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Segnalazioni della finanziaria: cattivi pagatori prima informati

14 gennaio 2013


Segnalazioni della finanziaria: cattivi pagatori prima informati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 gennaio 2013



Chi ha ottenuto un credito da una finanziaria ha sempre il diritto di richiedere, a quest’ultima, l’accesso ai dati personali, per verificare se vi siano state “segnalazioni negative” e se il proprio nominativo sia stato inserito nella “black list” dei cattivi pagatori.

Ai consumatori che chiedono, alle finanziarie, un prestito e, quindi, stipulino contratti di credito al consumo, viene affibbiato una sorta di rating personale, che indica la storia dei pagamenti del cittadino e la sua affidabilità. Se egli si è reso moroso o ha avuto segnalazioni negative come “cattivo pagatore”, ciò viene annotato su tali schede personali.

Tuttavia il consumatore ha diritto a ottenere, in qualsiasi momento, l’accesso ai propri dati conservati dalla finanziaria.

Il caso

Un consumatore che aveva richiesto un finanziamento, ha appreso, in tale sede, dell’esistenza, a proprio carico, di una vecchia segnalazione negativa, fattagli da una finanziaria con cui, tempo addietro, avevo stipulato un contratto di credito al consumo. Dopo aver inoltrato a quest’ultima domanda di accesso ai propri dati, per verificare la correttezza di tale segnalazione, non ha ottenuto alcun riscontro. Così ha citato in giudizio la finanziaria per violazione della normativa sulla privacy [1].

La sentenza

Chiamata a decidere sul caso, la Cassazione [2] ha stabilito una sorta di linee guida circa i diritti del consumatore in materia di privacy e accesso ai dati personali.

Come stabilito già dal Garante della Privacy, il titolare del trattamento dei dati personali è obbligato a garantire, al consumatore, l’accesso ai propri dati personali conservati nei sistemi informatici della finanziaria. In particolare, la richiesta di accesso deve ottenere risposta entro 15 giorni. Il riscontro dato dalla finanziaria deve comprendere tutti i dati personali che riguardano l’interessato.

Ogni consumatore ha diritto di chiedere, alla finanziaria, il dossier circa i propri dati da quest’ultima conservati, con le eventuali segnalazioni contenute negli archivi della stessa. La finanziaria deve rispondere entro 15 giorni; ma non può limitarsi a dare soltanto una risposta affermativa o negativa circa la presenza di tale dossier, bensì deve fornire il contenuto integrale delle informazioni in suo possesso.

note

[1] In particolare, per violazione del diritto all’accesso ai propri dati, previsto dall’art. 7 D.lgs. 196/2003, c.d. Codice della Privacy, nonché ex art. 8, comma 4, D.lgs. del 16.11.2004 n. 8, c.d. Codice di deontologia e buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati.

[2] Cass. sent. n. 349 del 9.01.2013. In verità, nel giudizio di primo grado, la società convenuta aveva depositato le note informative chieste dal consumatore, venendo incontro alla richiesta dell’attore. Per cui il giudice aveva dichiarata cessata la materia del contendere, tuttavia condannando alle spese processuali la finanziaria. Quest’ultima, però, aveva fatto poi ricorso in Cassazione per ottenere anche la cancellazione di tale condanna, affinché la propria condotta non venisse considerata lesiva della privacy. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per difetto di notifica; tuttavia è entrata comunque nel merito della vicenda, dettando alcune linee guida in materia di privacy.

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