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Delitti contro la famiglia: quali sono?

14 Agosto 2018 | Autore:
Delitti contro la famiglia: quali sono?

Guida ai reati contro la famiglia: quali sono i più importanti? Qual è il bene giuridico tutelato? Quali sono le sanzioni?

Il codice penale italiano è suddiviso in tante parti: c’è il titolo dedicato ai reati contro il patrimonio (furto, rapina, estorsione, usura, ecc.), quello dedicato ai delitti contro la persona (lesioni, percosse, omicidio, ecc.) e, tra tanti altri, anche quello che disciplina i delitti contro la famiglia. La legge italiana, infatti, tutela la famiglia non soltanto dal punto di vista civilistico, occupandosi dei diritti e dei doveri reciproci dei coniugi, ma anche sotto il profilo penale, punendo con il carcere una serie di condotte che offende l’istituzione della famiglia e il vincolo che si crea tra familiari. Vediamo allora quali sono i delitti contro la famiglia.

Delitti contro la famiglia: cosa sono?

Prima di spiegare quali sono i delitti contro la famiglia, vediamo cosa sono, cioè cosa essi rappresentano. Come anticipato, si tratta di una serie di reati che attentano non soltanto all’incolumità fisica dei membri del nucleo familiare, ma anche al decoro e alla “sacralità” di un istituto giuridico vecchio quanto il diritto. In questo modo si spiega l’esistenza di alcune ipotesi delittuose quali la bigamia e l’incesto, di per sé reati privi di violenza o di condotta fraudolenta, ma ugualmente pericolosi per la famiglia tanto da essere puniti con la reclusione.

A seguito delle riforme succedutesi nel tempo, molti delitti contro la famiglia sono stati abrogati, in quanto retaggio di un’impostazione non più rispettosa del principio di uguaglianza tra coniugi; esempi emblematici ne erano i reati di adulterio e di concubinato: con il primo veniva punito il tradimento (anche occasionale) della moglie, mentre con il secondo veniva fatto lo stesso per il marito, ma solamente se questi avesse instaurato una vera e propria convivenza, con evidente disparità di trattamento tra l’uomo e la donna.

Delitti contro la famiglia: valgono per le unioni civili?

Com’è noto, da poco in Italia è stata resa possibile anche l’unione tra persone dello stesso sesso. Per tutelare le unioni civili alla stessa stregua del matrimonio, il legislatore ha introdotto una disposizione con cui si dice che, agli effetti della legge penale, il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso. Quindi, quando la legge penale considera la qualità di coniuge come elemento costitutivo di un reato o anche solo come circostanza aggravante. essa si intende riferita anche alla parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso [1].

Delitti contro il matrimonio: quali sono?

Passiamo ora ad analizzare i principali delitti contro la famiglia: molti di essi hanno una scarsa applicazione giurisprudenziale, mentre altri (come il reato di maltrattamenti) sono purtroppo tuttora diffusi. Cominciamo con i delitti contro il matrimonio.

Bigamia: cos’è?

Il primo dei delitti contro la famiglia è la bigamia. La bigamia è la condizione di chi ha più di un coniuge. In Italia si tratta di condotta illegale sotto due punti di vista: civile, in quanto la libertà di stato è requisito fondamentale per contrarre matrimonio; penale, poiché il codice punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque, essendo già legato da regolare matrimonio, ne contrae un altro. Stessa pena si applica a chi, non essendo coniugato, si sposa con persona già unita in matrimonio.

La pena è aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla libertà dello stato proprio o di lei. Questo significa che è prevista una punizione più severa per chi ha ingannato il coniuge facendogli credere di essere libero, oppure inducendola a credere lo stesso di lei: si pensi a chi, millantando profonde conoscenze giuridiche, faccia credere al suo partner, sposato, che il suo matrimonio è in realtà invalido.

Se il matrimonio, contratto precedentemente dal bigamo, è dichiarato nullo, ovvero è annullato il secondo matrimonio per causa diversa dalla bigamia, il reato è estinto, anche rispetto a coloro che sono concorsi nel reato, e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali [2]. La prescrizione del reato di bigamia decorre dal giorno in cui è sciolto uno dei due matrimoni o è dichiarato nullo il secondo per bigamia [3].

Induzione al matrimonio mediante inganno: cos’è?

Il secondo delitto contro la famiglia previsto dal codice penale è quello di induzione al matrimonio mediante inganno [4]. La legge punisce con la reclusione fino a un anno o con una multa chi, sposandosi, con mezzi fraudolenti nasconda all’altro coniuge l’esistenza di un impedimento che non sia quello derivante da un precedente matrimonio. In questa evenienza, la sanzione è subordinata all’effettivo annullamento del matrimonio  dovuto all’impedimento occultato.

Facciamo un esempio: Tizio sposa Caia, nascondendole, però, di essere parenti stretti. Poiché il codice civile prevede l’invalidità per il matrimonio contratto tra persone legate da vincolo di sangue, Tizio rischia di incorrere nel delitto di induzione al matrimonio mediante inganno se, per nascondere a Caia lo stato di parentela, ha dovuto operare raggiri e artifizi vari (ad esempio, nascondendo documenti, mentendo al pubblico ufficiale che li ha sposati, ecc.).

Incesto: cos’è?

Tra i delitti contro la famiglia rientra anche l’incesto. Trattasi di una condotta considerata riprovevole fin dall’antichità, resa un vero e proprio tabù dalla morale sociale. Freud giunse a identificare la censura del desiderio incestuoso  come la causa prima di ogni forma di nevrosi.

Secondo la legge, chiunque, commette incesto con un discendente (figlio, ma anche nipote) o un ascendente (genitore o nonno), o con un affine in linea retta (suocero, ad esempio), ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, se dalla condotta deriva pubblico scandalo [5].

Come visto, la legge subordina la punibilità dell’unione tra parenti stretti solamente se da essa derivi uno scandalo, cioè se l’incesto sia scoperto pubblicamente. Quasi sembra che il legislatore si preoccupi di salvaguardare la forma più che la sostanza: non importa tanto l’incesto in sé per sé, quanto le conseguenze scabrose che da esso possano derivare.

Ma cosa deve intendersi per pubblico scandalo? Secondo la giurisprudenza, è tale quello che causi un profondo senso di turbamento e di disgusto in un numero indeterminato di persone estranee alla cerchia familiare degli incestuosi [6]. Giuridicamente parlando, il pubblico scandalo costituisce un elemento obiettivo di punibilità, nel senso che deve ritenersi indipendente dalla volontà delle persone coinvolte nell’incesto.

La pena è aumentata (reclusione da due a otto anni) nel caso di relazione incestuosa. Qual è la differenza tra incesto e relazione incestuosa? Semplice: la relazione presuppone un rapporto duraturo, una stabilità che l’incesto semplice, inteso come atto unico e isolato, non ha.

Se l’incesto è commesso da persona maggiore di età con persona minore degli anni diciotto, la pena è aumentata per il maggiorenne. La condanna pronunciata contro il genitore importa la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Delitti contro lo stato di famiglia: cosa sono?

La legge tutela la famiglia a trecentosessanta gradi: non soltanto, quindi, la sua dignità e la sua morale, ma anche il suo aspetto più amministrativo. Tra i delitti contro la famiglia rientrano anche quelli di supposizione, soppressione e alterazione di stato. In cosa consistono? Il primo sanziona chi fa figurare nei registri dello stato civile una nascita inesistente oppure, al contrario, la nasconde allo stato civile, non facendola figurare [7]; l’alterazione, invece, punisce chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile [8]. Spieghiamo meglio.

La soppressione di stato consiste nell’impedire al neonato l’acquisto dello stato civile spettantegli, facendo sì che egli, anagraficamente parlando, risulti mai nato. Si tratta, in altre parole, della trasgressione all’obbligo, imposto dalla legge in capo ad entrambi i genitori naturali, di dichiarare la nascita del bambino al Comune. La supposizione, invece, è la condotta contraria, consistente nella dichiarazione di una nascita mai avvenuta. L’alterazione di stato è fattispecie ancora diversa e può avvenire in due modi: modificando lo status di un neonato già iscritto; falsando ab origine l’atto di nascita sulla base di dichiarazioni o attestazioni non veritiere.

Infine, tra questa tipologia dii delitti contro la famiglia rientra l’occultamento di stato di un figlio, reato che punisce con la reclusione fino a cinque anni chi depone o presenta un bambino, già iscritto nei registri dello stato civile, in un orfanotrofio o ricovero di questo tipo, occultandone lo stato [9].

Delitti contro l’assistenza familiare: quali sono?

Finora abbiamo parlato dei delitti contro la famiglia che offendono l’onore e il decoro della stessa, ovvero che ledono quei principi di certezza affidati allo stato civile. Passiamo ora ad analizzare i delitti contro la famiglia più diffusi, cioè quelli che mettono a repentaglio l’assistenza reciproca che dovrebbe esservi all’interno di ogni famiglia.

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: cos’è?

La legge punisce con la reclusione fino a un anno chiunque viola gli obblighi di assistenza nei riguardi del coniuge e dei figli. La pena si applica anche a chi dilapida i beni del figlio minore o del coniuge, destinandoli ad acquisti inutili o comunque non inerenti alla famiglia, e a chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato [10].

Tra i delitti contro la famiglia finora esaminati questo è senz’altro il più “concreto”, poiché punisce la condotta di chi si sottrae ai suoi obblighi nei confronti della famiglia. Ma di quali obblighi parliamo? Di quelli derivanti dalle nozze: secondo il codice civile, dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Inoltre, entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia [11]. Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni [12].

In buona sostanza, dall’unione di marito e moglie derivano non soltanto obblighi reciproci, ma anche specifici doveri nei confronti della prole. Ad esempio, i genitori sono tenuti a mantenere i figli fintantoché non diventino economicamente indipendenti: il che significa anche per molti anni dopo il compimento della maggiore età. Oltre al mantenimento, i genitori sono comunque tenuti ad assicurare gli alimenti, cioè quel sostegno minimo derivante dal vincolo di solidarietà familiare che si insatura tra coniugi e figli.

Di recentissimo conio, inoltre, è l’estensione del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare anche all’ipotesi in cui i coniugi siano separati o divorziati: secondo la legge, le pene si applicano anche al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli [13].

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è?

La legge protegge le persone che si trovano in un particolare stato di inferiorità o di soggezione nei confronti delle altre: essendo soggetti deboli, esse devono necessariamente essere tutelate in maniera speciale; con un occhio di riguardo, se vogliamo.

In particolare, il codice penale punisce con la reclusione fino a sei mesi chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente [14]. Le pene sono aumentate se dalla condotta illecita deriva una lesione personale o, addirittura, la morte.

La fattispecie appena enunciata punisce tutti i comportamenti che provengono da persone che, per ovvie ragioni familiari (i genitori o i nonni, ad esempio), di lavoro (insegnati, maestri, ecc.) o semplicemente di fatto (baby sitter occasionali, ecc.), sono tenute a provvedere ad un’altra persona. Si pensi alla maestra d’asilo e, più in generale, ai docenti; ma anche agli insegnanti di particolari discipline, quali quelle sportive o musicali. In tutte queste ipotesi, insomma, se la persona utilizza in maniera distorta o eccessiva qualsiasi mezzo di cui è dotato per far rispettare la sua autorità, rischia di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

Mezzi di correzione: quando è reato?

Secondo la giurisprudenza, si integra il reato di abuso dei mezzi di correzione ogni volta che viene utilizzato un mezzo astrattamente lecito, ma in modo eccessivo. Questo significa che l’uso del mezzo è consentito, l’abuso no. Da ciò deriva che l’adoperare uno strumento già di per sé illecito (ad esempio, una cinghia) non configura il delitto di abuso di mezzi di correzione, bensì direttamente quello più grave di lesioni personali [15].

La Corte di Cassazione ritiene che per mezzo di correzione o di disciplina debba intendersi non soltanto uno strumento materiale, ma anche l’impiego di tecniche diverse che derivano dal potere che detiene colui al quale la persona è affidata. Così, ad esempio, la Suprema Corte ha ritenuto responsabile del reato di abuso dei mezzi di correzione l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere per cento volte sul quaderno la frase «sono un deficiente» [16].

Maltrattamenti contro familiari e conviventi: quando è reato?

Secondo la legge, infatti, commette reato chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni [17].

Questa fattispecie di reato è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [18]. Se la sofferenza si tramuta in una soggezione psicologica totale, potrebbero allora integrarsi gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia.

Sottrazione di minorenni e di persone incapaci: cos’è?

Infine, tra i delitti contro la famiglia ci sono quelli che puniscono la sottrazione di persone che, a causa della loro età o del loro stato di mente, non possono tutelarsi da soli. In particolare, la legge [19] dice che chiunque sottrae un minore che abbia compiuto gli anni quattordici col suo consenso, al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, ovvero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, è punito con la reclusione fino a due anni (fino a quattro anni, se il minore è sottratto e condotto all’estero) [20].

Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la responsabilità genitoriale, al tutore, o al curatore, o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela del genitore esercente la responsabilità genitoriale, del tutore o del curatore, con la reclusione da uno a tre anni [21].


note

[1] Art. 574-ter cod. pen.

[2] Art. 556 cod. pen.

[3] Art. 557 cod. pen.

[4] Art. 558 cod. pen.

[5] Art. 564 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 2639 del 27.02.1976.

[7] Art. 566 cod. pen.

[8] Art. 567 cod. pen.

[9] Art. 568 cod. pen.

[10] Art. 570 cod. pen.

[11] Art. 143 cod. civ.

[12] Art. 147 cod. civ.

[13] Art. 570-bis cod. pen.

[14] Art. 571 cod. pen.

[15] Cass., sent. n. 3827/1972 del 29.05.1972.

[16] Cass., sent. n. 34492/2012 del 10.09.2012.

[17] Art. 572 cod. pen.

[18] Cass., sent. n. 8396/1996 del 12.09.1996.

[19] Art. 573 cod. pen.

[20] Art. 574-bis cod. pen.

[21] Art. 574 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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