Diritto e Fisco | Editoriale

Il reato di concussione

26 Agosto 2018 | Autore:
Il reato di concussione

Cos’è la concussione? Qual è la differenza tra concussione per costrizione e concussione per induzione? Qual è la differenza tra concussione e corruzione?

I reati sono tutti condotte riprovevoli: a volte sono diretti a fare del male a qualcuno, altre volte a raggirare o ingannare, altre ancora a derubare. Molte condotte illecite, poi, non soltanto mettono in pericolo i beni o l’incolumità degli altri individui, ma la stessa correttezza dell’agire dello Stato. Cosa significa? Che esistono delitti che ledono il prestigio e il buon andamento dell’apparato amministrativo statale. Tra questi c’è la concussione, reato che coinvolge, per definizione, interessi pubblici (oltre che privati, come diremo nei prossimi paragrafi). Con questo articolo vedremo cos’è e quando si integra il reato di concussione.

Concussione: cosa dice la legge?

Secondo il codice penale, il reato di concussione consiste nella condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe un’altra persona a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità. La sanzione è la reclusione da sei a dodici anni [1].

Il reato di concussione, in buona sostanza, è un abuso di potere da parte di chi, rivestendo una particolare qualità all’interno della pubblica amministrazione, ne approfitti per far valere la sua autorità su altri traendone un vantaggio illecito. Per molti aspetti, quindi, il reato di concussione è l’equivalente dell’estorsione, solo che commessa da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Esempio di concussione è quello del sindaco che costringa l’amministratore unico di una casa di riposo ad assumere due raccomandati, minacciando, in caso contrario, l’estromissione dalla struttura e il mancato rinnovo del contratto [2].

Concussione per costrizione e per induzione: qual è la differenza?

Da quanto detto si capisce che il reato di concussione è uno di quei reati a forma libera, nel senso che può essere integrato in diversi modi (minacce, violenze, ecc.), purché però sia presente l’elemento della costrizione. Cosa significa? La norma dice che l’autore della concussione (cioè, il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio), abusando dei suoi poteri, deve costringere altri a sottostare al suo volere.

Questo è un punto molto delicato, soprattutto considerando che, fino al 2012, il reato di concussione prevedeva due possibili condotte: accanto alla costrizione, infatti, v’era quella dell’induzione a promettere o dare vantaggi indebiti al concussore. Successivamente, con la riforma legislativa [3] le cose sono cambiate e la concussione, oggi, è soltanto quella per costrizione. Ma cosa significa in pratica?

Si ha concussione per costrizione quando la vittima si trovi davanti all’alternativa di accettare le condizioni illecite poste dal pubblico ufficiale (o dall’incarico di pubblico servizio) o di subire la minaccia prospettata. In altre parole, la concussione mette con le spalle al muro la persona concussa, la quale, se non accettasse l’abuso del concussore, si troverebbe a dover patire un serio danno.

Al contrario, la concussione per induzione è una forma più blanda di reato, consistente in un’attività persuasiva o di suggestione, anche tacita, finalizzata a indurre la vittima a dare o promettere indebite utilità al pubblico ufficiale.

Secondo la giurisprudenza, la costrizione tipica della concussione sussiste quando il pubblico ufficiale agisce con modalità ovvero con forme di pressioni tali da non lasciare margine alla libertà di autodeterminazione del destinatario della pretesa, il quale decide, senza che gli sia stato prospettato alcun vantaggio diretto, di dare o promettere un’utilità, al solo scopo di evitare il danno minacciato. Si distingue dall’induzione, che integra diverso reato, poiché questa si verifica quando il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio agisca con modalità o forme di pressione più blande, tali da lasciare un margine di scelta al destinatario della pretesa, il quale concorre nel reato perché gli si prospetta un vantaggio diretto [4].

Per comprendere ancora meglio facciamo un esempio: secondo la Corte di Cassazione, commette il reato di concussione il carabiniere che chiede alla vittima un’ingente quantità di denaro, minacciandolo di rivelare alla moglie di averlo sorpreso, durante un controllo, in compagnia di altra donna [5]. Al contrario, integra la diversa ipotesi delittuosa di induzione a farsi dare o promettere utilità la condotta del finanziere che, in occasione di una verifica fiscale presso un esercizio commerciale di generi alimentari, faccia comprendere all’esercente che avrebbe piacere ad ottenere gratuitamente prodotti alimentari in cambio della sistemazione di non meglio precisate irregolarità relative alla posizione assicurativa di una dipendente [6].

Come ricordato, a seguito dell’intervento legislativo del 2012, il reato di concussione è solamente quello che prevede la costrizione ai danni della persona offesa. La stessa condotta, caratterizzata però dalla mera induzione a promettere o dare utilità, rientra oggi in un diverso reato che punisce, tra l’altro, anche il soggetto che si lascia persuadere [7].

Concussione: cos’è l’abuso?

Il reato di concussione, oltre alla costrizione, presuppone anche che l’autore del fatto abbia abusato della sua qualità o dei suoi poteri. In soldoni, ciò significa che il pubblico ufficiale o l’incarico di un pubblico servizio deve sfruttare proprio questa sua particolare veste per costringere la vittima a farsi dare o promettere qualcosa. Si pensi al poliziotto della stradale che, in virtù della sua posizione, chieda all’automobilista di farsi dare del denaro per evitare conseguenze con la giustizia. Se la stessa persona, al contrario, minacciasse un’altra per farsi dare la stessa somma di danaro, si integrerebbe altro reato (estorsione, ad esempio).

Concussione: chi può commetterla?

Altra caratteristica fondamentale del reato di concussione è che può essere commesso solamente da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, cioè da persona che sia legata alla pubblica amministrazione. Per distinguerlo dai reati comuni, ossia da quelli che chiunque può commettere (come il furto, la rapina, l’omicidio, ecc.), in “legalese” si dice che il reato di concussione è un reato proprio.

Ma chi sono il pubblico ufficiale e l’incaricato del pubblico servizio? Secondo la legge, per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una pubblica amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ecc.

L’incaricato di un pubblico servizio svolge, al contrario, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali: ad esempio, l’infermiere è, di norma, un incaricato di un pubblico servizio. Sono incaricati di pubblico servizio anche coloro che sono investiti di una concessione pubblica: si pensi al settore della concessione radiotelevisiva.

Concussione: qual è l’elemento soggettivo?

Ogni reato che si rispetti è composto da un elemento oggettivo e da uno soggettivo: il primo è riferibile alla condotta concreta che il reo deve porre in essere per integrare il comportamento delittuoso previsto dalla norma penale; il secondo, invece, riguarda la condizione psicologica dell’agente. Perché si concreti il reato di concussione è necessario che il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio agisca con dolo generico. Cosa significa? Vuol dire che il reo deve avere coscienza del fatto che la sua condotta viola la legge, tramutandosi in un sopruso diretto ad avvantaggiare (non per forza economicamente) sé o altre persone. Secondo la giurisprudenza, in tema di concussione l’utilità che trae il reo dalla sua condotta indica tutto ciò che rappresenta un vantaggio per la persona, materiale o morale, patrimoniale o non patrimoniale [8].

Concussione: qual è il bene giuridico tutelato?

Il reato di concussione offende la pubblica amministrazione e il suo dovere di buon andamento e imparzialità: un pubblico ufficiale che abusi della sua posizione per ottenere indebiti vantaggi lede il prestigio e il decoro dell’amministrazione tutta. Tuttavia, è chiaro che la concussione leda anche gli interessi della persona che viene costretta a fare qualcosa contro la sua volontà. Per questo motivo, la giurisprudenza ha detto che il delitto di concussione ha natura plurioffensiva perché, mentre da un lato porta offesa all’interesse della pubblica amministrazione per quanto concerne il suo prestigio e la sua correttezza, dall’altro produce un danno al patrimonio e alla libertà del cittadino [9].

Concussione e corruzione: qual è la differenza?

Il reato di concussione, come detto, si caratterizza per la prestazione (data o solamente promessa) al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio, il quale ha costretto la vittima a comportarsi così per evitare un male ingiusto: proprio in ciò sta la differenza con il reato di corruzione. Secondo la Corte di Cassazione, mentre nella corruzione i soggetti coinvolti (pubblico ufficiale e privato) trattano tra loro sullo stesso piano e si accordano per ottenere entrambi un vantaggio, nella concussione tale par condicio è inesistente perché è il pubblico ufficiale a prevalere, abusando della propria carica, sul privato e a imporgli la prestazione [10].


note

[1] Art. 317 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 15792 del 10.04.2018.

[3] Legge n. 190 del 06.11.2012.

[4] Cass., sent. n. 11944 del 14.03.2013.

[5] Cass., sent. n. 18997 del 17.05.2012.

[6] Cass., sent. n. 450 del 09.01.2003.

[7] Art. 319-quater cod. pen.

[8] Cass., sent. n. 33843 del 25.08.2008.

[9] Cass., sent. n. 9803 del 04.11.1981.

[10] Cass., sent. n. 3022 del 24.03.1996.

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