Diritto e Fisco | Editoriale

Debiti ereditari scoperti in ritardo: che rischia il comproprietario?

2 luglio 2018


Debiti ereditari scoperti in ritardo: che rischia il comproprietario?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2018



Se dopo l’accettazione dell’eredità ci si accorge che il defunto aveva dei debiti non preventivati come quelli per cartelle esattoriali, cosa si può fare e cosa si rischia?

Qualche mese fa hai accettato l’eredità di un tuo familiare. Lo hai fatto senza pensarci due volte visto che il patrimonio lasciato constava di due immobili: una casa e un terreno, che ora dovrai dividere con altri due eredi. Su di essi, al momento, si è formata quindi una comproprietà: avete infatti deciso di rinviare a un successivo momento la relativa divisione. Nel frattempo però è successo qualcosa di imprevisto che rischia di far saltare tutti i tuoi progetti: il postino ti ha consegnato alcune cartelle di pagamento che il defunto, prima di morire, aveva lasciato insolute. Ora tocca a te e agli altri coeredi farvi fronte. Un vero problema visto che il debito supera il valore dei due immobili. Non ti ci vuole molto a capire che, nell’accettare l’eredità, hai fatto una pessima scelta, dettata più che altro dall’inesperienza e dalla fretta. Così ti chiedi che rischia il comproprietario per i debiti ereditari scoperti in ritardo?

L’accettazione dell’eredità: termini e rischi

Sicuramente saprai che l’accettazione di eredità è un atto che va fatto entro massimo dieci anni dall’apertura della successione (ossia dalla morte del soggetto). Ovviamente ciò non toglie che tu possa anticipare tale scelta e decidere, già in un momento anteriore, se accettare o rifiutare l’eredità. Attento però: se, al momento dell’apertura della successione, eri già nel possesso dei beni ereditari (è il caso di chi conviveva col defunto prima che questi morisse), i termini per rifiutare l’eredità o accettarla con beneficio di inventario si riducono: ci sono tre mesi dall’apertura della successione per fare l’inventario e 40 giorni ulteriori per dichiarare se accettare o meno l’eredità. Se non rispetti tali termini, verrai considerato come erede puro e semplice.

La differenza tra chi accetta l’eredità e chi la rifiuta sta sostanzialmente nel fatto che il primo acquisisce una percentuale del patrimonio del defunto e, nei limiti della stessa percentuale, “eredita” anche i debiti (ad esempio, se è erede al 33% avrà un terzo della casa lasciata dal defunto ma dovrà pagare anche un terzo di tutte le passività). Il secondo invece non prende né l’uno, né gli altri.

Un errore che comunemente si compie è quello di disporre dei beni dell’eredità prima della formalizzazione della decisione se accettare o meno; è il caso ad esempio di chi utilizza per sé i beni del defunto o li vende o li dà in affitto. Si pensi anche al caso di chi preleva dal conto corrente del soggetto deceduto una somma per sé o per pagare le esequie. Ebbene, questi atti si considerano come accettazione tacita dell’eredità. Pertanto, chi compie anche una sola di queste azioni non può né rifiutare l’eredità, né accettarla con beneficio di inventario.

L’accettazione dell’eredità si può revocare?

Se la rinuncia all’eredità può essere sempre revocata, purché non siano scaduti i dieci anni di tempo dall’apertura della successione, l’accettazione dell’eredità non ammette ripensamenti. Per cui, se hai già accettato l’eredità, sia che tu abbia utilizzato i beni della successione o che non ne sia mai entrato in possesso, non potrai più revocare tale scelta.

Con la conseguenza che, se ti accorgi solo dopo l’accettazione dell’eredità, che il defunto ha lasciato debiti non avrai altra scelta che pagare. Pagamento che, come detto, deve essere limitato alla tua quota. Della residua parte dovranno rispondere gli altri comproprietari dei beni.

Quindi, ipotizzando che a seguito dell’apertura della successione si sia verificata una comproprietà al 33% su un immobile, ciascuno degli eredi dovrà pagare un terzo di tutti i debiti lasciati dal defunto. Il creditore non potrà andare a bussare alla porta di uno degli eredi per le quote che gli altri non hanno pagato.

I debiti fiscali: come vengono divisi tra gli eredi?

Parzialmente diverso è il discorso per i debiti di carattere fiscale: avvisi di accertamenti, cartelle di pagamento dell’agente della riscossione, richieste di pagamento dell’Inps o del Comune, ecc.

In tali ipotesi bisogna fare una distinzione a seconda del tipo di imposta che non è stata pagata:

  • per le imposte sui redditi (Irpef, Irap, Ires) non versate dal contribuente prima di morire, tutti gli eredi rispondono in via solidale: significa che se uno di loro non paga la propria quota – quella cioè in base alla quale è erede – il fisco può agire anche nei confronti degli altri. Si tratta di un rischio enorme per l’erede che potrebbe pagare non solo per sé ma anche per gli altri se questi non hanno nulla da perdere. Secondo la giurisprudenza, infatti, è lecito il pignoramento per l’intero debito nei confronti di uno solo degli eredi se gli altri non versano le rispettive quote. Verosimilmente, in caso di comproprietà di un immobile, l’Agenzia Entrate Riscossione provvederà a pignorare quest’ultimo;
  • per tutte le altre impose, vige la regola generale della successione per causa di morte: tutti gli eredi rispondono del debito fiscale in relazione alla quota di eredità loro spettante;
  • In ogni caso, gli eredi del debitore fiscale rispondono solo dei debiti che  rappresentano il capitale (cioè il tributo in debito)  e gli interessi; non devono invece pagare le sanzioni connesse all’omesso versamento della tassa da parte del contribuente deceduto: la sanzione, quindi, non si trasferisce per successione. Anche le multe stradali non si trasmettono agli eredi essendo queste delle sanzioni amministrative.

Cosa rischia il comproprietario per i debiti del defunto?

Ricapitolando quanto si è appena detto possiamo così sintetizzare:

il coerede che ha accettato l’eredità dovrà rispondere dei debiti lasciati dal defunto anche se da lui conosciuti in ritardo. Non rileva il fatto che si sia sbagliato nel calcolo o che sia caduto in errore. L’errore, in tal caso, non viene scusato dalla legge;

il coerede deve pagare i debiti che ha lasciato il defunto in proporzione alla propria quota di eredità. Solo per il mancato pagamento delle imposte sui redditi la sua responsabilità può essere integrale e, quindi, gli può essere richiesto l’integrale pagamento;

il comproprietario che non paga i debiti lasciati dal defunto, secondo le percentuali appena indicate, rischia un pignoramento sia dei propri beni personali che di quelli ereditati. Solo se ha accettato l’eredità con beneficio di inventario rischia il pignoramento dei soli beni ereditati.

Leggi anche Come non pagare i debiti del defunto.


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