Diritto e Fisco | Editoriale

Lavoro stagionale senza giorno libero: è permesso?

13 Luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Luglio 2018



Al dipendente assunto con contratto stagionale a termine può essere negato il giorno di riposo settimanale?

L’estate, per molti, non è la stagione delle vacanze, ma la stagione del lavoro: sono numerose, infatti, le assunzioni che avvengono durante la stagione estiva, soprattutto nel settore del turismo, del commercio e agricolo. Anche se è molto difficile che il contratto stagionale si trasformi in un contratto a tempo indeterminato, per via della temporaneità delle esigenze alla base dell’attività, questo tipo di rapporto può rappresentare un’ottima modalità d’ingresso nel mondo del lavoro, e dà spesso spazio non soltanto a studenti, operai ed addetti a mansioni esecutive, ma anche a profili di elevata professionalità. In generale, però, si manifesta una certa diffidenza verso questo tipo di contratto, in quanto costringerebbe il lavoratore ad orari prolungati e turni durissimi, senza poter usufruire del giorno di riposo. Ma è veramente così? Il lavoro stagionale senza giorno libero è permesso? Facciamo il punto della situazione sul godimento del giorno di riposo da parte dei lavoratori stagionali.

Che cos’è il lavoro stagionale?

Ricordiamo, in primo luogo, che cos’è e come funziona il lavoro stagionale: il contratto di lavoro stagionale è una particolare tipologia di contratto a tempo determinato, che però, rispetto al rapporto di lavoro a termine, presenta diverse particolarità, che rendono il contratto più elastico e con meno vincoli.

Nel dettaglio, il contratto stagionale non è sottoposto al limite di durata massima complessiva del rapporto di lavoro, pari a 36 mesi, non è soggetto al periodo di pausa tra un contratto e l’altro, né a limiti nel numero dei lavoratori che un’azienda può assumere, e neppure ai contributi aggiuntivi per la disoccupazione previsti per ogni lavoratore a termine.

Quali sono le attività di lavoro stagionale?

Per attività stagionali si intendono, generalmente, le prestazioni lavorative svolte ciclicamente, legate a un determinato periodo (o a più periodi) dell’anno (ad esempio tutte le estati o tutti gli inverni).

Le attività stagionali sono elencate dall’apposito decreto in materia del 1963 [1], che dovrà essere sostituito, secondo le previsioni del codice dei contratti [2], da un decreto del Ministero del lavoro di prossima emanazione; le attività stagionali, comunque, non sono solo quelle elencate dal decreto, ma sono indicate anche all’interno dei contratti collettivi, che lasciano spazio anche a lavori stagionali molto diversi rispetto a quelli tradizionalmente svolti nel turismo, nell’agricoltura o nel commercio.

Per conoscere le attività stagionali nel dettaglio, leggi il nostro approfondimento: Lavoro stagionale, come gestirlo.

Il lavoratore stagionale ha diritto al giorno di riposo?

Il dipendente assunto con contratto di lavoro stagionale, alla pari degli altri lavoratori subordinati, ha diritto a un giorno di riposo. È quanto stabilito dalla Costituzione [3], dal codice civile [4], e dal decreto sull’orario di lavoro [5]. In base alla normativa, nello specifico, il dipendente ha diritto a 24 ore di riposo consecutive settimanali (alle quali si devono aggiungere 11 ore di riposo giornaliero obbligatorio). Le 35 ore di riposo settimanale possono essere però rispettate come media in 14 giorni, secondo la legge.

In buona sostanza, se il dipenente lavora anche nel giorno di riposo settimanale e risulta aver interrotto l’attività per sole 12 ore (ossia per il periodo corrispondente al riposo giornaliero; in questo caso si supera di una sola ora il riposo giornaliero minimo), la settimana successiva avrà diritto a un riposo di 58 ore (pari cioè a 2 giorni e 10 ore), per ristabilire la media settimanale di 35 ore di riposo.

In pratica, chi non beneficia delle 24 ore di riposo settimanale, alle quali vanno aggiunte le 11 ore di riposo giornaliero, deve beneficiare di 48 ore di riposo la settimana successiva (alle quali vanno, ugualmente, aggiunte 11 ore di riposo giornaliero).

I lavoratori stagionali non fanno eccezione a questa regola: è vero che, secondo la legge sull’orario di lavoro, possono essere previste alcune eccezioni alle disposizioni sui riposi settimanali:

  • attività di lavoro a turni, ogni volta che il lavoratore cambi turno o squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di un turno o di una squadra e l’inizio del successivo, di periodi di riposo giornaliero o settimanale;
  • attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata;
  • personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari;
  • ulteriori previsioni differenti stabilite dai contratti collettivi.

Tuttavia, come chiarito dal ministero del Lavoro [6], il diritto al riposo compensativo spetta comunque: in buona sostanza, è possibile organizzare turni di lavoro che prevedano anche più di sei giorni di lavoro consecutivo, purché nell’arco di 14 giorni vi siano 48 ore di riposo.

Che cosa succede se l’azienda non riconosce il giorno libero al lavoratore stagionale?

Nel caso in cui il datore di lavoro non consenta di compensare, col riposo aggiuntivo riconosciuto al lavoratore la settimana successiva, il minor numero di ore di riposo settimanale godute, può essere sanzionato.

Nel dettaglio, le sanzioni alle quali può essere assoggettato il datore di lavoro, per non aver consentito al lavoratore di godere del riposo settimanale, o del riposo compensativo, nella misura stabilita dalla legge, vanno da un minimo di 200 euro ed un massimo di 1.500 euro.

Se però la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori o si è verificata in almeno tre periodi di riferimento, l’importo sale da 800 a 3mila euro. Inoltre, se nella violazione sono coinvolti più di 10 lavoratori o questa si è protratta per almeno cinque periodi, la sanzione va da 2mila a 10mila euro.

Il lavoratore stagionale può rifiutarsi di lavorare la domenica?

Il discorso è differente, invece, per quanto riguarda il lavoro domenicale: se è vero, da un lato, che il lavoratore stagionale ha diritto al riposo settimanale, dall’altro lato il giorno di riposo può benissimo non coincidere con la domenica. Le previsioni di legge, difatti, stabiliscono soltanto che di regola il riposo settimanale debba coincidere con la domenica, ma non necessariamente.

Secondo il decreto sull’orario di lavoro, infatti, il riposo settimanale può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica, ed eventualmente attuato mediante turni, nei seguenti casi:

  • operazioni industriali per le quali si utilizzino forni a combustione o a energia elettrica, per l’esercizio di processi caratterizzati dalla continuità della combustione ed operazioni collegate, nonché attività industriali ad alto assorbimento di energia elettrica ed operazioni collegate;
  • attività industriali il cui processo richieda, in tutto o in parte, lo svolgimento continuativo per ragioni tecniche;
  • industrie stagionali, per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro deterioramento e della loro utilizzazione, comprese le industrie che trattano materie prime di facile deperimento ed il cui periodo di lavorazione si svolge in non più di 3 mesi all’anno, oppure quando nella stessa azienda e con lo stesso personale si compiono alcune di queste attività, con un decorso complessivo di lavorazione superiore a 3 mesi;
  • servizi ed attività il cui funzionamento domenicale corrisponde ad esigenze tecniche o soddisfa interessi rilevanti della collettività, oppure risulta di pubblica utilità;
  • attività che richiedono l’impiego di impianti e macchinari ad alta intensità di capitali o ad alta tecnologia;
  • attività di vendita al minuto ed affini;
  • esercizi di vendita al dettaglio situati in comuni a economia prevalentemente turistica e città d’arte, rivendite di generi di monopolio, esercizi di vendita interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici e alberghieri, esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali, rivendite di giornali, gelaterie e gastronomie, rosticcerie e pasticcerie, esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, sale cinematografiche, nonché le stazioni di servizio autostradali, qualora le attività di vendita siano svolte in maniera esclusiva e prevalente;
  • stabilimenti termali.

In base a quanto esposto, il riposo di 24 ore consecutive può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica al verificarsi di diverse condizioni, ed in ogni caso se si tratta d’industrie stagionali e di servizi e attività il cui funzionamento domenicale deriva da esigenze tecniche, o soddisfa interessi rilevanti della collettività, o risulta di pubblica utilità: è evidente che qualsiasi lecita attività imprenditoriale o commerciale può essere ricompresa in queste categorie.

Di conseguenza il lavoratore stagionale, pur avendo diritto al giorno di riposo, può essere obbligato a lavorare la domenica.

Sul punto si è anche espresso il ministero del Lavoro, che ha precisato che l’individuazione di un giorno di riposo settimanale diverso dalla domenica è lecita, ma non deve contrastare con il principio della periodicità del riposo.

Il lavoratore stagionale è obbligato alla pausa tra un contratto e l’altro?

Se il contratto stagionale viene prorogato, il datore di lavoro non è obbligato a riconoscere al dipendente un periodo di pausa. Lo stesso avviene, per il solo contratto stagionale, ma non per il contratto a termine ordinario, in caso di rinnovo del contratto. Al lavoro stagionale, come anticipato, non si deve infatti applicare il cosiddetto periodo cuscinetto tra un contratto e l’altro, pari a 10 giorni per i contratti di durata minore di 6 mesi ed a 20 giorni per quelli di durata maggiore.

Di conseguenza, se tra un contratto stagionale e l’altro passano meno di 10 o 20 giorni, non si verifica la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Al lavoro stagionale si applica, invece, il numero massimo di proroghe del contratto che possono essere effettuate, pari a 5 in 3 anni (36 mesi) continuativi. Le proroghe saranno probabilmente portate a 4 dal nuovo decreto Lavoro.

note

[1] Dpr n. 1525 del 07.10.1963.

[2] D.lgs 81/2015.

[3] Art. 36 Cost.

[4] Art.2109 cod.civ.

[5] D.lgs. 66/2003.


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