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e-Shop dalla A alla Z – Il consumatore

11 Novembre 2011 | Autore:
e-Shop dalla A alla Z – Il consumatore

E-shop, posizione e tutela del consumatore, obblighi del venditore (trader): tutto quello che occorre sapere sullo shoppping on line.

L’e-shop o e-commerce è quella forma di commercio elettronico che si avvale di un sito web per realizzare una transazione economica fra un’azienda e un cliente o fra due aziende. Esso è caratterizzato da due figure: il trader e il consumatore, per i quali la legge prevede diritti e obblighi reciproci.

Analizzeremo ora, con un approccio pratico e casistica, tutta la tutela che la legge prevede nei confronti del consumatore. Nel secondo articolo di questa monografica, invece, spiegheremo tutto ciò che riguarda il venditore.

Chi è il consumatore?

Il consumatore o utente, secondo il Codice del Consumo [1], è “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”. Il consumatore è il soggetto debole di un rapporto contrattuale, è colui che subisce maggiormente l’aggressività del mercato e dell’economia. Per questo motivo, il legislatore garantisce al consumatore maggiore protezione rispetto a chi esercita professionalmente la produzione e la vendita di beni e servizi (professionista).

[1] Art. 3 D.Lgs. 6/2005 n. 206.

Il consumatore è tutelato nei contratti stipulati via Internet?

Si. I contratti stipulati sul web (ad esempio sul sito Ebay o sul sito ufficiale di un qualsiasi venditore di prodotti tecnologici) rientrano nella più ampia categoria dei contratti a distanza, ossia stipulati tra un consumatore e un professionista senza un contatto diretto e/o visivo ma attraverso un semplice click. Tale categoria di accordi è oggi disciplinata dal Codice del Consumo [2].

Attenzione: la vendita a distanza e quindi il diritto di recesso sono applicabili solo per contratti stipulati tra un privato e un operatore commerciale (c.d. contratti consumeristici). I contratti fra privati o a puro scopo commerciale non sottostanno alla disciplina prevista per la vendita a distanza.

[2] Artt. 50 e ss. D.Lgs. 6/2005 n. 206.

Cosa si intende per clausole vessatorie?

Le clausole vessatorie, ai sensi del Codice del Consumo [3], sono le clausole presenti nei contratti conclusi tra il consumatore e il professionista che, nonostante la buona fede, risultano particolarmente onerose per il consumatore, in quanto predisposte unilateralmente da una parte. Il cliente, infatti, non ha alcuna possibilità di negoziazione: o le accetta in toto o deve rinunciare alla stipula del contratto. Il legislatore prevede una serie di clausole presuntivamente vessatorie (c.d. lista grigia) e ne condiziona l’efficacia alla specifica approvazione scritta dell’aderente. In ogni caso, ai sensi del Codice Civile [4], non hanno effetto, se non approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono:

– a favore del professionista, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione;

– a favore del consumatore, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi, proroghe tacite del contratto.

La legge protegge il consumatore, che deve poter scegliere con sufficiente tranquillità, al fine di esprimere un consenso informato e ponderato. Vi è la necessità di tutelare il consumatore distratto e affrettato dal rischio di una lettura sommaria delle clausole contrattuali. Quindi, è consigliabile richiedere un foglio separato via posta o email e leggerlo con attenzione, poi eventualmente sottoscriverlo. Altra soluzione è quella della firma elettronica, la cui validità nei contratti telematici è sancita dalla legge [5].

[3] Art. 33 Codice del Consumo.

[4] Art. 1341 c.c.

[5] Art. 11 D.P.R. 513/97.

Secondo la disciplina vigente, quali obblighi di informazione gravano sul venditore?

Prima della conclusione del contratto, al consumatore devono essere fornite, in modo chiaro e comprensibile, le seguenti informazioni:

– identità del professionista e, in caso di contratti che prevedono il pagamento anticipato, l’indirizzo del professionista;

– caratteristiche essenziali del bene e del servizio;

– prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse e le imposte;

– spese di consegna;

– modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di ogni altra forma di esecuzione del contratto;

– esistenza del diritto di recesso o esclusione dello stesso;

– modalità e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;

– costo dell’utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza, quando è calcolato su una base diversa dalla tariffa di base;

– durata della validità dell’offerta e del prezzo;

– durata minima del contratto in caso di contratti per la fornitura di prodotti o per la prestazione di servizi ad esecuzione continuata o periodica.

Il cliente deve ricevere conferma per iscritto o, a sua scelta, su altro supporto nella sua disponibilità, di tutte le informazioni sopracitate. Nelle stesse forme deve altresì ricevere le seguenti informazioni:

a. condizioni e modalità di esercizio del diritto di recesso;

b. indirizzo della sede del professionista a cui il consumatore può presentare reclami;

c. le informazioni sui servizi di assistenza e sulle garanzie commerciali esistenti.

Cosa fare prima di un acquisto?

Prima di acquistare un prodotto su Internet, è consigliabile fare alcune verifiche sull’attendibilità del venditore: è preferibile rivolgersi a siti già conosciuti, fare ricerche approfondite sul nome della ditta, l’indirizzo, chiamare il numero di telefono indicato e stabilire un contatto. Diffidare dai trader che indicano esclusivamente l’indirizzo email. In questi casi è meglio rinunciare all’acquisto. A tal proposito, è utile ricercare informazioni sugli elenchi telefonici online (ad esempio www.paginebianche.it) oppure avanzare una richiesta alla Camera di Commercio territorialmente competente. Bisogna, inoltre, prestare molta attenzione alla natura privata o professionale del venditore; infatti, solo in quest’ultimo caso si beneficia della normativa sui contratti a distanza. Nell’altro caso, invece, il venditore, a meno di un’esplicita concessione (si pensi all’opzione “soddisfatti o rimborsati”), potrebbe non offrire il diritto di garanzia, né quello di recesso.

Quali sono le modalità di pagamento utilizzate per un acquisto su internet?

Le modalità di pagamento maggiormente utilizzate dagli shoppers on-line sono le seguenti:

a. carta di credito: il pagamento avviene istantaneamente, attraverso la comunicazione del numero della carta, del nome dell’intestatario e della scadenza della stessa. In caso di furto o smarrimento della carta, è importante bloccarla tempestivamente per non facilitarne un uso fraudolento da parte di terzi;

b. bonifico: il pagamento consiste in un versamento alla ditta fornitrice, attraverso lo sportello della propria banca o sull’online banking. L’acquirente deve comunicare alla propria banca le coordinate internazionali IBAN e BIC per individuare il conto bancario del destinatario del pagamento. In caso di bonifici verso Stati non appartenenti all’UE, è consigliabile informarsi sull’importo delle commissioni, spesso “salate”;

c. contrassegno: è la modalità di gran lunga preferita dai consumatori. Il pagamento avviene in contanti all’atto della consegna con un sovrapprezzo. Essa tuttavia non sempre è concessa dal venditore on-line;

d. servizi fiduciari: è preferibile ricorrere a questa modalità in caso di acquisti particolarmente onerosi. Il servizio prevede che un soggetto terzo (c.d. fiduciario) faccia da mediatore tra acquirente e venditore, assicurando che i contraenti eseguano i propri adempimenti, rispettivamente pagamento e consegna della merce, con correttezza e buona fede. I costi di questo servizio sono commisurati al valore della transazione commerciale;

e. carte prepagate: funzionano come una carta di credito, con la sostanziale differenza che possono essere ricaricate di volta in volta. Quindi, eventuali abusi vengono limitati alla somma “caricata” sulla carta. È consigliata per acquisti di basso importo.

Quanto tempo ha il venditore per consegnare il bene?

Il venditore ha trenta giorni per consegnare il bene o fornire il servizio richiesto, salvo diverso accordo fra le parti. Tale termine decorre dal giorno successivo a quello in cui il consumatore ha effettuato l’ordine.

Se il venditore non esegue l’ordinazione, cosa succede?

In caso di mancata esecuzione dell’ordine dovuta alla indisponibilità, anche temporanea, del bene o del servizio richiesto, il professionista informa il consumatore e provvede al rimborso delle somme eventualmente già corrisposte per il pagamento della fornitura, entro trenta giorni. Salvo espresso consenso del consumatore, il professionista non può adempiere eseguendo una fornitura diversa da quella pattuita, anche se di eguale o maggiore valore e qualità.

Se il prodotto recapitato al cliente non è conforme a quello ordinato sul sito dell’e-shop, chi è responsabile? Quali tutele sono previste dalla legge?

Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita. Pertanto questi è responsabile per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. La merce ha un vizio quando:

a. il bene consegnato è totalmente difforme da quella ordinato (ad es. ordino un cellulare e ricevo un cordless);

b. il bene è quello acquistato, ma non presenta le caratteristiche richieste (ad es. ordino un paio di scarpe n° 39 e le ricevo n° 44);

c. mancano alcuni elementi elencati nella scheda illustrativa (ad es. nella confezione del cellulare manca il caricabatterie).

In questi casi il consumatore ha diritto alla riparazione o sostituzione del bene ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo. Ha altresì diritto alla risoluzione del contratto nelle seguenti ipotesi:

– la riparazione o la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;

– il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro un congruo termine;

– la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

È dunque preferibile controllare immediatamente l’integrità e la funzionalità della merce; se manca qualche elemento o si verificano dei malfunzionamenti o degli errori di consegna, bisogna subito presentare un reclamo al venditore. Infatti, non si è obbligati in alcun modo ad accettare la merce danneggiata. In particolare, nei primi sei mesi dalla data di acquisto, ogni vizio che si manifesta si presume esistente al momento della consegna. Purtroppo, non è mai facile farsi riconoscere tali diritti.  La Corte di Giustizia, con due recenti sentenze [6], ha rafforzato la tutela degli acquirenti on-line. I giudici hanno stabilito che, in caso di sostituzione di un prodotto a causa di un vizio di conformità, le spese di consegna, rimozione e reinstallazione del bene sono a carico del venditore. In sostanza, il ripristino della conformità del bene deve essere gratuito per il consumatore.

[6] C-65/09, C-87/09.

I beni acquistati sono coperti dalla garanzia?

Si. L’intero ambito della garanzia legale è stato disciplinato da una direttiva dell’Unione Europea [7], recepita in Italia dal Codice del Consumo [8]. È prevista una garanzia minima di due anni, che non è concessa spontaneamente dal venditore, ma rappresenta un diritto irrinunciabile. Ciò significa che qualunque clausola finalizzata a escludere o limitare la durata della garanzia legale sarebbe nulla. I presunti vizi o difetti devono essere denunciati per iscritto al venditore entro due mesi dalla scoperta. Se ci si accorge di un vizio entro i primi sei mesi dalla consegna del bene, il vizio si presume esistente al momento della consegna. Se invece si scopre un difetto dopo sei mesi dall’acquisto, è il consumatore che deve dimostrare di non aver manomesso o alterato il bene.

[7] Direttiva 44/1999/UE.

[8] Artt. 128-135 Codice del Consumo.

Cosa succede se un minore acquista su internet?

I contratti conclusi su internet da un minorenne sono annullabili perché il minore non possiede ancora la capacità di agire, che si acquisisce al diciottesimo anno di età. In teoria, i genitori potrebbero chiedere la restituzione della somma pagata e la risoluzione del contratto. Tuttavia, nel caso in cui il minore adotti comportamenti ingannevoli, falsificando la sua reale età o nascondendo la sua identità, questo principio non può essere applicato. In questo caso vi è l’obbligo di pagare l’oggetto acquistato e la responsabilità ricade in capo ai genitori, in base alla cosiddetta culpa in educando (obbligo dei genitori di educare i figli).

Qual è la forma di tutela più incisiva a disposizione del consumatore insoddisfatto?

Il diritto di recesso [9]: valido tanto per i contratti a distanza quanto per i tradizionali acquisti in negozio, garantisce una maggiore tutela per il cliente da spiacevoli “sorprese” nel momento in cui apre la confezione, l’imballaggio o utilizza il prodotto. Il diritto di recesso è previsto proprio perché il consumatore non ha la possibilità di valutare concretamente, al momento dell’acquisto, la consistenza, la funzionalità e la conformità del prodotto a quanto dichiarato dal venditore.

[9] Artt. 64 e ss. del Codice del Consumo.

Quando si esercita il diritto di recesso?

Il consumatore ha diritto di recedere senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi, che decorrono:

– per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore, ove siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione; altrimenti dal giorno in cui tali obblighi vengano soddisfatti (dopo la conclusione del contratto e comunque entro tre mesi dalla sua conclusione);

– per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto, ove siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione; altrimenti dal giorno in cui tali obblighi vengano soddisfatti (dopo la conclusione del contratto e comunque entro tre mesi dalla sua conclusione).

Tuttavia, il termine per l’esercizio del diritto di recesso per beni e servizi è, rispettivamente, di 60 giorni dal giorno del loro ricevimento e di 90 giorni dalla conclusione del contratto, se:

– il professionista non ha soddisfatto gli obblighi di informazione previsti dalla legge con specifico riferimento all’esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso ovvero alle modalità e ai tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;

– il professionista fornisce un’informazione incompleta o errata, che non consente il corretto esercizio del diritto di recesso.

Come si esercita il diritto di recesso?

Sono previste due distinte modalità:

a. il diritto di recesso si esercita con l’invio, entro i termini appena visti, di una comunicazione scritta alla sede del professionista mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che, entro le 48 ore successive, sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. L’avviso di ricevimento non è condizione essenziale per provare l’esercizio del diritto di recesso, ma è comunque preferibile adottare questo accorgimento.

b. Se espressamente previsto nell’offerta o nell’informazione riguardante il diritto di recesso, il consumatore può semplicemente restituire la merce ricevuta entro dieci giorni, senza inviare alcuna comunicazione.

Quali sono gli effetti del diritto di recesso e i conseguenti obblighi per le parti?

La comunicazione del consumatore di avvalersi del diritto di recesso, inviata al professionista nei termini previsti dalla legge, determina per le parti lo scioglimento dalle obbligazioni derivanti dal contratto, ad esclusione di quelle espressamente previste dall’art. 67 del Codice del Consumo, e cioè:

a. il consumatore, qualora abbia già ricevuto il bene, deve restituirlo o metterlo a disposizione del professionista e della persona da questi designata, secondo le modalità ed i tempi previsti dal contratto. Il termine per la restituzione del bene non può comunque essere inferiore a dieci giorni lavorativi, decorrenti dalla data di ricevimento del bene. Ai fini della scadenza del termine, la merce si intende restituita nel momento in cui viene consegnata all’ufficio postale o allo spedizioniere. Il bene deve essere restituito in normale stato di conservazione. Le sole spese a carico del consumatore sono quelle dirette di restituzione del bene al mittente, se espressamente previsto dal contratto;

b. il professionista, qualora il diritto di recesso sia stato esercitato correttamente, è tenuto a rimborsare le somme già versate dal consumatore, comprese quelle a titolo di caparra. Il rimborso deve avvenire gratuitamente, nel minor tempo possibile e in ogni caso entro trenta giorni dalla data in cui il professionista è venuto a conoscenza dell’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore. È nulla qualsiasi clausola che preveda limitazioni al rimborso nei confronti del consumatore delle somme versate in conseguenza dell’esercizio del diritto di recesso.

Il diritto di recesso è sempre ammesso?

No, il cliente non può avvalersi del diritto di recesso nei seguenti casi:

– contratti di fornitura di generi alimentari, di bevande o di altri beni per uso domestico di consumo corrente forniti al domicilio del consumatore, alla sua residenza o al suo luogo di lavoro, da distributori che effettuano giri frequenti e regolari;

– contratti di fornitura di servizi relativi all’alloggio, alla ristorazione, al tempo libero, quando all’atto della conclusione del contratto il professionista si impegna a fornire tali prestazioni in una data determinata o in un periodo prestabilito;

– fornitura di servizi la cui esecuzione sia iniziata, in accordo col consumatore, prima della scadenza del termine previsto per l’esercizio del diritto di recesso;

– fornitura di beni e servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni dei tassi del mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare;

– fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati o che, per loro natura, non possono essere rispediti o rischiano di deteriorarsi o alterarsi rapidamente;

– fornitura di prodotti audiovisivi o di software informatici sigillati, aperti dal consumatore;

– fornitura di giornali, periodici o riviste;

– servizi di scommesse o lotterie.

Qual è il foro competente in caso di controversie?

La competenza territoriale inderogabile è del giudice del luogo di residenza o domicilio del consumatore, se ubicati nel territorio italiano.

Che tipo di sanzioni può irrogare il giudice in caso di condanna del venditore?

Il giudice può condannare il professionista al pagamento di una sanzione amministrativa da 3.000 € a 18.000 € nel caso in cui:

– ostacoli il consumatore nell’esercizio del diritto di recesso;

– fornisca informazione incompleta o errata o comunque non conforme sul diritto di recesso da parte del consumatore;

non rimborsi al consumatore le somme da questi già pagate.

Tali limiti sono raddoppiati nei casi di particolare gravità o recidiva. La recidiva si verifica qualora sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno.

Quali sono i rischi maggiori per il consumatore che acquista su Internet?

Innanzitutto, il consumatore può essere vittima di una truffa correlata al pagamento. Si pensi al caso in cui il prezzo viene pagato ma il bene non è consegnato o a quando lo strumento adottato per il pagamento elettronico viene intercettato e i fondi sottratti. In questo caso è consigliabile utilizzare schede prepagate e ricaricare di volta in volta per un importo pari al valore della merce che si intende acquistare. Un ulteriore problema sorge quando il venditore non rispetti gli obblighi previsti dalla legge oppure non si adegui a una lettera di diffida del cliente: quindi, ad esempio, non sostituisca il bene, non provveda al rimborso delle spese già sostenute, dichiari di non essere responsabile o non permetta l’esercizio del diritto di recesso, invocando ragioni non aventi alcun fondamento giuridico (“hai già aperto la scatola, il prodotto non è più sostituibile!” Ma allora come faccio a valutare la conformità della merce?).

Quale può essere la soluzione a questo problema? È conveniente rivolgersi a un legale?

La gran parte delle vittime di una “fregatura” sul web rinuncia a far valere i propri diritti, poiché ritiene dispendioso intraprendere una causa la cui vittoria non è neppure certa. E’ inoltre consapevole  che, anche ottenendo una sentenza di condanna, non sempre si riesce ad eseguirla perché intanto il venditore è diventato insolvente o ha fissato la sua sede legale in Cina. In altri termini, il consumatore ritiene che “il gioco non valga la candela”. Così facendo, non otterrà mai una tutela piena ed effettiva. Potrebbe quindi intraprendere una di queste strade:

a. rivolgersi alle associazioni dei consumatori, che personalmente o avvalendosi di un legale, inviano una lettera di diffida al venditore inadempiente, intimandogli di adeguarsi alle disposizioni normative. Se la diffida non produce i risultati sperati, è necessario procedere giudizialmente e ingaggiare un avvocato;

b. avvalersi della nuova procedura di conciliazione [10], che dal 21 marzo 2011 è facoltativa in questo tipo di controversie, ma obbligatoria in altre materie espressamente indicate dalla legge: controversie riguardanti diritti reali (proprietà, usufrutto, servitù), divisione, eredità e patti di famiglia, locazioni, comodato, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Le parti hanno l’obbligo di cercare un accordo stragiudiziale e tale procedura deve concludersi inderogabilmente entro quattro mesi dal deposito dell’istanza presso l’organismo preposto alla conciliazione. Tale organismo può essere scelto liberamente dalle parti in lite tra enti di mediazione iscritti presso il Ministero della Giustizia. Le spese di avvio della procedura sono fissate in € 40,00 (quaranta), da corrispondere all’atto di presentazione della domanda di conciliazione, a cui si aggiungerà l’importo che ciascuna parte dovrà corrispondere al mediatore per l’attività svolta (da € 65,00 a € 9.000,00) [11].

La novità più importante è che non si potrà “fare causa” a nessuno senza aver prima tentato di raggiungere un accordo in via “amichevole”. Solo in caso di fallimento del tentativo di conciliazione, si potrà avviare la vera e propria causa dinanzi al giudice;

c. munirsi di una tutela assicurativa, che dà copertura nel caso in cui l’assicurato debba affrontare una controversia giudiziale o stragiudiziale, sia nel caso in cui venga chiamato in causa da terzi, sia quando lui stesso agisca a difesa di un proprio diritto. In questo caso, è la compagnia assicurativa che si fa carico delle spese della causa e, in caso di pronuncia sfavorevole, anche delle spese di controparte. La tutela giudiziaria è sostanzialmente un’assicurazione, ma in Italia non è conosciuta come in altri paesi. Ecco perché pochi vi ricorrono. Quasi sempre i contratti di assicurazione per le spese legali hanno una franchigia, cioè la soglia minima di spesa affinchè possa scattare la pratica di risarcimento, generalmente fissata in € 100,00 (cento). Sotto gli € 100,00 (cento) , quindi, le spese sono a carico dell’assicurato. Un importante avvertimento: se si stipula una polizza di questo tipo, è necessario leggere con attenzione il contratto di assicurazione e le condizioni contrattuali proposte dalla compagnia.

[10] D.Lgs. 4 Marzo 2010 n. 28.

[11] Tabella allegata al Decreto n. 180 del 18.2.2010.

In concreto, come agiscono le associazioni dei consumatori?

Le associazioni dei consumatori, inserite nell’elenco istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, agiscono a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti, richiedendo al tribunale di:

– vietare gli atti e i comportamenti lesivi dei loro interessi;

– adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi prodotti;

– ordinare la pubblicazione del provvedimento sui quotidiani nazionali o locali.

Sono previste ulteriori forme di tutela?

Si. I diritti dei consumatori possono essere tutelati attraverso l’azione di classe (Class Action), qualora vi sia identità di diritti da tutelare oppure quando gli utenti vantino le medesime pretese dinanzi a un’unica impresa. Con la class action tutti i consumatori colpiti da uno stesso fatto “illecito” possono riunire le loro azioni legali in un’unica causa, affidandosi a un solo avvocato, con un notevole risparmio di denaro.

Vi diamo alcuni suggerimenti per acquistare in sicurezza.

Per acquistare su internet con maggiore tranquillità, è preferibile compiere determinate operazioni e adottare qualche pratico accorgimento che mette al riparo dalle classiche “fregature”. Vediamoli:

– assicurare l’oggetto acquistato, se possibile;

– salvare e stampare tutti i documenti, le email e gli sms relativi all’acquisto;

– prestare attenzione alle offerte particolarmente vantaggiose: le imprese non regalano nulla;

– controllare l’estratto conto dopo ogni acquisto, per verificare tempestivamente eventuali addebiti extra;

– utilizzare sistemi di pagamento come PayPal, che garantiscono una maggiore tutela attraverso una procedura di contestazione on-line da attivare quando il prodotto non viene spedito dal venditore oppure quando quest’ultimo presenta caratteristiche differenti rispetto a quelle contenute nella scheda riepilogativa di acquisto;

– tenere a mente che la legge prevede il diritto di recesso se l’oggetto non corrisponde a quello acquistato;

– accertarsi che i siti di aste concedano il recesso sugli oggetti aggiudicati;

– controllare i feedback lasciati dagli utenti sulla affidabilità del venditore;

– attenzione al phishing: dopo un acquisto, è possibile che arrivino per email messaggi che richiedono di inserire nuovamente le coordinate bancarie o il proprio username. In questi casi è consigliabile non fornire tali dati, ignorare le email e non cliccare sui link proposti.

Quali rischi corrono i consumatori che acquistano merce di provenienza sospetta?

Ci troviamo di fronte alla classica ipotesi di “incauto acquisto”. Chi acquista prodotti che violano le norme sull’origine e sulla provenienza e ledono la proprietà intellettuale è punibile ai sensi della legge. Le sanzioni, che colpiscono sia gli acquirenti che i venditori di prodotti taroccati, arrivano fino a € 10.000,00 (diecimila). La relativa merce viene confiscata. Conseguenze ancora più gravi, di natura penale, colpiscono il soggetto che ha acquistato o immesso nel mercato merce contraffatta o di provenienza sospetta. Quando ci si trova davanti ad un’attività illegale, meglio lasciar stare e rinunciare all’acquisto.

La monografia prosegue a questo indirizzo con l’analisi della posizione del trader.




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6 Commenti

  1. Grazie collega. Cercheremo di fare anche il tasto +1. Non appena completi un sito, subito esce una novità che ti rende vano il lavoro di mesi… !
    Complimenti anche per il tuo sito.

  2. Buongiorno. Non mi è chiaro se, in caso di acquisti da privato on line, il consumatore possa esercitare il diritto di recesso anche PRIMA della consegna della merce. Grazie.

  3. GRAZIE PER LA RISPOSTA! Sui siti si trova spesso scritto che se la merce non è consegnata entro trenta giorni si può rescindere dal contratto. Questa dicitura ingenera confusione, perchè lascia quasi intendere che non vi sia altra possibilità di rinunciare, ad esempio nel caso di un prodotto di cui si prometteva l’invio entro 24 ore e che invece dopo giorni e giorni non è stato ancora spedito.

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