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Lo sai che? Matrimonio forzato: cosa fare?

Lo sai che? Pubblicato il 2 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 luglio 2018

Separazione e annullamento del matrimonio: termini e condizioni per poter contestare la scelta di sposarsi dopo diversi anni.

Ti ritrovi, dopo alcuni anni di matrimonio, a chiederti quanto hai davvero voluto sposarti. Oggi, che puoi meditare più attentamente sulla tua scelta, hai l’impressione che sia stata solo il frutto di una costrizione. Da un lato c’era tua madre e le sue paure che tu potessi rimanere zitella, sola e senza figli. Dall’altro lato tuo padre, che ti ha – anche se non espressamente – minacciato di non poterti mantenere in eterno ed ospitare a casa sua. Poi lui, il tuo fidanzato di sempre, che ti ha costretto a salire sull’altare quasi di peso perché, a suo dire, nessun altro ti avrebbe mai accettato con tutti i tuoi problemi. E per rendere più dolce la pillola ti ha anche promesso un posto di lavoro. Non solo, sempre il tuo attuale marito – bell’amore, il suo! – ti aveva minacciato: se gli avessi chiesto più tempo per riflettere ti avrebbe lasciato. Di fronte a tutti questi fatti, che ora rivedi con maggior chiarezza, ti chiedi come riprendere in mano la tua vita. Cosa stabilisce la legge a riguardo? In caso di matrimonio forzato cosa fare? Di questo parleremo nel seguente articolo. Ti spiegheremo cioè come annullare il matrimonio o, in alternativa, separarti. Ed eventualmente cosa ti spetta.

Matrimonio fatto con violenza psicologica: come annullarlo?

Per dirsi addio con il coniuge non c’è solo la separazione e il successivo divorzio. Esistono anche l’annullamento del matrimonio e la dichiarazione di nullità: il primo per i vizi del consenso meno gravi (ad esempio un errore sulle qualità della persona), il secondo per i vizi più gravi (ad esempio, il consenso estorto con la violenza fisica).

La legge prevede la possibilità di chiedere, in tribunale, l’annullamento del matrimonio per violenza psicologica o, per dirla più in termini giuridici, per violenza morale. Si deve trattare di una coercizione “mentale” (non fisica) tale da condizionare il consenso del coniuge. Non tutte le violenze morali però possono dar luogo ad annullamento. Si deve trattare di una minaccia grave ed effettiva, tale cioè da far temere un male ingiusto e notevole tenendo conto della sensibilità personale e dello stato soggettivo del coniuge. Può essere espressa con qualsiasi mezzo (parole, gesti, scritti) ed essere esplicita o manifestata indirettamente attraverso comportamenti intimidatori.

Oggetto della violenza è la persona oppure i beni dello sposo o dei suoi prossimi congiunti.

Secondo la giurisprudenza non costituisce violenza la generica minaccia dei genitori di cacciare la propria figlia da casa per aver avuto rapporti intimi con il fidanzato.

Non si può ricorrere all’annullamento del matrimonio per violenza quando il matrimonio è semplicemente imposto dal fidanzato o “spinto” dai genitori in modo ossessivo. Nel caso del padre o della madre che convincono la figlia a sposarsi solo perché altrimenti non avrà compagnia o figli non si può parlare di annullamento del matrimonio per violenza. Al contrario si può ricorrere al giudice quando il matrimonio viene posto come l’unica via per sottrarsi a un pericolo e come la scelta del male minore. Il timore deve essere di eccezionale gravità e consistere in un grave sentimento di paura in grado di condizionare la manifestazione del consenso. Il fatto di sminuire le doti di una persona al fine di ottenere il suo consenso al matrimonio non è considerabile violenza, così come non lo è la minaccia di interrompere il fidanzamento.

Si può annullare il matrimonio ad esempio quando si decide di sposarsi per sottrarsi a una violenza o persecuzione politica, sociale o familiare.

Il timore putativo ossia privo di riscontri oggettivi e basato esclusivamente su un sentimento di angoscia o disperazione sorto nell’animo del coniuge e quello reverenziale (lo stato di soggezione psicologica basato su sentimenti di ossequio e reverenza), non giustificano l’annullamento del matrimonio.

L’annullamento non può essere richiesto se gli sposi hanno coabitato per un anno dopo la cessazione della violenza o delle cause che hanno determinato il timore di eccezionale gravità oppure dalla scoperta dell’errore.

Annullamento del matrimonio alla Sacra Rota

Come è facile vedere, chiedere l’annullamento del matrimonio al tribunale civile è molto difficile e scatta solo in casi di eccezionale gravità. Non resta che rivolgersi alla Sacra Rota. Come abbiamo spiegato nell’articolo Annullamento matrimonio Sacra Rota, un tipico caso in cui si può ricorrere al tribunale ecclesiastico è quando vi è la mancanza di consenso da parte di uno dei coniugi o di entrambi al matrimonio, compresa la riserva mentale e la simulazione che si ha quando i coniugi, prima di sposarsi, si sono messi d’accordo per non adempiere agli obblighi e non esercitare i diritti matrimoniali («Mi sposo, ma tanto so già che divorzieremo»). È sia il caso dello straniero che si sposa per acquisire la cittadinanza del coniuge o dell’italiano stesso che lo fa per ottenere la reversibilità della pensione o per esaudire il desiderio dei genitori di regolarizzare una situazione attraverso il cosiddetto matrimonio riparatore (la classica ragazza rimasta incinta senza volerlo).

La sentenza deve essere poi convalidata dal tribunale italiano. La convalida però viene negata se la coppia ha convissuto per almeno 3 anni. Dopo tale termine quindi l’annullamento ha solo effetti per la chiesa ma non anche per lo Stato e, ai fini della legge, la coppia resta sposata.

La separazione e il divorzio

Se non ricorrono le cause che abbiamo appena elencato o la coppia ha convissuto per più di tre anni non resta che la separazione e il successivo divorzio.

Dichiarare di essersi sposati senza averlo effettivamente voluto non è una colpa e, quindi, non scatta il cosiddetto “addebito”. Ad esempio, in una coppia ove la moglie è disoccupata e chiede la separazione perché si accorge di non aver mai amato davvero il marito, a questa spetterà ugualmente l’assegno di mantenimento visto che non le può essere imputato alcun addebito per la confessione.

Di certo, la scelta di procedere con la carta della nullità o dell’annullamento del matrimonio mette al riparo l’ex coniuge dalle richieste di pagamento di assegni mensili.

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Autore immagine: 123rf com


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