Diritto e Fisco | Editoriale

Diffondere storie di corna: cosa si rischia?

1 luglio 2018


Diffondere storie di corna: cosa si rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 luglio 2018



Se una persona dovesse dire che tu stai tradendo tuo marito o tua moglie potresti denunciarla?

Immaginiamo che una persona venga a sapere di una tua scappatella o che, invece, voglia deliberatamente mettere in giro voci infamanti sul tuo conto, raccontando che sei l’amante di un’altra persona nonostante tu sia felicemente sposata/o. Cosa potresti fare contro di lei (o di lui) per fargliela pagare e per dimostrare, nello stesso tempo, la tua buona fede? Potresti denunciarla? Cosa rischia chi diffonde storie di corna? La risposta è stata fornita più volte dalla Cassazione. Ne parleremo nel corso di questo articolo. In particolare ti spiegheremo se rivelare un tradimento è reato o no e se, pur diffondendo una notizia vera di cui si hanno prove certe (e magari fotografiche), si può essere ugualmente denunciati.

Partiamo da una premessa: fare le corna al proprio coniuge è – sia a livello sociale che legale – un atto riprovevole. La collettività riconosce un certo disvalore a chi ha una relazione extraconiugale. Anche per la legge è lo stesso, tanto è vero che all’infedeltà vengono collegate due precise sanzioni: la perdita del diritto al mantenimento e la perdita dei diritti successori (è il cosiddetto addebito). Nello stesso tempo, però, l’unica persona legittimata per legge a contestare un tradimento e ad agire davanti al giudice è il coniuge tradito. Un terzo non gli si può sostituire. Trattandosi di una scelta personale non ammette interferenze.

Da ciò si traggono due importanti considerazioni:

  • rivelare in pubblico (ossia ad altre persone) che una persona tradisce il coniuge è reato di diffamazione perché – vere o false che siano le informazioni – mette alla berlina sia il traditore che il tradito [1]. Si crea cioè un danno alla reputazione di due soggetti. Poiché però il reato di diffamazione presuppone che la notizia venga data in presenza di almeno due persone, se ci si rivolge in confidenza a un amico non si commette reato. Ma lì bisogna fermarsi. Se invece, sempre in confidenza, si fa lo stesso con altri scatta la responsabilità penale. In un recente caso deciso dalla Cassazione, un uomo era andato a vantarsi, con più di un amico, di aver avuto un rapporto sessuale con una donna sposata. Sebbene l’imputato avesse diffuso la notizia offensiva a singole persone, in diversi momenti, la condotta è stata ritenuta ugualmente diffamatoria;
  • rivelare al tradito che il proprio coniuge gli sta mettendo le corna è ugualmente reato, quello di molestie, anche se avviene tramite sms [2]. Si parla, in questi casi, di un danno arrecato alla riservatezza e all’intimità sessuale della vittima. Insomma, adoperarsi per sfasciare una famiglia, anche a costo di dire la verità al coniuge tradito per avvisarlo, implica un grosso rischio.

Le due situazioni appena descritte sono tutt’altro che ipotesi scolastiche. Diverse volte, specie negli ambienti di lavoro, una maldicenza messa in giro da un collega invidioso o dispettoso possono portare alla nascita di voci  che – fondate o meno – possono ledere la dignità delle persone in modo irreversibile. Sicché questi comportamenti possono giustamente essere puniti presentando una querela alla polizia o ai carabinieri oppure, in alternativa, munendosi di un avvocato, depositando l’atto di querela alla Procura della Repubblica. Lo scopo ovviamente è quello di ottenere la condanna del colpevole a cui potrà conseguire – ma in un autonomo giudizio civile – il risarcimento del danno. In alternativa la vittima potrà agire direttamente per il risarcimento, senza scomodare il giudice penale, ma rivolgendosi direttamente a quello civile (sempre però con l’avvocato).

Da quanto abbiamo visto, diffondere voci di corna costa caro alla “lingua lunga”. A denunciarla possono essere sia il presunto “tradito” che il presunto “traditore”.

Se questa è la legge, si può comprendere come minacciare il proprio amante di rivelare tutto a sua moglie è anch’esso reato: quello di estorsione. A confermarlo è ancora una volta la Suprema Corte [3]. Il caso è quello di una donna che aveva minacciato l’ex amante di raccontare alla moglie la loro tresca, a suo dire comprovata da alcune fotografie, a meno che non le avesse pagato delle somme. La richiesta si è ripetuta più volte fino a quando l’uomo, esausto, non l’ha denunciata.

note

[1] Cass. sent. n. 7856/18 del 19.02.2018.

[2] Cass. sent. n. 2597/2013; cfr. anche Cass. sent. n. 28852/2009.

[3] Cass. sent. n. 43107/16 del 12.10.2016.

Autore immagine: 123rf com

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