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Telecamere personali: quando sono lecite?

2 luglio 2018


Telecamere personali: quando sono lecite?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2018



Dalla videosorveglianza condominiale alle riprese di ciò che fa il vicino dal balcone; dalle registrazioni di conversazioni a ciò che avviene sul lavoro: ecco quando si può usare la telecamera o lo smartphone.

Il reperimento di telecamere a buon prezzo, di dimensioni anche microscopiche e, a volte, simulate in oggetti apparentemente innocui (una penna, una chiave usb, una radiosveglia, ecc.) ha determinato un utilizzo sempre più ricorrente di questo strumento. Utilizzo però che non poche volte si risolve in una lesione dell’altrui privacy. A nessuno piace essere ripreso, tanto più a propria insaputa. Eppure la Cassazione ha riconosciuto la legittimità dell’uso di telecamere personali sia in ambito condominiale (per predisporre un sistema di videosorveglianza in prossimità della porta del proprio appartamento) che per altri fini, anche ludici. È lecito, ad esempio, usare una telecamera per registrare di nascosto una conversazione senza che i participanti ne siano informati, ma non si può controllare il vicino di casa; è legale filmare un rapporto sessuale (purché non ci si trovi in casa altrui) ma non è lecito usare la telecamera negli ambienti di lavoro. Accanto a questi casi, si pongono poi una serie di ulteriori dubbi: si può, ad esempio, circolare per strada con lo smartphone acceso e riprendere i passanti? Si può piazzare la telecamera dalla finestra e guardare ciò che il vicino fa dal proprio balcone? Fin dove può arrivare l’occhio dell’obiettivo della videosorveglianza se il proprio scopo è quello di difendersi dai ladri? In questo articolo cercheremo di capire quando sono lecite le telecamere personali e che uso se ne può fare. Il problema non è di poco conto visto che un impiego non corretto può comportare il reato di interferenze illecite nella vita privata altrui. 

Telecamere personali di videosorveglianza: come vanno usate

Una telecamera è il miglior modo per proteggere la propria abitazione dai ladri, specie se collegata a un servizio di vigilanza privata. Oggi però la videosorveglianza si effettua anche dal proprio smartphone e in ogni momento il proprietario, che magari è in vacanza, può controllare, in remoto, tramite una connessione a internet, cosa succede sia all’interno che all’esterno del proprio appartamento.

Per come è facile intuire, le telecamere interne alla casa non necessitano né di segnalazioni preventive, né di altre accortezze. Possono essere installate liberamente senza bisogno di autorizzazioni. Il loro raggio di azione può essere illimitato e non c’è bisogno di avvertire gli ospiti del fatto che possono essere ripresi o, addirittura, registrati.

In verità, anche le telecamere esterne all’appartamento – tanto per intenderci quelle che si trovano puntate sulla porta di ingresso – sono libere e non vanno “denunciate” alla polizia. Esse non necessitano neanche di cartelli di avviso, essendo  la parte del pianerottolo antistante l’uscio – quella ove di solito si trova lo zerbino – considerata come parte integrante della privata dimora. 

La telecamera personale di videosorveglianza non può andare a influire sulle parti del condominio ove circolano altre persone, fosse anche il vicino di casa. Questo significa che devono avere una gittata visiva limitata e comprensiva solo dello spazio che interessa l’abitazione interessata. Questa è, almeno, la posizione del Garante della privacy secondo cui non bisogna mai sconfinare nell’altrui riservatezza; pertanto l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza (ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione). Restano escluse le parti comuni dell’edificio come il pianerottolo, le scale, l’androne, l’ascensore; in caso contrario si risponde del reato di interferenze illecite nella vita privata altrui. 

Ma che senso ha – ci si è chiesto – riprendere un ladro quando è già in procinto di scassinare la serratura? Ecco perché esistono diverse sentenze della giurisprudenza che hanno fornito una interpretazione più ristretta del reato lasciando maggiori margini al proprietario di casa. Ad esempio, una recente sentenza del tribunale di Avellino [1] ha chiarito che le aree comuni del palazzo non rientrano nei concetti di domicilio e dimora privata. Per cui, chi effettua riprese in tali spazi non può essere incriminato, sempre a condizione che l’obiettivo non vada a riprendere i volti delle persone. Il che significa che le parti comuni di un edificio possono rientrare nel raggio di azione della videosorveglianza privata senza che con ciò venga violata alcuna norma anche posta a tutela della privacy. Fermo restando il generale divieto di spiare il vicino di casa, è lecito l’utilizzo della telecamera su spazi comuni se l’azione ripresa può essere liberamente osservata da terzi senza ricorrere a particolari accorgimenti. Ciò significa che è vietato tutto quello che comporta una intrusione nei luoghi di privata dimora e tali non sono le parti comuni dell’edificio (scale, pianerottolo), che per loro natura ben possono essere oggetto di sorveglianza video.

È altresì lecito montare uno spioncino digitale all’interno della porta collegato con un monitor o con lo smartphone, purché esso abbia la stessa “gittata” di quello di vetro tradizionale; non può cioè risolversi in uno strumento di controllo, in tempo reale, di quanto succede sul pianerottolo.

Se la telecamera poi è posta all’esterno di un cancello di una villa, è presumibile che essa vada a finire sul marciapiede pubblico, laddove transita il pubblico passeggio. Tuttavia anche in questo caso, l’obiettivo non può riprendere le persone ma al massimo i piedi e, comunque, limitatamente alla parte della strada che coincide con il portone. In questo caso, però, sarà necessario apporre il cartello con l’avviso della presenza della videosorveglianza trovandoci in un’area pubblica o aperta al pubblico.

Riprese per strada: sono lecite?

Non si può andare per strada a riprendere, con la propria telecamera o lo smartphone, la gente che passeggia. Tanto più se le immagini vengono poi pubblicate. La ripresa è consentita solo se “collettiva”, ossia  rivolta alla massa indistinta. Non puoi quindi opporti al fatto che una persona stia puntando l’obiettivo video verso una strada se in quel momento stai passando anche tu. Potrai però esigere che il tuo volto venga oscurato se il filmato dovesse essere messo su YouTube o su un social network. Nello stesso tempo, non puoi contestare le riprese fatte in occasione di eventi pubblici, manifestazioni, feste popolari, ecc. Anche in questo caso, però, l’oggetto della ripresa non devi essere tu (il tuo volto o ciò che stai facendo) ma l’evento in sé.

Riprese di un colloquio: sono lecite?

È legale riprendere un colloquio all’insaputa degli altri. Ma è necessario che tu sia partecipe alla discussione e che essa non si svolga né sul luogo di lavoro, né in casa di altri. Puoi fare riprese all’interno della macchina di un’altra persona poiché il veicolo non è considerato luogo di privata dimora. Puoi anche riprendere una conversazione di lavoro nel tuo ufficio privato o nello studio. Non puoi andare a casa di una persona o nel suo retrobottega con la telecamera accesa, anche se lo fai per difendere un tuo diritto e per procurarti le prove di un reato.

Non puoi lasciare la telecamera in un luogo e allontanarti per sentire ciò che dicono gli altri. Tu devi essere sempre presente. Ecco perché non si può lasciare acceso un registratore o un obiettivo in casa propria per sentire o spiare ciò che fa il coniuge in propria assenza. In caso contrario si risponde penalmente. 

La telecamera puntata verso la casa altrui

Non si può puntare una telecamera in prossimità del balcone del vicino o della terrazza. Si può, tutt’al più, spingere l’obiettivo verso il confine del proprio terreno, fino al muro di confine, purché non si vada oltre ciò che l’occhio umano può percepire.  

La tutela del domicilio – prevista anche dalla Costituzione – sussiste solo se riferito a luoghi di privata dimora non visibili a terzi. Pertanto si può denunciare il vicino alle forze dell’ordine quando la sua telecamera finisce per inquadrare parti private che non possono essere agevolmente (ad esempio un balcone) visibili da terzi.

Ripresa di un rapporto sessuale

Di recente la Cassazione ha ritenuto lecito riprendere un rapporto sessuale con un’altra persona all’insaputa di ciò a condizione che non ci si trovi a casa di quest’ultima o in un luogo di sua privata dimora. Quindi va bene puntare un obiettivo verso il letto di casa propria o di un albergo. Le riprese ovviamente non dovranno essere né pubblicate né fatte vedere a terzi.

note

[1] Trib. Avellino, sent. del 30.10.2017.

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2 Commenti

  1. Io ho la mia autovettura parcheggiata sotto casa su strada pubblica (parcheggio riservato a disabile ) .
    Più volte e’ stata oggetto di atti vandalici tipo rottura del parabrezza , striature sui lati del veicolo ecc… tutto denunciato ad opera d’ignoti… domanda : posso mettere una telecamera che inquadra solo il veicolo in questione? Il veicolo dista dell’abitazione 4 metri.

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