Diritto e Fisco | Editoriale

Siamo tutti schedati: SGR controlla ogni italiano. La rivelazione shock

14 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 gennaio 2013



A Lugano esiste una società che controlla e scheda ogni italiano il cui nome sia stato pubblicato in un giornale o in un atto pubblico; i loro database contengono la storia di oltre mezzo milione di persone. L’unico modo per sfuggire al “grande occhio” è di condurre una vita in totale anonimato. Per poche centinaia di euro è possibile accedere agli archivi e consultarli. Ma tutto ciò è davvero legale?

Le migliori storie nascono con un postino che bussa alla porta. La lettera che mi consegna è anonima. A prima vista la scambio per una richiesta di sostegno da parte di qualche Onlus. Si salva miracolosamente dalla spazzatura. Poi la apro. Comincia così:

Gentile avvocato Angelo Greco, leggendo il suo articolo relativo alla banca dati World Check– il quale mi trova perfettamente d’accordo – mi sono tuttavia reso conto che lei non ha ancora avuto modo di vedere qualcosa di peggio. A me purtroppo è capitato”.

L’indagine nasce da qui.

Esiste una società che ha due porte, un po’ come le banche svizzere. La prima è quella ufficiale: come dominio internet ha scelto l’url “www.antiriciclaggio.ch”. A leggerlo così, su due piedi, lo si scambia per un sito specializzato in questioni commerciali e di sicurezza.

Invece, una volta dentro, il processo di scoperta (e “illuminazione”) è graduale. Si scoperchia innanzitutto il vero nome dell’azienda: SGR Consulting SA.

Un primo messaggio di “benvenuto” farebbe credere di avere a che fare con un servizio rivolto a intermediari finanziari, per evitare di entrare in relazioni d’affari con nominativi coinvolti in gravi reati penali quali quelli di stampo mafioso, camorra, traffico di stupefacenti, truffe, rapine.

SGR Consulting SA è una società attiva  nel campo dell’Antiriciclaggio in Italia e in numerosi paesi europei. All’interno della nostra attività gestiamo l’unica banca dati, focalizzata sul territorio italiano, con oltre 430’000 nominativi coinvolti in reati di natura  patrimoniale a monte del riciclaggio: un utile strumento per implementare il processo di adeguata verifica della clientela”.

Mi spingo più a fondo e scopro che la società controlla, attraverso una rete di “detective” infiltrati nel territorio italiano, tutte le notizie attinenti a condotte penalmente rilevanti, ovunque esse vengano pubblicate: in atti pubblici, in fonti di autorità giudiziarie, nelle sentenze, in riviste, giornali nazionali e finanche quelli locali meno diffusi. Essi seguono, così, passo per passo, l’iter della vita della persona: tanto degli italiani, quanto degli extracomunitari residenti in Italia. Poi tutto passa al setaccio della sede di Lugano. Lì vengono formati gli archivi telematici per nome e per categorie di soggetti: privati, aziende, politici.

Sia che una persona sia stata giudicata, condannata, assolta o semplicemente indagata rimane “schedata” a vita! C’è da non crederci.

Che fine fanno i diritti dell’uomo? Penso all’offesa al diritto all’oblio (quel diritto, cioè, a essere dimenticati dopo aver scontato la dovuta condanna), al diritto alla “non menzione” per i reati minori, il diritto alla privacy. Ci sarebbe da scomodare anche la violazione del diritto d’autore, visto che vengono resi pubblici e distribuiti ritagli di giornali la cui diffusione, riproduzione e distribuzione è coperta dal copyright. E chissà perché, in questi casi, gli editori non si ribellano (magari, se scoprissero che gli stessi procedimenti per diffamazione, in cui ormai si imbattono giornalmente, vengono schedati e conservati, avrebbero qualcosa da ridire).

L’anonimo mittente della lettera prosegue.

Ho ricevuto una chiave test temporanea per accedere a questa banca dati (servizio a pagamento!) e vi ho trovato di tutto e di più. Semplici indaganti, che magari hanno spacciato uno spinello. Persone che stanno svolgendo lavori socialmente utili, perché hanno subito il ritiro della patente, giornalisti per il reato di diffamazione, chi ha rubato un pacco di pasta al supermercato (alla voce “reati vari”), ecc. Verifichi lei stesso. Acceda al sito e chieda un’utentza di prova.

E così faccio.

Sono codici a tempo. Mi danno diritto a un limitato numero di “prove”.

Non posso credere ai miei occhi. Digito il nome di un paio di persone che so aver avuto problemi con la giustizia, le cui indagini però sono state chiuse per assenza di prove. Anche loro sono dentro SGR Consulting. Mi verrebbe da digitare il mio nome, ma il numero di prove a mia disposizione è finito. Meglio così.

Oltre alle persone, vengono monitorate, dal 2008, anche le società. Sono esclusi solo i reati di pedofilia e quelli che non attengono al patrimonio.

C’è una differenza fondamentale tra World Check e SGR. La prima controlla tutto il territorio mondiale e registra circa 900 notizie di reato al giorno. SGR invece controlla prevalentemente il territorio italiano, vantando una raccolta di circa 400 notizie di reato al giorno: l’incidenza ha quindi una capillarità e precisione di gran lunga più millimetrica rispetto a World Check. Anche il furto della mela marcia…

Proseguo nella lettura della missiva shock.

Ci è stato assicurato che, essendo una società svizzera, possono vendere questo servizio perché sono soggetti alle leggi svizzere e non italiane. Addirittura ci hanno consegnato uno specchietto comparativo (che le allego) dove palesemente si evince ciò che sul certificato “carichi pendenti” non si trova: loro invece lo forniscono! Incredibile il fatto che ci sia l’elenco di tutte le fonti giornalistiche monitorate da loro tutti i giorni (circa 200), dalle quali scaricano gli articoli e inseriscono i pdf nella loro banca dati. Hanno un’App disponibile su AppStore, e attraverso un “semaforo” è possibile controllare con il proprio smartphone se il Mario Rossi di turno è un delinquente o meno”.

Mi diverto a leggere delle liste PEP, quelle cioè delle persone esposte politicamente, e immagino quale gran da fare avranno avuto con i nostri amministratori! In questi elenchi si trovano tutti i soggetti che ricoprano o abbiano ricoperto incarichi di rilievo pubblico, sia a livello centrale che locale.

Immagino che questa “due diligence” abbia costi accessibili solo a servizi segreti israeliani o all’F.B.I. Nulla di più sbagliato. Il prezzo è così accessibile che mi viene voglia di acquistare un pacchetto “flat”, senza limiti di quantità.

Non ho pensato a un finale per questo pezzo. Né intendo scriverlo. Voglio che rimaniate, invece, come sono rimasto io: a occhi sbarrati. Nell’ebete posizione di chi, osservando il vuoto, inizia a chiedersi: “E, domani, io?”.

note

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio. Ogni riproduzione riservata.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

6 Commenti

  1. Choccante.si rimane allibiti difronte a questa violazione.tanto da sentirsi violentati.
    E poi parlano e straparlano di Julian Assange!
    La faccio girare.é giusto che se ne parli

  2. NON MI MERAVIGLIO PER NIENTE, ANZI MI SAREI MERAVIGLIATO SE NON CI FOSSE STATO…
    COSA VOLETE FARCI c’è questa situazione e ce la teniamo oppure…appunto, oppure? cosa ?…continuiamo a INDIGNARCI a OFFENDERSI a SBRAITARE a parlarNE e poi…NON sò ditemi prendiamoci per mano e facciamo una colletta poi con questa colletta andiamo a vivere in un paese, in un luogo, dove possiamo vivere con la nostra libertà…con la nostra indipendenza e tutto il resto …

    va bene…?

  3. scusate, ma se i nominativi con annesso reato sono presi da fonti pubbliche, aritcoli di giornale, pubblicazioni di sentenze ecc., non vedo dove sta il problema. E’ un normale servizio per chi svolge attività economica in un paese, l’Italia, nel quale il marcio parte dal Parlamento e dalle istituzioni

  4. Quello che vorrei dire in merito è’ un discorso troppo lungo è complesso da potersi affrontare seriamente fare su un sito/blog; però, due parole al volo mis sento di dirle. Si, convengo che ci sono violazioni di qualche norma, diritti, procedura etc. etc. Però ritengo anche giusto far notare che noi continuiamo a pensare, ragionare, dibattere sempre più e sempre più spesso dei diritti (all’oblio, alla privacy, alla raccolta dei dati sensibili…..) , pronti a indignarci per queste angherie-violazioni che quotidianamente scopriamo. Però mi sembra che così facendo ci occupiamo sempre meno dei doveri che abbiamo noi e che hanno gli altri. Bè, legge o non legge, regole o non regole direi molto semplicisticamente che, voi non fate niente di male, non violate diritti, non compiete azioni illegali e , vedrete, non sarete mai inseriti in qs “data base” o altri. C’è un vecchio detto: male non fare paura non avere…ecco pensiamo a quello e difendiamo, una volta tanto, i diritti delle persone offese dai comportamenti schedati in quella banca dati e, in generale, delle persone per bene.

  5. Qualche anno fa ho avuto modo di conoscere un’avvocato, molto anziano, che presenziando all’evento dell’ attuazione della legge sulla privacy così detto d.lgs 196/2003 o trattamento dei dati, ebbe a proferire: ” abbiamo atteso anni per avere una legge sulla privacy, invece bastava dire che il servizio già erogato costerà semplicemente di più.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI