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News Controlli fiscali: arriva il nuovo redditometro

News Pubblicato il 4 luglio 2018

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Accertamenti sintetici: un nuovo strumento, più evoluto e in linea con i consumi dei contribuenti. Il tutto dopo aver sentito l’Istat.

Non andrà in soffitta come promesso, ma sarà aggiornato il redditometro, lo strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per effettuare i controlli fiscali di tipo “sintetico”, quelli cioè basati sullo scostamento tra reddito dichiarato ed accertato. Sono queste le novità del decreto “Dignità” appena approvato dal Governo. Arriva un nuovo redditometro, quindi, che promette controlli fiscali più pertinenti e anche, probabilmente, più incisivi. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Accertamento sintetico

L’accertamento sintetico mette a confronto il reddito “denunciato” con l’annuale dichiarazione dei redditi con quello accertato dal fisco mediante l’acquisto di beni e servizi. Se il contribuente dovesse spendere più di un quinto rispetto a quello che ha guadagnato, si attiva il procedimento di verifica. 

Come chiarito dalla Cassazione, il redditometro non fa scattare una presunzione assoluta di evasione: per cui il contribuente deve essere prima chiamato dall’ufficio a fornire spiegazioni e a dimostrare che il maggior potere di acquisto è derivato da redditi non dichiarati perché esenti o perché tassati alla fonte (risarcimenti, vincite, mutui, donazioni, ecc.). Solo se le motivazioni dovessero risultare insufficienti o del tutto assenti scatterebbe allora l’accertamento.

Grazie al redditometro è stato ad oggi possibile scovare l’evasione fiscale di soggetti solo formalmente nullatenenti i quali, pur non dichiarando redditi, finivano per avere case e auto di lusso intestate. 

Le varie riforme del redditometro

Con il decreto legge n. 78/2010, la disciplina dell’accertamento sintetico è stata oggetto di una consistente riforma operante dall’anno 2009.

Sino al periodo d’imposta 2008, la quantificazione del reddito avveniva mediante gli indici del Decreto ministeriale del 10.9.92.

Sono stati poi approvati gli aggiornamenti con il DM 24.12.2012 e il DM 16.9.2015.

Infine il decreto legge n. 50/2017 ha istituito gli indici sintetici di affidabilità fiscale per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni volti a sostituire progressivamente gli studi di settore e i parametri contabili.

In ragione del diverso “livello di affidabilità fiscale” del contribuente, potrà essere esclusa la possibilità di determinazione sintetica del reddito, “a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato”.

Il nuovo redditometro

Sempre che il decreto Dignità verrà confermato dal Parlamento, per il redditometro si prevede un restyling con l’abolizione dell’attuale Decreto ministeriale datato 2015 che fissa elementi e indici di capacità contributiva dei cittadini. A confermare che lo strumento dell’Agenzia delle Entrate non andrà in soffitta, ma sarà solo aggiornato, vi è la delega al Ministero dell’Economia di riscrivere i parametri degli accertamenti sintetici, ma solo dopo aver ascoltato Istat e associazioni di categoria sulle modalità di ricostruzione induttiva del reddito in base alla capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti. Il tutto nell’ottica di rendere il nuovo redditometro più efficace per il contrasto all’economia sommersa.  L’obiettivo di una tale consultazione preventiva, recita ancora la disposizione normativa in commento, è quella di ottenere specifiche informazioni in relazione agli «… aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti».

Ad oggi viene sospeso l’utilizzo del redditometro per tutti gli anni di imposta dal 2016 in poi. Continua ad essere utilizzato per quelli anteriori. Tenendo conto della decadenza quinquennale per gli accertamenti, a rischiare è ancora chi, dal 2013 in poi, non ha dichiarato correttamente i propri redditi.

Giudizio sospeso quindi sul nuovo redditometro, in attesa almeno del nuovo Decreto ministeriale. Anche se non si possono non fare due considerazioni. La prima. Il redditometro è uno dei pochi accertamenti che fa leva su un fatto obiettivo, sui consumi del contribuente, dai quali evincere redditi occulti; criminalizzare uno strumento di questo tipo significa consentire di scegliere quanto dichiarare, salvo poi mantenere un tenore di vita elevato. Il secondo: è difficile che il semplice ascolto preventivo dell’Istat possa essere sufficiente a individuare elementi indicativi di capacità contributiva più pertinenti ed efficaci rispetto ad altri. 

note

Autore immagine: 123rf com


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