Diritto e Fisco | Editoriale

Sono obbligato a lavorare di domenica?

2 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2018



Il dipendente è sempre obbligato a svolgere lavoro domenicale, su richiesta dell’azienda, o può legittimamente rifiutarsi?

Sono ormai lontani i tempi in cui la domenica era considerata un giorno “sacro” e le persone costrette al lavoro domenicale erano veramente poche, per lo più addette alle attività di pubblica utilità. Negli ultimi anni, è vero, si sono accese diverse polemiche al riguardo, riguardanti soprattutto i lavoratori dipendenti dalle aziende della grande distribuzione, ed i dipendenti delle imprese del settore turistico. Ma che cosa dispone la legge al riguardo? Considerando che la nostra Costituzione ed il codice civile risalgono agli anni quaranta, c’è qualche speranza che il lavoro domenicale sia ancora vietato? Esistono persone esonerate dal lavoro domenicale? In altre parole, sono obbligato a lavorare di domenica, o posso legittimamente rifiutarmi, magari per esigenze familiari, oppure perché appartengo a una categoria tutelata?

La Costituzione vieta di lavorare la domenica?

Vediamo innanzitutto, in merito al lavoro domenicale, che cosa prevede la Costituzione italiana, cioè la legge fondamentale dello Stato. La Costituzione, nel Titolo Terzo, dedicato ai rapporti economici [1], stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale (ed al periodo di ferie annuali) e non può rinunciarvi. Non prevede, però, che il riposo settimanale debba coincidere necessariamente con la domenica.

Il Codice Civile vieta di lavorare la domenica?

Vediamo allora che cosa dispone il codice civile in merito al lavoro domenicale: il codice prevede il diritto al riposo settimanale (oltre a quello annuale) e stabilisce [2] che, di regola, il riposo settimanale dovrebbe coincidere con la domenica. Anche se il richiamo alla domenica risulta più puntuale, rispetto a quanto disposto dalla costituzione, non è stabilito un divieto di lavoro domenicale.

La legge sull’orario di lavoro vieta di lavorare la domenica?

Nemmeno il decreto sull’orario di lavoro [3] vieta il lavoro domenicale. Questa norma, infatti, stabilisce soltanto che il lavoratore ha diritto ogni 7 giorni a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero (quindi in realtà le ore di riposo spettanti sono 35, 24 ore di riposo settimanale più 11 ore di riposo giornaliero inderogabile).

Il periodo di riposo settimanale è calcolato come media in un periodo non superiore a 14 giorni e può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica, ed eventualmente attuato mediante turni, in diversi casi:

  • operazioni industriali per le quali si utilizzino forni a combustione o a energia elettrica, per l’esercizio di processi caratterizzati dalla continuità della combustione ed operazioni collegate, nonché attività industriali ad alto assorbimento di energia elettrica ed operazioni collegate;
  • attività industriali il cui processo richieda, in tutto o in parte, lo svolgimento continuativo per ragioni tecniche;
  • industrie stagionali, per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro deterioramento e della loro utilizzazione, comprese le industrie che trattano materie prime di facile deperimento ed il cui periodo di lavorazione si svolge in non più di 3 mesi all’anno, oppure quando nella stessa azienda e con lo stesso personale si compiono alcune di queste attività, con un decorso complessivo di lavorazione superiore a 3 mesi;
  • servizi ed attività il cui funzionamento domenicale corrisponde ad esigenze tecniche o soddisfa interessi rilevanti della collettività, oppure risulta di pubblica utilità;
  • attività che richiedono l’impiego di impianti e macchinari ad alta intensità di capitali o ad alta tecnologia;
  • attività di vendita al minuto ed affini;
  • esercizi di vendita al dettaglio situati in comuni a economia prevalentemente turistica e città d’arte, rivendite di generi di monopolio, esercizi di vendita interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici e alberghieri, esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali, rivendite di giornali, gelaterie e gastronomie, rosticcerie e pasticcerie, esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, sale cinematografiche, nonché le stazioni di servizio autostradali, qualora le attività di vendita siano svolte in maniera esclusiva e prevalente;
  • stabilimenti termali.

Il decreto sull’orario di lavoro fa comunque salve le disposizioni speciali che consentono la fruizione del riposo settimanale in giorno diverso dalla domenica, assieme alle deroghe previste dalla riforma della disciplina relativa al settore del commercio.

Quando si può lavorare la domenica?

In base alle disposizioni della legge sull’orario di lavoro, abbiamo visto che sono davvero numerosi i casi in cui è consentito il lavoro domenicale. Il riposo di 24 ore consecutive, infatti, può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica, se si tratta di servizi e attività il cui funzionamento domenicale deriva da esigenze tecniche, o soddisfa interessi rilevanti della collettività, o risulta di pubblica utilità: è evidente che qualsiasi lecita attività imprenditoriale o commerciale può essere ricompresa in tali categorie.

Sul punto si è anche espresso il ministero del Lavoro [4], che ha precisato che l’individuazione di un giorno di riposo settimanale diverso dalla domenica è lecita, ma non deve contrastare con il principio della periodicità del riposo stesso, secondo il quale occorre osservare, mediamente, un giorno di riposo ogni 6 giorni di lavoro nell’arco temporale (14 giorni) di riferimento in base al quale calcolare la media. Nel 2011, il cosiddetto decreto Salva Italia [5] ha poi di fatto completamente liberalizzato il settore del commercio, abolendo tra l’altro le restrizioni, sino allora esistenti, all’apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali.

Posso rifiutarmi di lavorare la domenica?

Dopo aver verificato sia le disposizioni di legge, che le indicazioni del ministero del Lavoro, possiamo affermare che la richiesta di prestazione di lavoro domenicale da parte dell’azienda non può essere disattesa dal lavoratore. Ci sono, comunque, alcuni contratti collettivi che prevedono la legittimità del rifiuto di lavoro domenicale per alcune categorie di lavoratori, come i beneficiari della Legge 104: tuttavia, attuare queste disposizioni non è facile per il lavoratore, in quanto la contrattazione collettiva prevede complesse e specifiche regolamentazioni, spesso demandando alla contrattazione di secondo livello. La questione è più semplice quando, nel contratto di lavoro individuale, risulta concordata l’astensione dal lavoro domenicale.

Che cosa succede se mi rifiuto di lavorare la domenica?

Il lavoratore che si rifiuta di lavorare la domenica può essere sanzionato. La questione è stata recentemente affrontata dalla Corte di Cassazione [6], che ha stabilito la non punibilità di un dipendente che si era rifiutato di lavorare la domenica. La situazione, però, era peculiare, in quanto determinate disposizioni dell’azienda avevano indotto il lavoratore a pensare che il lavoro domenicale fosse una facoltà e non un obbligo, nel caso specifico; quindi la Cassazione non ha punito lavoratore non perché il suo rifiuto al lavoro domenicale fosse legittimo, ma perché si è tenuto conto della buona fede del dipendente.

Il lavoro di domenica è pagato con la maggiorazione?

Se il lavoratore presta la propria attività di domenica spettano, in ogni caso, le relative maggiorazioni retributive, previste dal contratto collettivo applicato.

note

[1] Art.36 Cost.

[2] Art.2109 Cod.Civ.

[3] Art.9 D.lgs.66/2003.

[4] Ministero del Lavoro, risposta a interpello n. 60/2009.

[5] D.L. 201/2011.

[6] Cass. Sent. n. 3416/2016.


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