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Unioni civili: come sono tutelate?

25 Agosto 2018 | Autore:
Unioni civili: come sono tutelate?

Cosa sono le unioni tra persone dello stesso sesso? Quali obblighi derivano dall’unione civile? Come tutelarsi in caso di violazione dei doveri? È possibile divorziare?

Nel 2016 anche in Italia è stata introdotta la normativa che regola l’unione tra persone dello stesso sesso. La legge ha colmato una lacuna presente nel nostro ordinamento, fornendo finalmente una disciplina a quanti, pur formando una famiglia, non possono contrarre formalmente matrimonio. Ogni istituto giuridico che si rispetti, però, deve essere accompagnato da una tutela: in altre parole, devono essere previste sanzioni in caso di inadempimento e di trasgressione agli obblighi imposti dalla legge. Con questo articolo vedremo come sono tutelate le unioni civili.

Unioni civili: cosa sono?

Come anticipato, una legge del 2016 ha introdotto le unioni civili [1]. Trattasi di istituto giuridico che tutela la convivenza tra persone dello stesso sesso, garantendo ad entrambe alcuni dei diritti e dei doveri tipici del matrimonio. Secondo la legge, due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione resa all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. L’ufficiale provvede  alla registrazione degli atti di unione civile nell’archivio dello stato civile.

Unioni civili: quali sono le cause impeditive?

Come nel matrimonio, anche per le unioni civili valgono alcune cause che impediscono di contrarre il vincolo giuridico. Nello specifico, la legge dice che rende nulla la costituzione dell’unione civile:

  • la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;
  • l’interdizione di una delle parti per infermità di mente;
  • la sussistenza di un rapporto di parentela o di affinità;
  • la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o  unito  civilmente  con l’altra parte.

Unioni civili e matrimonio: differenze

Prima di vedere come sono tutelate le unioni civili, va necessariamente specificato che tra queste e il matrimonio corrono delle profonde differenze:

  1. l’unione civile può riguardare solo persone dello stesso sesso;
  2. l’unione civile non riconosce espressamente l’obbligo di fedeltà né quello di collaborazione;
  3. nel matrimonio la moglie aggiunge il cognome del marito al proprio, mentre per l’unione civile è possibile che la coppia scelga il cognome di famiglia: le parti, mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile, possono indicare un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. Inoltre, i partner potranno anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso;
  4. in caso di scioglimento dell’unione civile, esso ha effetto immediato e non è previsto nessun periodo di separazione.

Unioni civili e matrimonio: aspetti comuni

Nonostante le differenze sopra elencate, gli aspetti che accomunano le unioni civili al matrimonio sono numerose. Di seguito le principali:

  • entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni dell’unione;
  • le parti acquistano gli stessi diritti e  assumono  i  medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco  all’assistenza morale e materiale  e  alla  coabitazione;
  • le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il  potere di attuare l’indirizzo concordato;
  • i regime patrimoniale dell’unione civile, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, è costituito dalla comunione dei beni;
  • sotto il profilo successorio, l’unione civile conferisce alle coppie il diritto alla legittima.

Violazione degli obblighi dell’unione civile: quali conseguenze?

Passiamo ora al tema centrale del nostro articolo: come sono tutelate le unioni civili? In altre parole, cosa accade se una persona che ha contratto un’unione civile con un’altra viene meno agli obblighi nascenti da questo vincolo? Com’è noto, le forme di tutela principali previste dall’ordinamento giuridico italiano sono di due tipi: civile e penale. A fronte di una violazione, quindi, la risposta sanzionatoria può essere del primo tipo o del secondo, a seconda della gravità del fatto commesso. Cominciamo con la tutela civile.

Unioni civili: cosa sono gli ordini di protezione?

Alle unioni civili sono state estese sostanzialmente tutte le forme di tutela previste per il matrimonio. Non a caso, la legge ha espressamente previsto che, al fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso,  le disposizioni  che si riferiscono al matrimonio e tutte quelle contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra  persone dello stesso sesso.

Di conseguenza, nel caso in cui uno dei partner venga meno ai suoi obblighi di assistenza morale e materiale nei confronti dell’altro, oppure a quello di contribuire ai bisogni comuni dell’unione, la persona vittima di questo comportamento potrà invocare un’apposita tutela.

Nello specifico, la legge estende alle unioni civili gli ordini di protezione contro gli abusi familiari: in caso di grave minaccia all’integrità fisica o morale, una delle parti può chiedere al giudice l’emissione di un decreto con il quale ordina all’altra, che ha tenuto la condotta pregiudizievole, la cessazione della stessa condotta e ne dispone l’allontanamento dalla casa familiare, prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’istante, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, ovvero al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone [2].

Con lo stesso decreto il giudice può disporre il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dell’allontanamento, rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento e prescrivendo, se del caso, che la somma sia versata direttamente all’avente diritto dal datore di lavoro dell’obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante.

Unioni civili: come funzionano la separazione e il divorzio?

Nel caso in cui il legame affettivo che univa l’unione civile sia venuto meno, è possibile sciogliere il rapporto proprio come avviene per il matrimonio. In particolare, ciascun partner ha la facoltà di chiedere il divorzio in qualsiasi momento anche e se l’altro non è d’accordo.  Anche in tali casi è necessario formalizzare lo scioglimento del legame: una volta formalizzata la separazione, tuttavia, la coppia si considera ufficialmente sciolta.

Rispetto a quanto avviene per il matrimonio, dunque, le unioni civili possono sciogliersi più rapidamente: non è infatti necessario passare per la formale separazione, ma è sufficiente che i partner comunichino all’Ufficiale di Stato Civile, anche disgiuntamente, la loro intenzione di dividersi. Trascorsi tre mesi, diviene possibile proporre domanda di divorzio. Non esiste dunque un periodo di affievolimento del vincolo come nel caso del matrimonio: basta solo che la domanda di divorzio sia preceduta da una manifestazione di volontà presentata all’Ufficiale dello Stato Civile almeno tre mesi prima.

Il divorzio riguarderà la regolamentazione degli aspetti patrimoniali tra i partner con la possibilità di riconoscere alla parte economicamente più debole il diritto agli alimenti e l’assegnazione della casa in cui la coppia aveva fissato la propria residenza.

Unioni civili: quale tutela penale?

Nonostante la legge che ha introdotto il nuovo istituto contenga un generico rinvio con il quale si rende applicabili alle unioni civili fra persone dello stesso sesso (quasi) tutte le norme che riguardano il matrimonio a condizione che ciò renda effettivi diritti e doveri derivanti dall’unione, per la materia penale si pone un problema di non poco conto.

Per diretta previsione costituzionale, nessuno può essere punito penalmente se non in forza di una legge che, oltre ad essere entrata in vigore prima che il fatto sia commesso, preveda espressamente una sanzione penale per quella condotta specifica [3]. In altre parole, la pena deve essere contemplata specificamente, senza possibilità di ricorrere all’analogia. Da ciò l’impossibilità di estendere tutti i reati previsti in ambito familiare all’unione civile.

Per tutelare le unioni civili alla stessa stregua del matrimonio, il legislatore penale ha introdotto una disposizione analoga a quella con cui, in ambito civile, si equipara il coniuge alla parte dell’unione civile. Nello specifico, è stato stabilito che, agli effetti della legge penale, il termine matrimonio si intende riferito anche alla costituzione di un’unione civile tra persone dello stesso sesso; quando la legge penale considera la qualità di coniuge come elemento costitutivo di un reato o anche solo come circostanza aggravante. essa si intende riferita anche alla parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso [4].

In particolare, la disposizione appena richiamata si riferisce ai delitti contro la famiglia, quali maltrattamenti e violazione degli obblighi di assistenza familiare. Di conseguenza, i soprusi perpetrati da un partner nei confronti dell’altro, ovvero i gravi inadempimenti agli obblighi nascenti dalla contrazione del vincolo, quali l’assistenza reciproca, possono oggi integrare un’ipotesi di reato punita perfino con il carcere.


note

[1] Legge n. 76/2016 del 20.05.2016 (cosiddetta legge Cirinnà).

[2] Art. 342-ter cod. civ.

[3] Art. 25 Cost.

[4] Art. 574-ter cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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