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Credito su pegno: come funziona

15 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 agosto 2018



Come funziona il cosiddetto credito su pegno e come si fa, grazie ad esso, ad ottenere prestiti da banche e finanziarie

Il credito su pegno è una forma di credito che ha secoli di vita e che nel nostro paese è ancora oggi disciplinata da una normativa del 1939 [1]. Se hai urgenza di ottenere una somma di denaro di importo non elevato e hai difficoltà ad accedere ai canali ordinari di credito (perché magari sei protestato o hai segnalazioni alle banche dati di allarme interbancario), allora il credito su pegno può essere una interessante soluzione. Ma come funziona il credito su pegno?

Si tratta in sostanza di un prestito di denaro che il comune cittadino può richiedere ed ottenere da istituti di credito e da società finanziarie in cambio del pegno su un bene, cioè in cambio della consegna alla banca o alla finanziaria di un bene che andrà a garantire il prestito di denaro fatto dalla banca o dalla società finanziaria.

Quando poi scadrà il prestito, il cittadino potrà recuperare il bene concesso in pegno restituendo l’importo ricevuto in prestito maggiorato degli interessi convenuti e delle spese eventualmente sopportate dalla banca.

Come risulta chiaro da quanto è stato appena detto il credito su pegno è una forma di finanziamento che si ottiene in tempi rapidi (la garanzia, infatti, consiste nella semplice consegna del bene dato in pegno) e alla quale possono accedere, lo ribadiamo, anche i cosiddetti cattivi pagatori (protestati ad esempio), cioè coloro i quali difficilmente riuscirebbero ad accedere al credito per altra via.

I difetti, se così si può dire, del credito su pegno sono che il prestito ha durata contenuta (da qualche mese ad un anno) e che i tassi di interesse praticati sono piuttosto elevati.

Analizziamo quindi di seguito, più in dettaglio, i meccanismi di funzionamento di questa interessante forma di finanziamento.

Quali beni possono essere dati in pegno e con quali modalità?

Come abbiamo precisato il credito su pegno non è altro che un prestito di denaro ottenuto da istituti di credito e società finanziarie in cambio del pegno su un bene, cioè in cambio di una garanzia costituita dalla consegna alla banca o alla finanziaria di un bene.

Ma quali beni possono concretamente essere concessi in pegno alla banca o alla finanziaria in cambio del prestito di denaro?

Di regola sono accettati in pegno (occorre fare comunque riferimento al regolamento di ogni singola banca): oggetti preziosi in genere come gioielli, perle pietre preziose, oggetti d’oro, d’argento o platino, orologi di pregio, monete preziose, ma anche quadri, tappeti e pellicce ed oggetti d’uso comune e merci di qualunque genere che abbiano un valore commerciale e che siano di facile realizzo, che siano cioè facilmente vendibili.

Se il bene che si intende concedere in pegno rientra, quindi, tra quelli che la banca (secondo il proprio regolamento) accetta in pegno, allora si dovrà procedere a stimarlo.

La stima viene eseguita da un perito incaricato dalla banca ed il valore attribuito al bene da dare in pegno costituirà poi la base per calcolare l’ammontare del prestito che si potrà ottenere.

Per gli oggetti preziosi il prestito che si potrà ottenere in cambio del pegno su di essi non potrà superare i 4/5 del valore stimato degli oggetti stessi, mentre per ogni altro bene concesso in pegno si potrà ottenere in cambio un prestito non superiore ai 2/3 del valore attribuito ad essi dallo stimatore [2].

Così, ad esempio, per un bracciale d’oro il cui valore viene stimato in 5.000 euro, si potrà ottenere un prestito non superiore a 4.000 euro.

In questo modo la banca o la finanziaria non perderanno nulla anche nel caso in cui il proprietario del bene dato in pegno non restituisse la somma avuta in prestito maggiorata degli interessi (in tal caso, infatti, la banca metterà all’asta il bene).

Il regolamento della banca stabilirà anche il valore minimo e massimo del prestito che si potrà comunque ottenere (di solito da qualche decina di euro fino a qualche decina di migliaia di euro) e la durata minima e massima del prestito (di solito si va da un minimo di durata di tre mesi ad un massimo che non supera l’anno di durata).

Stimato il bene e valutato, quindi, l’ammontare del prestito che può essere concesso, il credito su pegno si perfeziona con il rilascio da parte della banca della polizza (che è un titolo al portatore, cioè che attribuisce a chiunque lo possieda l’esercizio dei relativi diritti) e con la consegna del bene che sarà custodito dalla banca in appositi locali sovente corazzati.

Il credito su pegno è un prestito di denaro in cambio della consegna di un bene in garanzia

Cosa accade alla scadenza del pegno?

Una volta che sia scaduto il termine di durata del credito su pegno può accadere che:

  • o il proprietario del bene concesso in pegno lo riscatti, cioè restituisca la somma ricevuta in prestito maggiorata degli interessi pattuiti (differenti a seconda dell’istituto di credito) e delle spese, ottenendo la riconsegna del bene dato in pegno;
  • oppure il proprietario non voglia o non possa restituire l’importo ricevuto in prestito ed allora la banca o la finanziaria lo metterà all’asta, una volta che siano decorsi trenta giorni dalla data di scadenza della polizza.

Nel primo caso, cioè di riscatto, il proprietario, come detto, dovrà restituire alla banca l’importo prestato maggiorato degli interessi.

Si è anche detto che gli interessi praticati su questo tipo di credito non sono tra i più convenienti.

Difatti, a titolo di esempio, per prestiti dell’ammontare di 400 euro e della durata di 6 mesi il Tan (cioè il tasso annuo nominale) varia, a seconda dell’istituto di credito, da un minimo del 5% ad un massimo dell’11,3% annuo.

Invece, nel caso di asta, il valore conseguito dalla vendita del bene viene ovviamente incamerato dalla banca, salvo il caso in cui il bene sia venduto per un valore superiore all’importo spettante alla banca (che comprende gli interessi e la commissione d’asta): in questo caso l’eccedenza viene consegnata al proprietario del bene (ormai ex proprietario considerata la avvenuta vendita del bene all’asta).

Se il proprietario del bene non restituisce la somma prestata, il bene dato in pegno viene messo all’asta

Come si svolgono le aste dei beni dati in pegno?

Abbiamo precisato che una volta che sia scaduto il termine di durata della polizza può accadere che:

  • o il proprietario del bene concesso in pegno lo riscatti, cioè restituisca la somma ricevuta in prestito maggiorata degli interessi pattuiti e delle spese, ottenendo la riconsegna del bene dato in pegno;
  • o il proprietario non voglia o non possa restituire la somma ricevuta in prestito ed allora la banca o la finanziaria metterà all’asta il bene ricevuto in pegno, decorsi almeno trenta giorni dalla data di scadenza della polizza.

In quest’ultimo caso può essere per molti un’occasione di sicuro interesse quella di partecipare alle aste pubbliche nelle quali sono messi in vendita quei beni dati in pegno che i rispettivi proprietari non abbiano riscattato alla scadenza del prestito.

Si tratta, come è stato detto, di gioielli, pellicce, tappeti, quadri, oggetti in oro, argento o platino, orologi, merci varie e altro ancora che potranno essere acquistati ad un prezzo sicuramente interessante.

Queste aste sono aste pubbliche che vengono annunciate con appositi avvisi contenenti l’indicazione:

  • del luogo, giorno e ora in cui si svolgono;
  • dei pegni in vendita e del numero delle polizze.

L’avviso viene generalmente esposto nella sala della banca dedicata al credito su pegno ed in quella in cui le aste si svolgono e deve essere esposto per almeno cinque giorni consecutivi antecedenti all’inizio delle aste e fino a quando le aste non si saranno svolte [3].

Pertanto coloro i quali vogliano approfittarne, possono dare un’occhiata sulle pareti delle sale dei diversi istituti di credito per individuare le giornate delle aste, i beni che sono posti in vendita e le condizioni  a cui saranno sottoposte le aste medesime.

Si aggiudica l’asta il migliore offerente e le singole offerte di rilancio devono essere fatte durante lo svolgimento dell’asta pubblica secondo le modalità indicate nel regolamento della banca stessa (il pagamento dovrà avvenire per contanti al termine dell’asta stessa).

Sono anche ammesse offerte segrete sempre secondo le modalità descritte dal regolamento della banca e dall’avviso d’asta.

Usualmente i beni in vendita sono anche esposti affinché i potenziali acquirenti ne possano prendere visione e sono venduti così come visti senza alcuna responsabilità del venditore per eventuali vizi o difetti (anche a tale fine è importante consultare il regolamento della banca sulle aste ed il singolo l’avviso d’asta).

Le aste dei beni dati in pegno non riscattati sono aste pubbliche

note

[1] R.d. n. 1279/1939.

[2] Art. 39 del R.d. n. 1279/1939.

[3] Art. 48 del R.d. n. 1279/1939.

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