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e-Shop dalla A alla Z – Il trader

10 Novembre 2011
e-Shop dalla A alla Z – Il trader

Analizziamo gli obblighi posti dalla legge  a carico del venditore online (cosiddetto trader).

Proseguendo la trattazione sull’e-shoop iniziata in un precedente articolo – che aveva analizzato la posizione dell’acquirente – verifichiamo ora, sempre con il consueto approccio pratico e casistica, tutte le norme che deve rispettare il venditore (o trader).

Chi è il trader?

Il trader è colui che vende un prodotto o un servizio on line.

La figura del trader rispecchia quella del commerciante, che avvia un’attività economica rivolta alle imprese, ai privati oppure a entrambi. Si parla di business to business (b2b) nel caso di vendite all’ingrosso e di business to consumer (b2c) nel caso di vendita al dettaglio.

Cos’è il b2b?

Con il business to business, il trader intrattiene relazioni economiche solo con le aziende. È quindi obbligato a iscriversi presso il registro delle imprese e a dichiarare di essere in possesso dei requisiti morali e professionali previsti dalla legge [1].

Cos’è il b2c?

Nel caso di business to consumer, l’impresa si occupa di vendere al dettaglio ed è soggetta a una normativa [2] che consente di dare seguito a un tipo di vendita definita “per corrispondenza”. Colui che desideri iniziare un’attività del genere dovrà inviare una comunicazione al proprio Comune di residenza, se persona fisica, oppure al Comune ove è posta la sede legale, se società.

La Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome ha approvato il Modello Com6bis, destinato alla comunicazione per intraprendere l’attività di vendita online. Decorsi 30 giorni dall’invio di questo modello al Comune, in mancanza di dichiarazioni ostative da parte di quest’ultimo, l’attività di commercio online può essere iniziata, in base al principio del silenzio assenso.

Nel caso in cui il trader voglia vendere sia al dettaglio (b2c) che all’ingrosso (b2b), oltre a effettuare gli adempimenti tipici per ogni singola attività, deve strutturare il sito in modo da tenere distinte le due aree. Nella vendita online, dunque, non vige la stessa normativa che vieta, come nel caso delle ordinarie attività commerciali, la vendita congiunta all’ingrosso e al dettaglio nello stesso negozio.

Affinché la sua attività sia remunerativa e i costi di avviamento e di gestione contenuti, il trader deve compiere alcune attività, qui di seguito elencate.

[1] Art. 5 del D.Lgs. n. 114/1998.

[2] Art. 18 del D.Lgs. n.114/1998.

1) Indagini di mercato

Prima di avviare l’attività di commercio elettronico, è opportuno che il trader raccolga alcune informazioni al fine di capire i gusti, le esigenze e le istanze dei suoi potenziali clienti.

Deve capire se il servizio o il bene che offre è richiesto sul mercato e quale fascia di clienti è più propensa all’acquisto del suo prodotto.

Se il bene non è richiesto sul mercato, il trader non deve per questo demoralizzarsi, perché la scarsa richiesta di quel prodotto o servizio potrebbe dipendere dall’incapacità dei venditori già nel mercato (è il caso del commerciante cinese che non riesce a vendere i prodotti in Europa perché non conosce la lingua inglese).

Il trader deve osservare i potenziali acquirenti e capire qual è il target di clientela che potrebbe essere interessata al suo prodotto.

Il trader, oltre a fare degli studi di mercato, deve approcciarsi alla vendita del suo prodotto o servizio con dedizione, conoscenza e piena consapevolezza dei limiti del bene che vende. In altre parole, non basta avviare un sito di e-commerce per essere trader.

Tra le indagini di mercato rientra anche lo studio dei potenziali concorrenti. Gli elementi di maggiore interesse sono: prezzo che applicano, pagamenti dilazionati, metodi di pagamento (PayPal, assegni, contanti, carte di credito, bonifico bancario, contrassegno, ecc.), servizio di assistenza, garanzia, contatti che forniscono al cliente (e-mail, contatti telefonici, numeri verde, ecc.).

2) Aprire una propria pagina internet

Al fine di creare il proprio portale, è utile rivolgersi a un WebDesign o WebMarketing che offra al cliente un piano di start-up per il suo negozio virtuale.

Aprire una pagina comporta l’acquisto di un nome a dominio. È preferibile che quest’ultimo corrisponda al nome dell’attività commerciale cibernetica che s’intende avviare.

Dopo aver acquisito un nome a dominio, bisogna poi acquistare un account di hosting e autoresponder. Il primo attiene a un canone mensile che deve essere pagato al fine di mantenere il dominio. Invece, l’autoresponder consente di mantenere i rapporti con i propri clienti (attraverso risposte immediate e dirette e con un sistema di catalogazione) al fine di assisterli e incentivarli all’acquisto, anche in un momento successivo rispetto alla prima vendita.

3) Scelta della forma giuridica dell’attività commerciale virtuale

Gli adempimenti da effettuare dipendono dal tipo di attività svolta e dalla forma giuridica che il trader vuole attribuire a essa (ditta personale, società di persone o di capitali).

3.1 Impresa Individuale

Gli adempimenti da fare per avviare un’impresa individuale sono svariati. Alcuni di questi li abbiamo già visti perché comuni sia all’impresa individuale che societaria. In particolare, è necessario:

1) aprire una partita I.V.A.;

2) munirsi, se necessario, dei permessi comunali;

3) dare comunicazione della D.I.A. alla Camera di Commercio;

4) contattare l’I.N.P.S. ai fini contributivi.

3.2 Società di persone

Le società di persone sono: la Società Semplice (S.S.), la Società in Nome Collettivo (S.N.C.) e la Società in Accomandita Semplice (S.A.S.). Per aprire una società di persone si deve:

1) autenticare dal notaio la firma apposta sulla scrittura privata;

2) registrare dal notaio l’atto di iscrizione nel Registro delle Imprese;

3) inoltrare la richiesta di partita I.V.A. e l’attribuzione del codice fiscale all’Agenzia delle Entrate o, nel caso di impresa soggetta a registrazione nel registro delle imprese, alla Camera di Commercio;

4) munirsi (a seconda della società) dei relativi permessi societari;

5) inoltrare la D.I.A. alla Camera di Commercio;

6) dare comunicazione all’I.N.P.S. per il pagamento dei contributi dei soci, se dovuti.

3.3 Società di capitali

Per costituire una società di capitali, il trader deve compiere i seguenti adempimenti:

1) recarsi da un notaio per la costituzione della società;

2) versare subito i 3/10 del capitale sociale sottoscritto;

3) registrare e depositare l’atto, ad opera del notaio, presso il Registro delle Imprese;

4) chiedere l’attribuzione della partita I.V.A., che varrà anche da codice fiscale;

5) munirsi, se necessario, dei permessi comunali;

6) dare comunicazione dell’inizio d’attività alla Camera di Commercio;

7) dare comunicazione all’I.N.P.S. per il pagamento dei contributi dei soci, se dovuti.

Le società di capitali devono avere dei requisiti patrimoniali minimi: per le società a responsabilità limitata (S.R.L.), il capitale sociale minimo è di € 10.000,00, per le società per azioni (S.P.A.) il capitale sociale minimo è di € 100.000,00.

4) Attribuzione della partita I.V.A.

Tra i primi adempimenti che il trader deve compiere, rientra quello di chiedere la partita I.V.A. I modelli da compilare per richiedere la partita I.V.A. sono reperibili gratuitamente sul sito dell’agenzia delle entrate www.agenziaentrate.gov.it

5) Adempimenti presso la Camera di Commercio

La registrazione da compiere presso la Camera di Commercio dipende essenzialmente dal tipo di attività svolta, perché questa cambia se il soggetto è artigiano, società di persone o di capitali. Non tutte le attività economiche devono registrarsi, come avviene nel caso delle libere professioni.

Il legale rappresentante che provvede a iscrivere la società deve essere dotato della c.d. firma digitale, che è un sistema di firma compatibile con i sistemi informatici.

6) Adempimenti presso gli enti previdenziali

L’inizio dell’attività commerciale virtuale deve essere comunicata all’ente previdenziale competente per territorio e per tipologia d’azienda, tenendo conto della forma giuridica. Dopo l’iscrizione, l’I.N.P.S. comunicherà quanto si dovrà versare a titolo contributivo.

Nonostante l’esistenza e l’attuazione di quanto sopra detto, il commercio online è attualmente privo di una normativa organica e unitaria nel campo previdenziale. Si applicano, pertanto, le regole generali previste per i soggetti operanti nel settore del commercio.

7) Termini per consegnare la DIA

Quando si avviano delle attività economiche nel territorio italiano, il titolare dell’attività, nella fattispecie il trader, deve presentare la dichiarazione d’inizio attività nel termine di trenta giorni dall’inizio dell’attività stessa (D.I.A.).

Anche in caso di variazione dei dati o di cessazione dell’attività si deve dare comunicazione, entro il suddetto termine, dell’evento modificativo o estintivo dell’attività.

Quale la normativa il trader online deve rispettare?

In caso di commercio elettronico, i principi base sono dettati dalla normativa sulle vendite a distanza [1] e dal codice del consumo [2]. Non mancano, tuttavia, i richiami agli articoli del codice civile.

[1] D.lgs. 185 del 22 maggio 1999.

[2] D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

Quali informazioni deve fornire al consumatore il trader online?

Il codice del consumo attribuisce al trader una serie di doveri da rispettare per non incorrere in sanzioni amministrative o penali.

Il consumatore ha il diritto di ricevere, da parte del commerciante, le seguenti informazioni [1]:

1)    identità del fornitore e, in caso di pagamento anticipato, l’indirizzo del fornitore;

2)    prezzo del bene o servizio, comprensivo di tasse e imposte;

3)    spese di consegna;

4)    modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di ogni altra forma di esecuzione del contratto;

5)    esistenza del diritto di recesso;

6)    modalità e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;

7)    costo dell’utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza, quando è calcolato secondo criteri diversi dalla tariffa di base;

8)    durata della validità dell’offerta e del prezzo;

9)    durata minima del contratto in caso di contratti per la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi a esecuzione continuata o periodica.

Le informazioni sopra riportate devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, osservando i principi di buona fede e lealtà in materia di transazioni commerciali [2].

[1] Art. 3 c. 1, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 52 c. 1, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

[2] Art. 3 c. 2, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 52 c. 2, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

Come devono essere date queste informazioni?

Il consumatore deve ricevere le informazioni per iscritto o su altro supporto duraturo a sua disposizione e a lui accessibile [1].

[1] Art. 4 c. 1, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 53 c. 1, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

Cos’è il diritto di recesso?

È la possibilità che ha il consumatore di recedere, senza motivazione alcuna, dal contratto concluso fuori dai locali commerciali.

Il commerciante deve informare per iscritto il consumatore della possibilità per questi di esercitare il diritto di recesso, mettendolo a conoscenza [1]:

1)    dei termini, delle modalità e delle eventuali condizioni per esercitare il diritto di recesso;

2)    del soggetto nei cui riguardi va esercitato il diritto di recesso e del suo indirizzo o, se si tratti di società o altra persona giuridica, della denominazione e della sede della stessa, nonché del soggetto al quale deve essere restituito il prodotto eventualmente già consegnato, se diverso.

[1] Art. 47 c. 1, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

Entro quanto tempo può essere esercitato il diritto di recesso?

Il diritto di recesso può essere esercitato entro dieci giorni lavorativi a decorrere [1]:

1)    per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore;

2)    per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto.

Nel caso in cui il commerciante non abbia provveduto a fornire al consumatore le informazioni per iscritto o per mezzo di un supporto duraturo, il diritto di recesso è di tre mesi a decorrere [2]:

1)    per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore;

2)    per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto.

Il diritto di recesso si esercita con l’invio, entro il termine previsto, di una comunicazione scritta all’indirizzo della sede del fornitore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex e facsimile, a condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le 48 ore successive [3].

Nel caso di avvenuto recesso, il commerciante deve restituire per intero le somme versate dal consumatore [4].

[1] Art. 5 c. 1, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 65 c. 2, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

[2] Art. 5 c. 2, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 65 c. 3, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

[3] Art. 5 c. 4, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 64 c. 3, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

[4] Art. 5 c. 7, D.lgs. 185 del 22 maggio 1999 e Art. 67 c. 4, D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

In caso di violazione della legge, quali sanzioni rischia il trader?

Nel caso di mancato rispetto della normativa sopra elencata, il commerciante incorre nelle seguenti sanzioni:

1)    salvo che il fatto costituisca reato, il fornitore che contravviene alle norme di cui alla presente sezione ovvero che ostacola l’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore ovvero che non rimborsa al consumatore le somme da questi eventualmente pagate, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria, per ciascuna violazione, da € 5.000,00 a € 50.000,00 [1];

2)    nei casi di particolare gravità o di recidiva, i limiti minimo e massimo della sanzione indicata al comma l sono raddoppiati [2].

di dott. SALVATORE FRANCESCO PANZA

[1] Art. 67 septies-decies c. 1 D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.

[2] Art. 67 septies-decies c. 2 D.lgs. 206 del 6 settembre 2005.




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