reali ragioni organizzative e di servizio, come l’assenza imprevista di altri lavoratori, un picco improvviso di lavoro oppure una riorganizzazione aziendale non prevista al momento della concessione delle ferie.

In caso di revoca delle ferie, il datore di lavoro deve comunque dare un congruo preavviso al dipendente rimborsando al lavoratore tutte le spese già sostenute (ad esempio anticipi per i viaggi, canoni di locazione per la casa al mare, viaggi in aereo, prenotazione alberghi, ecc.).

Se le ferie sono già iniziate, l’azienda può sospenderle, ma solamente in caso di estrema necessità.

Che succede se mi ammalo durante le ferie?

Se dovesse succedere che, durante le ferie, ti ammali e non puoi godere del meritato riposo, le ferie stesse si sospendono. Ma deve trattarsi di una malattia che ti pregiudichi di godere del relax che avevi programmato. Ad esempio un semplice raffreddore col quale saresti comunque andato a lavoro non è sufficiente a sospendere le ferie comunicando il certificato medico al datore di lavoro. Fai attenzione che se ti dai malato durante le ferie per sospenderne il decorso dovrai rimanere a casa per consentire la famigerata visita fiscale di controllo del medico dell’Inps.

La legge riconosce il diritto alla sospensione delle ferie anche in caso di ricovero in ospedale di un figlio piccolo (fino a tre anni).

Limita però tale diritto a un massimo di cinque giorni lavorativi se il bambino ha un’età compresa tra tre e otto anni.

note

Autore immagine: 123rf com


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