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Chat ed sms al volante: c’è il sequestro dello smartphone

28 giugno 2018


Chat ed sms al volante: c’è il sequestro dello smartphone

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2018



Smartphone alla guida: l’autista coinvolto in un incidente stradale dovrà mostrare alla polizia cellulari, tablet e ogni altro dispositivo reperibile nell’abitacolo per consentire di verificarne l’utilizzo durante la guida. E per chi si rifiuta o nasconderà il telefonino scatterà la perquisizione personale con il sequestro dell’apparato.  

Sono sicuro che, almeno una volta al giorno, controlli il cellulare mentre sei alla guida dell’auto. Allora rispondi a bruciapelo: attraverseresti mai la strada sapendo che, in quel momento, sta passando un autista che, proprio come te, ha gli occhi puntati sullo smartphone? Affideresti mai la tua vita a te stesso? In molti casi, la risposta sarà negativa. Quante volte hai frenato all’improvviso perché un pedone o l’auto che avevi davanti, e di cui non ti eri accorto, si è piazzata a due metri dal cofano della tua macchina. Non ci crederai, ma la maggior parte degli incidenti in città sono ormai dovuti all’uso di telefoni cellulari alla guida. Sembra quasi che la gente abbia dimenticato che, in questi casi, anche se sfiori un vecchietto e lo fai cadere a terra, esiste il penale. Si va in carcere. O quantomeno passi una notte che ricorderai per tutta la tua vita. Senza contare che c’è poi l’omicidio stradale. Insomma, tutte queste situazioni hanno fatto pensare bene alla Procura di Pordenone di emettere una direttiva e ordinare, in caso di incidenti stradali gravi, il sequestro dello smartphone per verificare eventuali chat ed sms al volante.

Le distrazioni tecnologiche sono la causa degli scontri tra auto o tra auto e pedoni. Questo richiede un intervento più severo delle autorità: così come è successo anni fa con le cinture di sicurezza, il cui uso non era entrato nei costumi della gente, bisogna oggi far capire che lo smartphone deve stare lontano dallo sterzo. Ecco perché la Procura generale di Trieste ha stimolato le singole Procure all’emanazione di indicazioni condivise valide per l’intero territorio regionale. Ed ecco anche perché è stato stabilito che, in caso di gravi incidenti alla guida, la polizia stradale potrà chiedere al conducente di esibire il telefonino, il tablet e qualsiasi altro dispositivo tecnologico per verificare, seduta stante, se l’apparecchio è stato usato qualche secondo prima dello scontro. E se l’automobilista non vorrà collaborare e dirà, ad esempio, di aver dimenticato il dispositivo a casa, scatterà la perquisizione e, successivamente, il sequestro.

Le distrazioni tecnologiche più frequenti, specifica la nota, sono rappresentate dall’uso dei telefonini per chattare, inviare sms, utilizzare la rubrica telefonica, impostare il navigatore satellitare ecc.. E che dire della moda del momento di farsi selfie o addirittura video da influencer mentre si sta guidando.

In questi casi il conducente perde il controllo visivo del veicolo e può provocare incidenti anche molto gravi. Per questo motivo è estremamente importante che gli organi di vigilanza pongano la massima attenzione su questi dispositivi e su tutte le ulteriori dotazioni di bordo del veicolo come telecamere e scatole nere. «Gli elementi cognitivi dipenderanno dalla tecnologia forense applicabile, dalla diligenza e dalle conoscenze specifiche degli operatori di PG e dal grado di tecnologia presente nei citati dispositivi».

Non dimentichiamo infatti che il codice della strada vieta non solo di parlare al cellulare mentre si guida, ma proprio di tenerlo in mano, anche solo per leggere un sms o per trovare un contatto nella rubrica telefonica. Scopo del divieto è infatti quello di consentire al conducente di avere tutte e due le mani sul volante e di non distogliere gli occhi dalla strada. Chiaramente, in una situazione del genere, anche tenere lo smartphone su un palmo di mano e attivare il vivavoce è vietato. Non è infatti tanto l’orecchio a dover restare libero ma gli arti. Tutto ciò che è consentito è l’uso degli auricolari o del vivavoce, fermo restando che l’apparecchio dovrà trovarsi collocato in un posto diverso dal corpo di chi guida.

In caso di sinistro mortale o con lesioni gravissime andranno quindi attivati immediatamente accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone, specifica la direttiva. In particolare la polizia giudiziaria dovrà verificare l’orario esatto dell’incidente ed elencare tutti i dispositivi elettronici presenti sul veicolo, il loro stato unitamente al recupero dei codici di sblocco. Il dispositivo in uso all’eventuale persona deceduta dovrà sempre essere sequestrato prestando attenzione a non spegnerlo.

Per le persone ferite andrà richiesto il consenso degli interessati mentre i dispositivi di bordo andranno sequestrati assieme al veicolo.

Particolare attenzione andrà riposta nel controllo degli smartphone in dotazione al conducente. Se l’autista presterà il consenso l’apparato andrà consultato in loco con informazione sulla facoltà di fare presenziare un avvocato o persona di fiducia purchè prontamente reperibile.

Nel verbale si darà atto di tutto quanto, ovvero se sono presenti messaggi o chat aperte e coincidenti con il momento del sinistro. Se dall’esame del dispositivo non emerge alcun elemento che sostenga l’utilizzo del supporto al momento del sinistro l’apparecchio verrà consegnato al proprietario. Diversamente si procederà al sequestro del cellulare, per quanto di competenza.

Nell’ipotesi in cui l’autista non risulti collaborativo la polizia potrà procedere alla perquisizione in flagranza con successivo sequestro del dispositivo per i successivi accertamenti tecnici.

Se le condizioni lo suggeriscono la polizia giudiziaria potrà limitarsi a richiedere all’autista il numero dell’utenza per poi richiedere alla procura l’acquisizione del tabulato telefonico.

La direttiva specifica che tutti i dispositivi che non possono essere esaminati immediatamente con il consenso dell’interessato devono essere sequestrati ed esaminati successivamente con la complessa procedura prevista per gli accertamenti tecnici irripetibili.

note

[1] Procura di Pordenone con la direttiva n. 4414 del 26 giugno 2018.

Fonte  Diritto e Giustizia


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