Diritto e Fisco | Editoriale

Ingiuria: come posso tutelarmi?

2 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2018



Se vengo ingiuriato cosa posso fare? Come ottenere il risarcimento del danno? Come dimostrare l’ingiuria? Cosa succede se la frase oltraggiosa è su facebook?

Oramai tutti sanno che nel 2016 il reato di ingiuria è stato abrogato: ciò significa che oggi, se vieni offeso da un amico, un passante o un conoscente, non potrai querelarlo e intraprendere contro di lui un procedimento penale. Questo, però, non vuol dire che tu sia completamente disarmato nei confronti di questa condotta tanto diffusa quanto deprecabile: infatti, potrai pur sempre trascinare in tribunale colui che ti offende e ottenere il risarcimento del danno. Ma v’è di più: se riuscirai a far condannare (in sede civile, si ripete) l’autore dell’ingiuria, egli sarà costretto pure a pagare una multa salata allo Stato. Non una cosa do poco, quindi. Perciò, se sei interessato, prosegui nella lettura: scoprirai cos’è l’ingiuria e come tutelarsi.

Ingiuria: cos’è?

Come anticipato, una legge del 2016 [1] ha eliminato l’ingiuria dal codice penale. Fino a quel momento, la legge puniva con la reclusione fino a sei mesi o con una multa chi offendeva l’onore o il decoro di una persona presente, anche mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla vittima. La pena era aumentata se l’offesa consisteva nell’attribuzione di un fatto determinato o se era commessa in presenza di più persone [2].

Orbene, se il reato di ingiuria oggi non esiste più, ciò non toglie che la definizione appena fornita non sia ancora valida per descrivere la sua condotta tipica. Quindi, anche ora l’ingiuria consiste nell’offesa all’onore o al decoro di una persona che è presente al momento della commissione del fatto; se così non fosse (cioè, se la vittima dell’oltraggio fosse altrove), si avrebbe il diverso reato di diffamazione, ancora punito penalmente.

L’ingiuria, di norma, si concretizza in un’espressione offensiva rivolta direttamente alla vittima; più raramente, può consistere anche in un’azione fisica, come un lieve schiaffo o in una spinta, cioè in un comportamento che non provoca una sensazione di dolore fisico ma che è comunque idonea ad offendere l’onore di una persona.

Ingiuria: come difendersi?

Posto che non è più possibile sporgere querela se si è ingiuriati, ciò non significa che non esistano altre forme di tutela. Se sei stato vittima di ingiuria potrai sempre citare in tribunale chi ti ha offeso. Infatti, non è stato abrogato l’illecito, ma solo la sanzione penale. La condotta continua ad essere vietata, ma ad essa non si applica più la reclusione o la multa, bensì le conseguenze previste dall’azione civile, e cioè:

  • il risarcimento a favore della vittima, secondo quanto il giudice accerterà sulla base del danno effettivamente procurato. In mancanza di elementi certi cui ancorare la quantificazione dell’importo, la liquidazione del danno avverrà in via equitativa, ossia sulla base di quanto appare giusto al magistrato;
  • una multa da cento a ottomila euro, da pagare in favore dello Stato, ma solo all’esito della sentenza civile di condanna. Senza il processo di risarcimento del danno, avviato dalla vittima, il colpevole non è tenuto a versare alcuna sanzione allo Stato.

Di conseguenza, per l’autore dell’ingiuria si prospetta una pesante sanzione civile nel caso in cui venga condannato nel giudizio civile. Il punto, però, è che se sei stato ingiuriato devi dimostrare concretamente il pregiudizio, morale o economico, subito dall’offesa.

Ingiuria: come dimostrarla?

Ecco il punto centrale di tutto il discorso: come dimostrare l’ingiuria? Se l’ingiuria è avvenuta per iscritto, allora sarà possibile recuperare il testo e portarlo in tribunale. In tutti gli altri casi, però, dimostrare l’ingiuria non sarà facile. Si consideri che, mentre nel processo penale la vittima può tranquillamente testimoniare a suo favore (tecnicamente si parla di esame, non di testimonianza), ciò non è possibile nel processo civile, ove sarà per forza necessario citare dei soggetti terzi che hanno assistito all’illecito.

Un ottimo mezzo di prova è la registrazione dell’offesa. Grazie ai moderni smartphone, è oggi possibile registrare facilmente la conversazione che interviene tra più persone. In questo modo, se riuscirai a catturare l’ingiuria a te rivolta, potrai incastrare la tua controparte e ottenere il risarcimento del danno. Puoi utilizzare anche gli screenshot dei messaggi ricevuti sul tuo cellulare, oppure stampare le schermate video del tuo computer: essi fanno piena prova, a meno che non siano contestati da controparte.

Ingiuria online: cosa fare?

La diffusione dei social network ha traslato le condotte tipiche della realtà “fisica” nel mondo virtuale: quello che prima si faceva in piazza o per strada viene ora compiuto in internet. Così, può succedere che tu venga ingiuriato tramite whatsapp oppure su facebook; in questo caso, bisogna distinguere:

  • se il messaggio oltraggioso è rivolto solamente a te, nel senso che solo tu puoi leggerlo (chat privata), allora si tratterà sempre di ingiuria, sanzionabile civilmente;
  • se, al contrario, l’offesa è leggibile da una cerchia, determinata o determinabile, di persone, allora scatterà il diverso reato di diffamazione, per di più aggravata dall’uso di un mezzo di pubblicità. In questa ipotesi potrai procedere sporgendo denuncia/querela presso le autorità (carabinieri, polizia, polizia postale).

In quest’ultimo caso, puoi attivarti affinché l’offesa venga rimossa. Per farlo, dovrai chiedere direttamente a facebook di rimuovere il contenuto lesivo. Per fare questo bisogna segnalare il fatto nei seguenti modi:

  • inviare un’email all’indirizzo abuse@facebook.com;
  • indicare a facebook, tramite la stessa piattaforma, l’autore del commento ingiurioso. A tal fine, sarà sufficiente andare sul profilo di quest’ultimo, cliccare sulla freccetta verso il basso posta in corrispondenza del bottone “messaggio” e poi selezionare “Segnala/blocca”. Di lì, bisognerà spuntare la voce “invia una segnalazione”.

Ricevuto l’avviso, facebook impiegherà poco tempo per accertarsi del contenuto lesivo e bloccarlo o rimuoverlo del tutto. In questo modo, si potrà ottenere una tutela celere in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

Ingiuria: quando si prescrive?

Poiché l’ingiuria è stata ridotta ad un illecito civile a tutti gli effetti, essa si prescrive in cinque anni. Il che significa che la vittima può agire entro tale termine, anche in scadenza dello stesso benché prima non abbia mai compiuto alcuna attività di contestazione, come ad esempio l’invio di una lettera legale.

note

[1] D. lgs. n. 7 del 15.01.2016.

[2] Art. 594 cod. pen. (abrogato).


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