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Lo sai che? Se la spedizione non arriva il corriere deve risarcire?

Lo sai che? Pubblicato il 1 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 luglio 2018

Il mittente che domanda al vettore il risarcimento del danno per la perdita della merce trasportata, deve solo provare la perdita del carico e il suo valore, ma non anche di avere indennizzato il destinatario della merce per il mancato arrivo di questa a destinazione. 

Immaginiamo di aver venduto un oggetto di seconda mano a una persona conosciuta su internet. Ci accordiamo per il pagamento del prezzo alla consegna della merce e procediamo così alla spedizione. A tal fine ci rivolgiamo a un corriere e gli consegniamo il pacco, pacco che tuttavia non arriva mai a destinazione. Dopo le sollecitazioni dell’acquirente, ci rivolgiamo alla ditta di trasporti per avere delucidazioni e aggiornamenti, ma questi ci dà una brutta notizia: c’è stato un furto nel magazzino e alcuni oggetti, tra cui il nostro pacco, sono stati rubati. Abbiamo così perso il prodotto, il prezzo della vendita e il cliente. Pertanto gli chiediamo il risarcimento, ma lui ci fa notare che, sul contratto che avevamo a suo tempo firmato, c’è una limitazione di responsabilità proprio per il caso fortuito, come il furto. Restiamo esterrefatti: possibile che la legge non preveda alcuna tutela per il consumatore che si rivolge a un vettore? Se la spedizione non arriva, il corriere deve risarcire? La soluzione ce la offre una recente e interessante sentenza della Cassazione [1]. 

Secondo la Corte, se la merce che spedisci tramite corriere non arriva a destinazione,  la società incaricata di eseguire il trasporto, che non ha effettuato la consegna, deve risarcirti i danni sostenuti. Ma quali sono questi danni, a quanto ammontano e, soprattutto, chi deve dimostrarli? È proprio qui l’aspetto più interessante della sentenza. Secondo la Cassazione non spetta al mittente dimostrare il pregiudizio subito per via della mancata consegna del pacco. Non deve questi, cioè, dar prova di aver perso il prezzo per la vendita del bene o, peggio, di aver dovuto risarcire il proprio cliente per via della mancata consegna della merce venduta. L’indennizzo dovuto dal corriere scatta immediatamente e a prescindere da tale prova. Sarà quest’ultimo a dover eventualmente dimostrare – cosa tutt’altro che facile – che il mittente ha già percepito dal destinatario il prezzo della merce andata perduta o che il destinatario gliene ha chiesto la restituzione. Pertanto, ribadisce la Cassazione, nel trasporto di cose, il mittente che richiede al vettore il risarcimento del danno patito in conseguenza della perdita del pacco trasportato ha il solo onere di provare la perdita del carico ed il valore di esso, ma non anche di avere indennizzato il destinatario della merce per il mancato arrivo di questa a destinazione.

In sintesi: è sufficiente provare che il bene non sia stato consegnato, perché il mittente sia risarcito dal corriere.

Sul fronte poi dell’ammontare del risarcimento c’è da dire che spesso sono gli stessi vettori che chiedono, al momento della consegna della merce, il valore della stessa per stabilire l’entità di un eventuale risarcimento. In caso contrario, se non hai dovuto fornire tale indicazione, sarai tu a dover dimostrare l’entità del danno e, quindi, il valore commerciale della merce.

Sembrerebbe un principio scontato l’affermare che se la spedizione non arriva il corriere deve risarcire. Tuttavia, quando si ha a che fare con i giudici, non bisogna mai dare nulla per certo. Tanto è vero che, in una vicenda simile a quella che abbiamo appena rappresentato, nei primi due gradi di giudizio è stata data ragione al vettore che, pur ammettendo il furto della merce da consegnare, aveva imposto al mittente la prova dell’indennizzo versato al destinatario. Solo una volta giunto in Cassazione, il caso si è ribaltato: i giudici della suprema corte hanno infatti affermato che il mittente, per essere indennizzato dal corriere, non deve fornire alcuna prova se non quella della mancata consegna del bene.

La sentenza ha una indubbia importanza anche da un punto di vista dei diritti del consumatore. Difatti, grazie a internet, la vendita di merce dietro pagamento del prezzo non è più ad esclusivo appannaggio di negozi e produttori: anche i privati fanno spesso scambi online. Così ricorrere a vettori e alle consegne a domicilio è una pratica quotidiana. Bisogna però stare ben attenti: è frequente che, nei contratti di trasporto vengano previste alcune limitazioni di responsabilità del vettore. Tali clausole finiscono, a conti fatti, per essere dei veri e proprio “cavilli legali” e impediscono il rimborso completo del valore del bene in caso di mancato recapito della merce al destinatario (a causa di furto oppure di smarrimento).

La Cassazione ha invece posto un freno ad abusi di questo tipo, stabilendo che chi si affida a un vettore per la spedizione non è per nulla tenuto a dimostrare di aver risarcito il destinatario per ottenere il rimborso che gli spetta da parte del trasportatore.

note

[1] Cass. sent. n. 702/18, 12/01/2018.

Cassazione civile, sez. VI, 12/01/2018, (ud. 18/05/2017, dep.12/01/2018),  n. 702 

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

nel 2010 la società HDI-Gerling Industrie Versichernq AG (d’ora innanzi, per brevità, “la HDI”) convenne dinanzi al Tribunale di Milano la società Interlaziale Trasporti e Spedizioni S.p.A. (d’ora innanzi, per brevità, “la Interlaziale”), esponendo che:

– aveva stipulato un contratto di assicurazione contro.i rischi del trasporto a favore della società Arvato Service Italia S.r.l.;

– nel 2008 la Arvato aveva stipulato un contratto di trasporto con la società Interlaziale, avente ad oggetto merci varie per un valore complessivo di 284.149,61 Euro;

– la Interlaziale, a sua volta, aveva affidato l’esecuzione del trasporto al subvettore M&D Trasporti di D.G. & c. S.a.S.;

– durante il trasporto, il carico venne trafugato;

– in esecuzione del contratto di assicurazione, la HDI aveva versato alla Arvato l’indennizzo contrattualmente pattuito, surrogandosi nei diritti di questa verso il vettore;

la società attrice chiese pertanto la condanna della convenuta alla rifusione di quanto pagato alla Arvato;

con sentenza 8 gennaio 2014 n. 163 il Tribunale di Milano rigettò la domanda, ritenendola non provata;

osservò il Tribunale, in particolare, non esservi prova che il mittente del contratto di trasporto (Arvato), in conseguenza della sottrazione del carico, avesse indennizzato i destinatari della merce, subendo così una perdita patrimoniale ed acquistando il diritto di credito nei confronti del vettore, successivamente trasferito all’assicuratore per effetto di surrogazione;

soggiunse altresì il Tribunale che la prova testimoniale, articolata al riguardo dalla società attrice, era inammissibile perchè avente ad oggetto il pagamento;

la sentenza venne appellata dalla parte soccombente;

la Corte d’appello di Milano, con ordinanza 22 maggio 2015 n. 2087, pronunciata ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c., dichiarò inammissibile l’appello;

la sentenza di primo grado è stata conseguentemente impugnata per cassazione dalla HDI, ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c., con ricorso fondato su un solo motivo;

la Interlaziale ha resistito con controricorso e proposto ricorso incidentale condizionato, al quale a sua volta la società ricorrente ha resistito con controricorso;

Considerato che:

con l’unico motivo di ricorso, la HDI lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3; lamenta la violazione degli artt. 1685,1689 e 1696 c.c.;

osserva la ricorrente che il Tribunale, per accogliere la domanda di surrogazione formulata dall’assicuratore del mittente, ha preteso la prova che quest’ultimo avesse effettivamente indennizzato i destinatari della merce andata perduta, pagando loro il controvalore di essa; osserva tuttavia la società ricorrente che il mittente, per ottenere dal vettore il risarcimento del danno causato dalla perdita della merce trasportata, non deve affatto dare questa prova; deduce che i diritti nascenti dal contratto di trasporto spettano al mittente, a nulla rilevando che questi abbia o non abbia indennizzato il destinatario per il mancato arrivo della merce;

il motivo è fondato;

l’assicuratore che, pagato l’indennizzo, dichiari di volersi surrogare all’assicurato (ovvero, volendo, scelga di farsi cedere da questi i suoi diritti di credito verso il terzo responsabile del danno), subentra nella medesima posizione dell’assicurato verso la persona che, con la propria condotta, ha determinato l’avveramento del rischio, assicurato; la HDI, pertanto, nel caso di specie ha assunto verso la Interlaziale (vettore) la medesima posizione che, nei confronti di questa, aveva la Arvato (mittente);

sicchè, essendo incontroverso che la merce fosse stata rubata (il reo fu condannato in sede penale), il danno patito dal mittente era pari al valore della merce sottratta, e tale valore il Tribunale aveva il compito di accertare, senza indagare se il mittente avesse o meno indennizzato il destinatario;

un’indagine su quest’ultima circostanza sarebbe stata necessaria solo se il vettore convenuto avesse eccepito che il mittente aveva ricevuto ugualmente il prezzo della merce del destinatario, e che quest’ultimo non ne avesse poi chiesto la restituzione;

il ricorso incidentale. deve quindi essere accolto, in base al seguente principio di diritto:

il mittente che domandi al vettore il risarcimento del danno patito in conseguenza della perdita della merce trasportata, ha il solo onere di provare la perdita del carico ed il valore di esso, ma non anche di avere indenniato il destinatario della merce per il mancato arrivo di questa a desti nazione, spetterà invece al vettore, quale onerato della prova del fritto impeditivo della pretesa attorea, dimostrare che il mittente aveva già percepito dal destinatario il prezzo della merce poi andata perduta, e che il destinatario non gliene ha chiesto la restituzione;

col primo motivo del proprio ricorso incidentale la Interlaziale, pur non inquadrando formalmente la propria censura in alcuno dei vizi di cui all’art. 360 c.p.c., nella sostanza lamenta che erroneamente il Tribunale ha respinto l’eccezione di difetto di titolarità del credito risarcitorio in capo alla Arvato;

il motivo è inammissibile, come puntualmente eccepito dalla difesa della HDI;

il Tribunale, infatti, affrontando espressamente la suddetta questione, ritenne che la sottrazione del carico avesse fatto sorgere in capo al mittente il diritto al risarcimento del danno nei confronti del vettore, e che tale diritto fosse stato trasferito per effetto di surrogazione alla HDI; sarebbe stato, pertanto, onere della Interlaziale, ai sensi del combinato disposto dell’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6, dedurre di avere espressamente riproposto tale questione in appello, indicando in quali termini;

col secondo motivo di ricorso incidentale la Interlaziale lamenta che il Tribunale avrebbe erroneamente rigettato la sua eccezione di prescrizione; deduce che gli atti interruttivi della prescrizione compiuti dalla Arvato, in quanto provenienti da soggetto non titolare di alcun credito nei confronti del vettore, non potevano produrre alcun effetto interruttivo della prescrizione;

il motivo resta assorbito dal rigetto del primo motivo di ricorso incidentale;

le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

PQM

P.Q.M.

(-) accoglie il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità;

(-) dichiara inammissibile il ricorso incidentale;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di Interlaziale Trasporti-Spedizioni s.p.a. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione incidentale.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 18 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 gennaio 2018


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1 Commento

  1. Mi sembra che con il Decreto Legislativo 21 novembre 2005, n. 286 il risarcimento dovuto fosse 1 euro al KG e per avere di più non si dovesse dimostrare di aver risarcito il destinatario ma dimostrare il dolo o colpa grave del corriere
    quindi i casi so o due : o non capisce niente il giudice o non ha capito niente chi ha scritto l’articolo

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