Diritto e Fisco | Editoriale

Posso minacciare l’amante di mio marito?

1 luglio 2018


Posso minacciare l’amante di mio marito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 luglio 2018



Stalking, minaccia e molestia a carico della moglie che, provocata, inveisce contro l’amante del marito. Non è illecito stare con un uomo sposato.

Adesso basta. Quando è troppo è troppo. Hai scoperto la relazione di tuo marito con un’altra donna qualche tempo fa. Non hai ancora idea se lo perdonerai o meno. Ma una cosa è certa: non perdonerai lei. E visto che continua a provocarlo con messaggi e squilli, hai deciso di prendere in mano la situazione e andarle a parlare a quattrocchi: «O lasci mio marito o te ne faccio pentire amaramente». Se poi lei si dovesse sentire minacciata – pensi candidamente – potrò sempre giustificarmi dicendo di essere stata provocata e di aver subito, per colpa sua, una intrusione nella vita matrimoniale. Ma un ragionamento del genere “regge” davanti a un giudice? È bene che tu ti chieda, prima di agire in tal modo: posso minacciare l’amante di mio marito? So che il momento è difficile, la rabbia è forte e il fumo ti esce dalle orecchie, ma ti consiglio di sederti solo due minuti e di leggere questo articolo. Se anche non riuscirà a sopire i tuoi bollori, potrà quantomeno aiutarti a riflettere sulle conseguenze legali della tua azione. È infatti vero che l’amante ha rovinato la tua vita, ma il suo comportamento non è vietato dalla legge.

L’amante di una persona sposata commette un illecito?

«Cosa?» Sono sicuro che, leggendo le mie ultime parole, avrai esclamato proprio così: «Cosa?» (magari con una decina di “o”). Eppure è la verità. Nessuna norma punisce l’amante del marito (o della moglie) che non può essere pertanto né incriminata, né multata, né citata in causa per ottenere il risarcimento del danno. Chi invece commette un illecito è la persona sposata che, salendo sull’altare, ha promesso fedeltà eterna. Peraltro, la sanzione che prevede la legge per chi tradisce non è – come in molti credono – l’obbligo del mantenimento, ma la perdita del diritto al mantenimento (ove questo diritto sussista per avere uno stipendio insufficiente). Per cui, se al traditore non spetta mantenimento per via del suo reddito alto, non subirà alcuna sanzione.

Minacciare l’amante è legittima difesa?

Se è vero che l’amante non commette alcun reato nel “tentare” un uomo sposato, è anche vero che qualsiasi reazione contro di lei non può essere classificata come legittima difesa né come provocazione. In assenza di cause di giustificazioni, se si insulta l’amante si commette ingiuria, se la si oltraggia in pubblico si commette diffamazione, se le si prospettano ritorsioni si commette il reato di minaccia, se la si martella di telefonate si commette stalking. Ecco forse l’origine dell’antico detto Cornuto e mazziato. E difatti non sono poche le sentenze della Cassazione che hanno già condannato mogli tradite per aver reagito in modo non ortodosso con l’amante del marito. Una prima sentenza ha condannato una donna per il reato di molestie per aver eseguito una serie di telefonate mute contro il telefono aziendale presso cui lavorava l’ex amante del marito [1].

In una recente sentenza la Suprema Corte ha deciso, ad esempio, una vicenda avente ad oggetto una serie di messaggi e filmati postati sui social network da una donna che, così facendo, aveva deciso di prendere di mira l’amante del marito. Inutile qualsiasi difesa: si parla di stalking. È indubbia, secondo i giudici, l’attitudine dannosa dei post e delle chat su Facebook [2].

Più grave ancora è il reato di minaccia per il quale non è necessario prefigurare una precisa conseguenza alla vittima («Ti ammazzo», «Ti brucio l’auto», «Dirò a tutti che sei una donnaccia»), ma basta anche un male velato e sottinteso, tanto da incutere timore a una persona media («Tu non sai quello che ti sto per fare», «È meglio per te che non esci di casa», «Ora vedrai con chi ti sei messa», «Te la faccio pagare»). Tutte queste condotte sono quindi punibili penalmente con il reato di minaccia. E non conta – secondo la giurisprudenza – ritenere che si sia agito in forza di una provocazione. L’amante non può essere né offesa, né stalkizzata, né molestata, né minacciata, né tantomeno aggredita.

Se è l’amante del marito a dare fastidio alla moglie

Le leggi per fortuna funzionano nell’uno e nell’altro senso. Per cui se è l’amante dell’uomo a telefonare alla moglie, per importunarla e per far cessare il loro matrimonio, allora sarà lei ad essere questa volta incriminata. Anche in questo caso la Cassazione ha detto che scatta il reato di molestie telefoniche [3]. E se poi la condotta diventa perseverante e ossessiva scatta anche lo stalking [4].

note

[1] Cass. sent. n. 25459/12.

[2] Cass. sent. n. 57764/17.

[3] Cass. sent. n. 28493/15.

[4] Cass. sent. n. 29826/15.

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