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Lo sai che? Poker: quando non è legale?

Lo sai che? Pubblicato il 3 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 luglio 2018

Giocare a poker è reato? Cos’è il gioco d’azzardo? Il poker online è legale? Qual è la differenza tra cash game e torneo?

Texas Hold’em, Omaha, telesina, all’italiana: non si tratta di piatti tipici della tradizione nostrana o internazionale, bensì di differenti varianti di poker. Da qualche anno, il gioco di carte per eccellenza sta vivendo un momento magico, una vera e propria seconda giovinezza dovuta alla diffusione dei giochi online e alla pubblicizzazione operata dalle trasmissioni tv. Quando si parla di poker, però, ci si dimentica spesso che si tratta di un gioco d’azzardo, cioè di un gioco che fa del rischio una componente essenziale. L’ordinamento italiano prevede una precisa regolamentazione per tutti i giochi che possono essere definiti d’azzardo. La normativa riguarda non soltanto le attività che fisicamente si svolgono nelle sale da gioco o nei circoli, bensì anche quelle cui si può avere accesso online, attraverso la classica connessione internet. Ma procediamo con ordine e vediamo, nello specifico, quando il poker non è legale.

Gioco d’azzardo: è reato?

Prima di vedere quando il poker non è legale, dobbiamo necessariamente affrontare il tema del gioco d’azzardo: il poker, infatti, rientra in questa grande categoria e, per capire se è legale o meno, dobbiamo approfondire l’argomento. Secondo il codice penale, è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a 206 euro chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero in circoli privati di qualunque specie, propone un gioco d’azzardo o lo agevola [1]. La legge punisce anche chi è colto a prendere parte al gioco d’azzardo, punendolo con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro [2]. La pena è aumentata per tutti coloro che sono sorpresi a partecipare al gioco d’azzardo in una casa da gioco o in un pubblico esercizio, ovvero per tutti coloro che hanno messo in gioco poste economicamente rilevanti. In caso di condanna per l’una o l’altra contravvenzione, è sempre ordinata la confisca del denaro esposto nel gioco e degli oggetti ad esso destinati.  Ma quando un gioco può definirsi d’azzardo?

Gioco d’azzardo: cos’è?

Sempre il codice penale fornisce la definizione di gioco d’azzardo: sono tali quelli nei quali, ricorrendo il fine di lucro, la vincita o la perdita è esclusivamente o quasi esclusivamente rimessa a fattori di aleatorietà [3]. Un gioco può definirsi aleatorio quando è rischioso, imprevedibile, dall’esito incerto: in buona sostanza, appunto, d’azzardo.

Il gioco d’azzardo è (tendenzialmente) illegale perché, come noto, crea dipendenza patologica. La ludopatia è diffusissima ed è causa di conseguenze spesso tragiche. Inoltre, il divieto è posto a presidio dell’ordine pubblico, poiché si ritiene che la pratica di queste attività possa essere fonte di disordini e reati. Per questi motivi, il gioco d’azzardo è proibito, o meglio, è regolamentato in modo tale che possa essere praticato soltanto quando autorizzato dallo Stato.

Poker: è gioco d’azzardo?

Il poker è senz’altro un gioco d’azzardo. Se non bastasse a stabilirlo la prevalenza degli elementi fortunosi su quelli di abilità, a confortare quanto detto soccorre una vecchia legge del 1931 che si occupa, tra le altre cose, di regolamentare gli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici che riproducono virtualmente giochi comuni (come quelli di carte) presenti nei locali pubblici o aperti al pubblico. A tal proposito, la legge afferma che le console tipiche delle sale giochi non possono mai riprodurre, neanche in parte, il gioco del poker, né le sue regole principali [4]. Tale divieto ricorre anche quando la vincita non consista in una somma di danaro bensì nella prosecuzione della partita intrapresa con l’iniziale spendita del gettone.

Poker: è legale?

Quanto abbiamo appena detto non significa che l’esercizio di un gioco rischioso o aleatorio come il poker sia sempre illegale. Il gioco è un settore riservato esclusivamente allo Stato: la legge dice che l’organizzazione e l’esercizio di giochi di abilità che prevedono una vincita di qualsiasi tipo e per la cui partecipazione sia richiesto un pagamento in denaro sono riservati allo Stato [5].

Scopo della norma è quello di impedire l’infiltrazione, all’interno dell’esercizio dei giochi aleatori, di associazioni criminali; nonché di tutelare la dignità e la salute dei giocatori da un possibile abuso di queste attività. Inoltre, è facile immaginare che anche le casse dell’erario ne beneficino.

Pertanto, il gioco d’azzardo è legale (e, quindi, lo è anche il poker)  ogni volta che ottiene l’assenso dello Stato; ciò accade in due circostanze:

  • il gioco è gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Aams) che ha il compito di controllare i giochi più praticati, come il Lotto, il Superenalotto, il Gratta&Vinci, i giochi online;
  • il gioco è gestito da privati (normalmente grandi società) autorizzati dallo Stato. Si tratta delle case da gioco vere e proprie, ovvero dei casinò; in Italia sono solamente quattro: quello di Sanremo, di Campione d’Italia, di Venezia e di Saint Vincent.

Oltre a queste ipotesi, il poker è legale quando non costituisce gioco d’azzardo, cioè tutte le volte in cui nella variante praticata l’abilità prevale sulla (o equivale alla) componente fortunosa. Nello specifico, il poker è aleatorio e, quindi, costituisce gioco d’azzardo illegale quando ogni puntata è fatta direttamente con i soldi e non con le fiches; si tratta, in poche parole, del cosiddetto cash game. Al contrario, quando nei tornei c’è una quota d’iscrizione fissa uguale per tutti i giocatori, ai quali viene consegnata la stessa quantità di fiches senza controvalore in denaro e il montepremi è stabilito in partenza, non si potrà parlare di gioco d’azzardo; classico esempio sono i tornei di Texas Hold’em freezeout senza rebuy.

Poker online: quando è legale?

Nell’era di internet, il gioco del poker ha trovato una nuova dimensione nella realtà digitale, riscuotendo un successo davvero eclatante.  Il problema è che non tutte le rooms, cioè i siti internet e le stanze da gioco virtuali, sono legali. Ed infatti, secondo la legge finanziaria del 2006 [6], soltanto i siti autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli possono legalmente consentire l’esercizio del gioco del poker. Pertanto, è sempre l’Aams, anche nel caso di piattaforma virtuale, a rilasciare agli operatori in possesso di determinati requisiti una licenza per l’esercizio del gioco del poker.

Sebbene con successivi provvedimenti lo Stato abbia parzialmente liberalizzato l’esercizio di giochi aleatori, consentendo anche la pratica del poker in forma diversa dal torneo (cosiddetto poker cash) [7], è pur sempre richiesta l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’Aams, inoltre, redige periodicamente una lista dei siti da oscurare perché illegali, cioè privi della prescritta autorizzazione.

Detto ciò, talvolta gli utenti preferiscono le rooms straniere a quelle italiane. I motivi sono i più disparati: il giocatore può ritenere più conveniente giocare su una piattaforma estera piuttosto che su una italiana debitamente autorizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; oppure lo fa perché i casinò virtuali italiani non offrono tutte le esperienze di gioco presenti oltre confine. Questa scelta ha delle ripercussioni di duplice ordine:

  1. l’utente italiano che gioca sulla piattaforma straniera non potrà invocare, nel caso di malfunzionamento o, addirittura, di truffa, la tutela offerta dalla normativa italiana;
  2. l’erario non può beneficiare degli introiti derivanti dal gioco, né tassare le vincite.

note

[1] Art. 718 cod. pen.

[2] Art. 720 cod. pen.

[3] Art. 721 cod. pen.

[4] Art. 110, comma 6, R.D. 773/1931.

[5] Art. 1, Decreto legislativo n. 496/1948.

[6] Legge n. 266/2005.

[7] Legge n. 248/2006 e legge 77/2009.

Autore immagine: Pixabay.com


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