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Contributi versati dopo la pensione: come recuperarli

4 agosto 2018 | Autore:


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Attraverso quali trattamenti possono essere recuperati e riuniti i contributi previdenziali versati dopo la pensione?

Gli assegni dell’Inps sono sempre più magri, così non sono pochi coloro che continuano a lavorare dopo la pensione. Molti pensionati, addirittura, continuano a versare la contribuzione in gestioni diverse: ci si chiede allora se è possibile sommare assieme la contribuzione versata dopo la pensione presso fondi differenti, oppure se è possibile riunirli, almeno, con i cosiddetti contributi silenti accreditati prima del pensionamento (si tratta di contributi che non sono riusciti a dar luogo, da soli, a una pensione), se non sono stati già ricongiunti, cumulati o totalizzati. Cumulo, computo, ricongiunzione e totalizzazione possono essere richiesti dopo la pensione per ricalcolare il trattamento includendo nuovi contributi, oppure per dar luogo a una nuova prestazione? Oppure esistono altri modi per valorizzare i contributi accreditati dopo il pensionamento? Facciamo il punto della situazione sui contributi versati dopo la pensione: come recuperarli, chi può utilizzarli, come sono calcolati.

I contributi versati in gestioni diverse dopo la pensione possono essere riuniti?

Se, dopo la pensione, sono stati versati contributi presso gestioni previdenziali differenti, questi non possono essere riuniti, né attraverso il cumulo, né con la totalizzazione: questi strumenti, difatti, non possono essere utilizzati da chi è già titolare di una pensione diretta.

Per quanto riguarda la ricongiunzione, questa può essere, teoricamente, richiesta anche dopo la liquidazione di una pensione diretta, nel caso in cui i contributi da ricongiungere non abbiano, ovviamente, già dato luogo alla liquidazione della prestazione. Tuttavia, per richiedere la ricongiunzione presso la maggior parte dei fondi di previdenza è richiesto un minimo di 5 anni di contributi presenti nella cassa che riceve i contributi; inoltre, la ricongiunzione non è consentita per gli iscritti alla gestione Separata, perché la legge prevede che questo fondo non possa essere ricongiunto a nessun’altra cassa.

Presso la gestione Separata è comunque possibile far confluire i contributi di altre gestioni attraverso il computo della contribuzione: il computo può essere richiesto anche dopo la pensione, ma i contributi che hanno già dato luogo al trattamento non possono essere valutati per soddisfare i requisiti richiesti (in pratica, è necessario che i contributi versati dopo la pensione siano almeno pari a 15 anni, di cui meno di 18 versati prima del 31 dicembre 1995 e almeno 5 anni versati successivamente a questa data; è molto difficile possedere questi requisiti).

Le stesse regole valgono anche nel caso in cui si vogliano riunire alla contribuzione versata dopo la pensione i cosiddetti contributi silenti: si tratta di contributi versati presso una gestione previdenziale che non hanno dato luogo ad alcun trattamento e che non possono essere restituiti.

Per non perdere i contributi versati dopo la pensione, ad ogni modo, esistono altri due strumenti a disposizione: il supplemento di pensione e la pensione supplementare.

Come funziona il supplemento di pensione?

Per quanto riguarda il supplemento di pensione, questo strumento consiste nella possibilità di recuperare i contributi versati presso la gestione presso cui si è pensionati dopo la liquidazione della pensione, grazie a un suo ricalcolo che include i contributi aggiuntivi. Nella maggior parte delle gestioni, il primo supplemento può essere richiesto dopo 2 anni dalla liquidazione del trattamento, se risulta compiuta l’età per la pensione di vecchiaia (pari a 66 anni e 7 mesi nel 2018, 67 anni dal 2019); gli ulteriori supplementi sono liquidati dall’Inps ogni 5 anni.

Il supplemento di pensione presso la gestione artigiani, commercianti, o il fondo pensione lavoratori dipendenti può essere richiesto da chi continua a versare presso una di queste tre gestioni, anche se non si tratta dello stesso fondo a cui si era iscritti prima del pensionamento.

L’Inps, in questi casi, liquida difatti un supplemento di pensione, e non una pensione supplementare, in quanto, anche se le gestioni risultano diverse, l’assicurazione è la medesima (si tratta dell’assicurazione generale obbligatoria, che comprende appunto il fondo dei lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e coltivatori) [1].

In ogni caso, il supplemento di pensione non può essere mai richiesto prima del compimento dell’età stabilita per la pensione di vecchiaia (il cui requisito è ora unificato per il fondo pensione dipendenti e le gestioni speciali degli autonomi facenti capo all’Inps ed è pari, come abbiamo detto, a 66 anni e 7 mesi, 67 anni a partire dal 2019).

Il supplemento potrebbe anche riguardare eventuali contributi versati prima della decorrenza della pensione nel fondo lavoratori dipendenti [2], se, ovviamente, questi contributi non sono stati cumulati, né col vecchio né col nuovo cumulo [3], e non sono inoltre stati né ricongiunti né totalizzati.

Come si calcola il supplemento di pensione?

L’importo del supplemento è determinando utilizzando i criteri generali di calcolo della pensione:

  • calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • calcolo retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • calcolo integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

In pratica, col supplemento la pensione viene ricalcolata con l’aggiunta dei contributi accreditati dopo la liquidazione del trattamento.

Se il supplemento è liquidato su una pensione integrata al trattamento minimo, viene assorbito dall’integrazione al minimo; se l’assorbimento è parziale, viene corrisposta l’eccedenza.

Come funziona la pensione supplementare?

Quando, dopo il pensionamento, si continuano a versare contributi in un fondo differente rispetto a quello che ha liquidato il trattamento, non può essere riconosciuto il supplemento di pensione (eccezion fatta per le gestioni dell’assicurazione generale obbligatoria), ma è riconosciuta una pensione ulteriore, la pensione supplementare. La pensione supplementare non determina il ricalcolo della prestazione già esistente, ma è un nuovo trattamento aggiuntivo.

Quali gestioni riconoscono la pensione supplementare?

La pensione supplementare è particolarmente importante per quanto riguarda i contributi versati presso la gestione Separata: come abbiamo osservato, questi non possono essere cumulati o totalizzati dopo la liquidazione di una pensione diretta (per espressa previsione delle normative che regolamentano il cumulo e la totalizzazione, che non possono essere effettuati per i titolari di pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità etc.), e la ricongiunzione da e verso la gestione Separata non è mai possibile.

È, tuttavia, possibile ottenere la pensione supplementare presso la gestione Separata: questa gestione, anzi, è la più “generosa” di tutte, in quanto riconosce il trattamento supplementare a prescindere dalla gestione in cui è liquidata la pensione principale.

Ci sono invece delle gestioni previdenziali che non riconoscono la pensione supplementare, se la prestazione principale risulta liquidata a carico di determinati fondi: ad esempio, se si è pensionati presso la Gestione separata, o presso una delle casse dei liberi professionisti, l’assicurazione generale obbligatoria (Inps dipendenti, artigiani, commercianti) non riconosce la pensione supplementare. Neanche l’ex Enpals (lavoratori dello spettacolo, sportivi professionisti) riconosce la pensione supplementare a chi possiede la pensione principale presso le casse professionali o la gestione Separata. I fondi esclusivi (Inpdap, Poste, Ferrovie) e sostitutivi (fondo trasporti, dazieri, fondo elettrici, fondo telefonici, fondo volo, Inpdai), difatti, non riconoscono alcuna tipologia di prestazione supplementare.

Come si calcola la pensione supplementare?

Nel caso in cui sia liquidata la pensione supplementare, e non il supplemento di pensione, il calcolo della prestazione si basa sulla sola anzianità contributiva posseduta presso la gestione che liquida la pensione supplementare, e non sull’anzianità contributiva complessiva: vale a dire che, se il pensionato ha diritto alla pensione supplementare e non al supplemento, ai fini del calcolo della prestazione sono contati i soli anni di contributi presenti presso la gestione che riconosce il trattamento supplementare.

Come funziona la pensione supplementare presso la gestione Separata?

Per ottenere la pensione supplementare presso la gestione Separata, che come abbiamo detto riconosce questa prestazione a prescindere dal fondo in cui è liquidata la pensione principale, è necessaria un’età minima, ossia l’età utile alla liquidazione della pensione di vecchiaia ordinaria.

Non è invece necessario possedere un requisito contributivo minimo, o aver maturato un assegno non inferiore a una determinata soglia: ciò vuol dire che la gestione Separata liquida la pensione supplementare a prescindere dagli anni di contributi accreditati e dall’ammontare del trattamento.

L’importo della pensione supplementare nella gestione separata viene calcolato col sistema contributivo, poiché si tratta di contributi versati dal 1996 in poi; non si deve applicare il sistema di calcolo utilizzato per liquidare la pensione principale perché, come già osservato, si tratta di una prestazione liquidata da una cassa differente, non di un ricalcolo della pensione, o supplemento di pensione. L’ammontare della pensione supplementare risulterà, dunque, proporzionale ai contributi versati, rivalutati (sulla base del tasso di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del Pil, calcolata dall’Istat con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare) e trasformati in assegno col coefficiente di trasformazione corrispondente all’età del richiedente al momento della domanda di pensione.

Ad esempio, ipotizzando che un lavoratore invii la domanda di pensione supplementare a 67 anni di età, età per la quale l’attuale coefficiente di trasformazione corrisponde al 5,7% e considerando un montante contributivo pari a 15mila euro, la pensione supplementare annua lorda ammonterebbe a 1.005 euro e quella mensile a 77,31 euro (bisogna dividere la pensione annua per 13 mensilità).

note

[1] Art.7, Co.7, L.155/1981.

[2] Art.25 L. 613/1966.

[3] Art.1 Co. 239 e ss. L.228/2012.

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