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Pensione anticipata 2019: che cosa cambia

15 settembre 2018 | Autore:


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Pensione anticipata ordinaria, quota 100, quota 41, a 64 anni, precoci, lavori usuranti e notturni, Ape, opzione Donna: requisiti 2019.

Aumentano di 5 mesi, nel 2019, i requisiti per accedere alla pensione anticipata, sia ordinaria che agevolata: dal 1° gennaio 2019, dunque, sarà possibile uscire dal lavoro con 43 anni e 3 mesi di contributi (42 anni e 3 mesi per le donne), oppure con 64 anni di età e 20 anni di contributi o, ancora, con 41 anni e 5 mesi di contributi se si è lavoratori precoci. La pensione anticipata, poi, potrà essere raggiunta anche col cumulo gratuito dei contributi accreditati in gestioni previdenziali diverse. Sono in arrivo, però, nuove agevolazioni: per il 2019, difatti, è prevista l’introduzione della nuova pensione anticipata quota 100, con un minimo di 62 anni di età. La pensione anticipata quota 41, che potrà, come appena osservato, essere raggiunta con 41 anni e 5 mesi di contributi, dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori che non sono precoci e diventare pensione quota 41 e 6 mesi. Dovrebbe essere anche prorogata l’opzione Donna ed introdotta una nuova salvaguardia, la nona. Durante tutto il 2019 sarà ancora possibile richiedere l’Ape volontario e resteranno invariati i requisiti per la pensione di anzianità dei lavoratori precoci, mentre ancora non si sa se sarà prorogato l’Ape sociale.

Infine, sarà introdotta la pensione di cittadinanza da 780 euro al mese, in attesa del reddito di cittadinanza vero e proprio. Facciamo allora il punto completo della situazione sulla pensione anticipata 2019: che cosa cambia, nuovi requisiti, quali nuove pensioni agevolate saranno introdotte e quali cancellate.

Pensione anticipata ordinaria 2019

Nel 2019 potrà usufruire della pensione anticipata chi potrà far valere, tra tutte le gestioni previdenziali alle quali è o è stato iscritto, un totale di contributi pari a:

  • 43 anni e 3 mesi, se uomo;
  • 42 anni e 3 mesi, se donna.

Il requisito dovrebbe successivamente aumentare di 3 mesi ogni biennio, a meno che non siano riscontrati incrementi della speranza di vita in misura differente a quelli previsti; nel caso in cui sia riscontrato un calo della speranza di vita, il requisito non subisce aumenti.

La pensione anticipata ordinaria, come la generalità dei trattamenti pensionistici, è calcolata col sistema:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • interamente contributivo, per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Non sono applicate penalizzazioni.

Pensione anticipata quota 100

La pensione anticipata quota 100, che dovrebbe essere introdotta a breve, prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione posseduta, è pari a 100. Non tutti coloro la cui quota è pari a 100, comunque, potranno pensionarsi con la quota 100, ma potrà ottenere il trattamento solo chi possiede un requisito di età minimo pari a 62 anni. Secondo una differente proposta, sarebbe invece necessario un requisito di età pari a 64 anni e di contribuzione pari a 36 anni.

Una proposta ancora diversa, la cosiddetta quota 100 selettiva, riserverebbe questa pensione a specifiche categorie di lavoratori, come gli esuberi, abolendo però i limiti legati ad età e contribuzione minima.

Recentemente, il ministro Salvini ha affermato che la quota 100 sarà operativa a breve e che avrà, come unico limite, un’età minima pari a 62 anni. Entro il 2021, sarà abolito anche il limite di età.

Come si calcola la quota 100?

Per quanto riguarda il calcolo della pensione, nelle più recenti proposte è stato previsto il ricalcolo contributivo, per le annualità che partono dal 1996. Non si tratta di un calcolo contributivo dell’intero trattamento, dunque, ma di un calcolo parziale, delle sole quote di pensione dal 1° gennaio 1996 in poi. Questa novità non cambierà nulla per quei contribuenti che hanno diritto al calcolo misto della pensione (retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, in quanto possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995), ma potrebbe portare delle penalizzazioni tutt’altro che irrilevanti per chi, possedendo almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, ha diritto al calcolo retributivo della prestazione sino al 31 dicembre 2011.

Nella generalità dei casi, il calcolo contributivo della pensione risulta infatti penalizzante, rispetto al calcolo retributivo, perché, mentre quest’ultimo si basa sugli ultimi redditi, o sui redditi migliori, il calcolo contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa. Nel calcolo retributivo si prendono in considerazione gli stipendi, che vengono rivalutati con appositi coefficienti, mentre col calcolo contributivo si prendono in considerazione i soli contributi, che vengono rivalutati secondo l’andamento del Pil italiano (quindi gli incrementi del capitale sono molto bassi).

Tuttavia, ci sono dei casi in cui conviene maggiormente il calcolo contributivo, rispetto al retributivo: questo accade, ad esempio, quando la gestione Inps presso cui è iscritto il lavoratore prende in considerazione non i redditi migliori, ma gli ultimi anni di reddito o retribuzione, e la media delle ultime retribuzioni crolla al termine della vita lavorativa.

Un’ulteriore recente proposta prevedrebbe il ricalcolo contributivo integrale per la quota 100.

Pensione anticipata lavoratori precoci 2019

I lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi versati prima del 19° anno di età, possono ottenere la pensione anticipata con 41 anni e 5 mesi di contributi, se appartengono a una delle categorie salvaguardate: disoccupati, invalidi in misura almeno pari al 74%, caregiver (coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare entro il 2° grado convivente, con handicap grave) e addetti ai lavori gravosi.

Per ciascuna di queste categorie sono previsti dei requisiti specifici, al fine di ottenere la pensione anticipata precoci. Per chi perfeziona i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2018, c’è tempo sino al 1° marzo 2019 per inviare la domanda, anche se potranno essere prese in considerazione domande tardive sino al 30 novembre 2019. Per chi perfeziona i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2019, ci sarà tempo sino al 1° marzo 2020 per inviare la domanda, e resterà aperta la valutazione delle domande tardive sino al 30 novembre 2020, e così via, di anno in anno, in quanto il beneficio è strutturale.

Pensione anticipata quota 41 e 6 mesi

La possibilità di ottenere la pensione con 41 anni e 5 mesi di contributi, in base alle attuali proposte, dovrebbe essere estesa alla generalità dei lavoratori, innalzando però il requisito a 41 anni e 6 mesi. Non sono previsti limiti di età per l’accesso alla pensione quota 41 e 6 mesi, ma non si sa ancora se l’intervento potrà essere attuato nel 2019 o nel 2020.

Pensione anticipata a 64 anni

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può ottenere, nel 2019, la pensione anticipata a 64 anni di età. Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva, che potrà essere ottenuta, nel 2019, con i seguenti requisiti:

  • almeno 64 annidi età;
  • almeno 20 anni di contributi;
  • un assegno di pensione pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè pari a 1268,40 euro mensili (valore valido per l’anno 2018; non è ancora possibile sapere se nel 2019 l’assegno sociale, attualmente pari a 453 euro, sarà incrementato).

Ricordiamo che i lavoratori che hanno diritto al calcolo integralmente contributivo della pensione e che possono richiedere la pensione anticipata contributiva sono coloro che:

Proroga opzione Donna

Nel 2019, con tutta probabilità, sarà prorogata l’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, per potersi pensionare con opzione Donna devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna si vorrebbe rendere strutturale questo trattamento, rendendo così possibile ottenere la pensione per tutte le lavoratrici con un minimo di 57 anni e 7 mesi (o 58 anni e 7 mesi) di età, eventualmente adeguabili all’aspettativa di vita, e 35 anni di contributi.

Altre proposte parlano invece di un’età più elevata per accedere all’opzione donna, pari a 63 anni, ma con minori penalizzazioni legate al calcolo della pensione.

Nona salvaguardia

Tra i vari interventi volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero è stata ipotizzata anche la proroga, per il 2019, degli interventi di salvaguardia.

In particolare, dovrebbe essere attuata una nona salvaguardia per consentire la pensione con le vecchie regole, cioè con le regole precedenti all’entrata in vigore della Legge Fornero: di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, si sono difatti succeduti otto decreti di salvaguardia.

La nona salvaguarda dovrebbe tutelare le stesse categorie beneficiarie dell’ultima salvaguardia, ossia:

Ape volontario 2019

Nel 2019 potrà ancora essere richiesto, inoltre, l’Ape volontario, ossia l’anticipo pensionistico che consente l’uscita dal lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, il cosiddetto prestito pensionistico, un finanziamento che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

Il trattamento è esentasse: ciò significa che l’assegno ricevuto mensilmente a titolo di Ape non ha trattenute tributarie, non essendo gravato dalle imposte.

L’Ape volontario, al contrario dell’Ape sociale, cioè all’anticipo a carico dello Stato, non è uguale alla futura pensione (con il tetto massimo di 1500 euro), ma può arrivare:

  • al 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • all’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • all’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • al 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

L’Ape volontario determina un taglio della futura pensione: la penalizzazione non è soltanto dovuta ai costi di restituzione di prestito pensionistico, ma anche all’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza e al contributo per il fondo di garanzia.

Proroga Ape sociale

Non si ancora, invece, se sarà prorogato l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato. L’ultima possibilità di inviare le domande per quest’agevolazione scadeva il 15 luglio 2018, ma si possono inviare domande tardive sino al 30 novembre 2018. Per sapere quali sono i requisiti necessari per accedere all’agevolazione: Ape sociale, i requisiti.

Pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni

Restano infine invariati, nel 2019, i requisiti per accedere alla pensione agevolata a favore degli addetti a mansioni usuranti e turni notturni. Questa pensione di anzianità, lo ricordiamo, si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Per saperne di più: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Pensione di cittadinanza

Il 2019 vedrà anche l’operatività del reddito di cittadinanza , un sussidio a favore di tutti coloro che si trovano sotto la soglia di povertà. L’intervento sarà attuato in due fasi: dal 2019, tutte le pensioni basse si trasformeranno in pensione di cittadinanza ed aumenteranno a 780 euro al mese; successivamente, tutti i cittadini senza redditi, o con redditi sotto la soglia di povertà, avranno diritto al reddito di cittadinanza da 780 euro al mese. L’attuazione in due fasi non è dovuta all’assenza di risorse, come chiarito dalla viceministro all’Economia Laura Castelli, ma alla necessaria riforma dei centri per l’impiego, che richiederà circa 4 mesi di tempo. Senza la riforma dei centri per l’impiego, riconoscere il reddito di cittadinanza non sarebbe possibile, in quanto il sussidio è subordinato all’adesione, da parte dei beneficiari, a misure di politica attiva del lavoro. I disoccupati, in pratica, dovranno impegnarsi, supportati dai centri per l’impiego riformati, nella ricerca attiva di lavoro, nella frequenza di corsi di formazione e dovranno lavorare per 8 ore alla settimana a favore del Comune di residenza.

Quest’impegno non è invece richiesto per la pensione di cittadinanza, in quanto la misura interessa i soli pensionati, non più in età lavorativa. La pensione di cittadinanza dovrebbe sostituire sia l’integrazione al trattamento minimo, che ad oggi ammonta a 507,42 euro al mese, che le maggiorazioni sulla pensione, come la maggiorazione sociale e l’incremento al milione: considerando che ad oggi la pensione minima, comprensiva di integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale e incremento al milione, può arrivare a 643,86 euro mensili, la differenza con la pensione di cittadinanza non sarebbe enorme. La misura, in ogni caso, dovrebbe essere applicata sia alle prestazioni previdenziali, come la pensione di vecchiaia o anticipata, che alle prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale.

Per approfondire: Pensione di cittadinanza 2019.

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2 Commenti

  1. Salve, tra le tante tipologie di trattamenti pensionistici, non si parla mai dei trattamenti di fine rapporto o fine servizio, della disparità di chi dopo aver maturato una contribuzione di anni 43 e 4 mesi (lavoro iniziato da precoce), chiedo di usufruire del cumulo gratuito e per avere la famosa liquidazione, devo attendere nel mio caso più di 5 anni per il raggiungimento dell”età pensionabile.

  2. salve sono infermiere assunto il 28 marzo 1979 a tutt’oggi faccio ancora i turni e + di 80 notti l’anno ho inviato tramite ‘patronato la matricola di 12 mesi di militare ho + di 62 anni 63 ad aprile prossimo posso fare domanda di pensione anticipata grazie

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