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Lo sai che? Come impugnare un licenziamento illegittimo

Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2018

Termini e modalità per contestare la lettera di licenziamento: dalla raccomandata di impugnazione stragiudiziale al ricorso in tribunale per finire al tentativo di conciliazione. I chiarimenti della Cassazione.

Hai ricevuto la lettera di licenziamento da parte dell’azienda. Anche se già potevi intuire le intenzioni del datore di lavoro dalle sue ultime parole, non puoi negare quanto la raccomandata ti abbia lasciato attonito e spaesato. Sei tuttavia intenzionato a rivolgerti a un avvocato per adire le vie legali: ritieni infatti ingiusto il provvedimento adottato nei tuoi confronti. Anche se la causa dovesse costarti soldi e tempo, sei sicuro che alla fine del processo otterrai giustizia. Adesso, che è il momento di passare dalle parole ai fatti, ti chiedi come impugnare un licenziamento illegittimo. Sai bene che ci sono dei termini da rispettare per inviare la contestazione e per rivolgerti successivamente al giudice. Hai anche sentito parlare della possibilità di avviare un tentativo di conciliazione per trovare un accordo preventivo e, magari, in questo modo, ottenere immediatamente un indennizzo. 

Proprio una recente sentenza della Cassazione spiega come impugnare il licenziamento illegittimo [1]: illustra quali sono i tempi tecnici per l’avvio della procedura e quelli per il deposito del ricorso in tribunale. Vediamo dunque cosa deve fare il dipendente che intende contestare il licenziamento, sia che si tratti di licenziamento disciplinare che per ragioni aziendali.

L’impugnazione del licenziamento illegittimo

Il dipendente che è stato raggiunto da una lettera di licenziamento e intende contestarla ha l’obbligo di attivare una particolare procedura soggetta a dei termini di decadenza. Se tali termini non vengono rispettati, il licenziamento, per quanto ingiusto, immotivato, illegittimo o privo dei requisiti richiesti dalla legge, non è più impugnabile. 

La disciplina per la contestazione del licenziamento illegittimo è uguale sia per i lavoratori assunti prima del Job Act che per quelli successivi. Inoltre si applica a tutti i casi di licenziamento illegittimo a prescindere dal tipo di vizio (nullità, annullabilità, ecc.). Viene escluso, come vedremo a breve, solo il licenziamento orale.

Vediamo quali sono i passaggi da seguire.

La lettera di contestazione del licenziamento entro 60 giorni

Entro 60 giorni dal ricevimento del provvedimento di licenziamento, il dipendente deve inviare al datore di lavoro una lettera di contestazione del licenziamento. 

I 60 giorni per la spedizione della contestazione decorrono dal ricevimento della comunicazione del recesso presso l’indirizzo del lavoratore e non dal momento, eventualmente successivo, di cessazione dell’efficacia del rapporto di lavoro.

Il lavoratore può comunque dimostrare che egli, senza sua colpa, è stato impossibilitato ad avere conoscenza della lettera di licenziamento [2].  

Fa fede la data di spedizione e non quella di ricevimento; per cui è valida la contestazione inviata dal dipendente prima della scadenza dei 60 giorni e ricevuta dall’azienda dopo [3].

In questa sede non è necessario indicare le ragioni per cui si ritiene illegittimo il licenziamento, potendo queste essere specificate successivamente davanti al giudice. La comunicazione quindi può essere generica purché esprima la volontà inequivoca di impugnare il recesso. Sarà sufficiente, ad esempio, scrivere: «Con la presente, intendo contestare il licenziamento comunicatomi in data… relativamente al mio contratto di lavoro del… con la vostra azienda».

La lettera può essere scritta e inviata direttamente dal lavoratore o dal suo avvocato (in tal caso, è richiesta la firma del cliente al termine della missiva a titolo di procura). In alternativa, la pratica può essere affidata anche all’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce (in questo caso non è necessaria la procura).

Il deposito del ricorso in tribunale entro 180 giorni

Per impugnare un licenziamento illegittimo non è sufficiente la lettera di contestazione nei 60 giorni. A questa deve fare necessariamente seguito il deposito dell’atto di ricorso presso la cancelleria del tribunale ordinario, sezione lavoro, entro i successivi 180 giorni dalla data di spedizione dell’impugnazione di licenziamento.

Il tentativo di conciliazione all’ITL entro 180 giorni

In alternativa all’avvio dell’azione giudiziale, e sempre nel termine di 180 giorni dalla spedizione della lettera di contestazione, il lavoratore può comunicare alla controparte la richiesta di tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro (ITL).

La richiesta del tentativo di conciliazione può sostituire solo la fase del ricorso in tribunale, ma non quella precedente della contestazione scritta. Per cui si è escluso che l’impugnativa possa essere integrata dall’invio della richiesta di esperimento del tentativo di conciliazione.

Qualora l’azienda non si presenti alla conciliazione, il ricorso al giudice deve essere depositato, a pena di decadenza, entro i successivi 60 giorni. Se però l’azienda si presenta ma l’accordo non viene raggiunto riprende a decorrere l’originario termine di 180 giorni [1]. La Suprema Corte osserva che il termine di 60 giorni decorre solo nel caso di rifiuto di svolgere la procedura o di mancato accordo per l’espletamento dell’arbitrato, non invece nell’ipotesi in cui la procedura sia stata accettata ma poi abbia avuto un esito negativo. 

Nel caso in cui il datore di lavoro accetti invece la procedura di conciliazione, il termine di 180 giorni rimarrà sospeso (dal giorno della richiesta da parte del lavoratore e per tutta la durata della procedura) e in caso di esito negativo (certificato da un verbale di mancato accordo), dopo 20 giorni, ricomincerà a decorrere per il tempo residuo. Tempo che ovviamente sarà più o meno lungo a seconda che l’istanza sia stata comunicata in prossimità o meno della scadenza dei 180 giorni (con la conseguenza che se il tentativo di conciliazione è stato chiesto a ridosso della scadenza dei 180 giorni potrebbe essere di poco più di 20 giorni il tempo a disposizione per predisporre il ricorso).

Licenziamento orale o senza motivi

Per il licenziamento orale o quello nella cui comunicazione non sono indicati i motivi non ci sono termini da rispettare se non la prescrizione di cinque anni. Quindi la contestazione del licenziamento verbale può essere spedita anche dopo 60 giorni dalla comunicazione [4].

Procedura in tribunale per impugnare il licenziamento illegittimo

Le regole appena enunciate valgono per tutti i dipendenti, anche quelli assunti dopo il Job Act. Invece diversa è la procedura in tribunale. Difatti:

  • Licenziamenti intimati da aziende fino a 15 dipendenti: sia per i dipendenti assunti prima che dopo il 7 marzo 2015 si applica il normale processo del lavoro;
  • Licenziamenti discriminatori, illeciti, verbali ovvero intimati da aziende con più di 15 dipendenti: per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 si applica il cosiddetto “Rito Fornero”. Per quelli assunti dopo, vale il normale processo del lavoro. 

note

[1] Cass. sent. n. 14108/2018 del 1.06.2018.

[2] Cass. sent. n. 6845/2014.

[3] Cass. S.U. sent. n. 8830/2010.

[4] Risposte Min. Lavoro 17.11.2010 e interpello Min. Lavoro 25.3.2014 n. 12.

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile Sentenza 1 giugno 2018, n. 14108

Integrale

Impiego privato – Impugnativa di licenziamento – Inefficacia in caso di omesso deposito del ricorso giudiziale o istanza di conciliazione entro 180 giorni – Art. 6 comma 2 legge n. 606/94 – Rifiuto della conciliazione sindacale – Termine di deposito del ricorso giudiziale entro 60 giorni – Art. 410 cpc – Rinvio

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere

Dott. LORITO Matilde – Consigliere

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18244/2016 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 650/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 06/06/2016, R. G. N. 202/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/04/2018 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito l’Avvocato (OMISSIS);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto dei primi 3 motivi del ricorso, assorbiti gli altri.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

(OMISSIS) proponeva reclamo avverso la sentenza n.100/16 con cui il Tribunale di Trapani dichiaro’ inammissibile l’opposizione da lui proposta L. n. 92 del 2012, ex articolo 1, comma 51, avverso l’ordinanza emessa dal medesimo Tribunale che aveva ritenuto la sua decadenza, L. n. 604 del 1966, ex articolo 6, comma 2, dall’impugnativa del licenziamento intimatogli il 23.7.14 dalla (OMISSIS) s.p.a., di cui era dipendente con qualifica di operatore ecologico, “per non avere reso la prestazione lavorativa nel periodo dal 19.5 al 4.6.14”.

Resisteva la societa’.

Con sentenza depositata il 6.6.16, la Corte d’appello di Palermo rigettava il gravame, posto che il deposito del ricorso giudiziale di impugnativa del licenziamento era intervenuto oltre il termine di sessanta giorni dall’esito negativo del tentativo di conciliazione, compensando le spese.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso l’ (OMISSIS), affidato a cinque motivi.

Resiste la societa’ con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.-Con il primo motivo il ricorrente denuncia la manifesta illogicita’ della sentenza per aver ritenuto applicabile, ai fini della tempestivita’ del deposito del ricorso giudiziale, ai sensi della L. n. 604 del 1966, articolo 6, comma 2 novellato, il termine decadenziale di sessanta giorni nel caso di esito negativo del tentativo di conciliazione.

Lamenta che il suddetto termine era previsto e decorreva solo dal rifiuto di accedere al tentativo di conciliazione e non gia’ dall’esito negativo del tentativo.

2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli articoli 12 e 14 preleggi (nell’interpretazione della L. n. 604 del 1966, articolo 6, comma 2 novellato, da parte della corte di merito) e della L. n. 92 del 2012, articolo 1, comma 38, interpretati in difformita’ degli articoli 3 e 24 Cost..

Ribadisce che la decadenza in questione e’ prevista dal citato articolo 6, comma 2, solo allorquando la conciliazione e’ rifiutata o non sia stato raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, e non gia’ nel caso, come quello in esame, in cui la conciliazione esperita abbia avuto esito negativo.

3.- Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la “nullita’ della sentenza ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 4, con riferimento all’articolo 112 c.p.c.. Annullamento ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, per omesso esame di un fatto decisivo”.

Lamenta in sostanza una interpretazione costituzionalmente erronea della norma in questione (L. n. 604 del 1966, articolo 6, comma 2 novellato), laddove la sentenza impugnata, pur dando atto che il ricorso giudiziale venne depositato il 21.1.15, non considero’ che tale deposito avvenne comunque nel termine di 180 giorni dall’impugnativa stragiudiziale (del 2.9.14) del licenziamento.

3.1- I motivi, che per la loro connessione possono essere congiuntamente esaminati, sono fondati.

La L. n. 604 del 1966, articolo 6, comma 2 novellato, e’ chiaro nel prevedere, per la nota esigenza acceleratoria dei tempi per l’impugnativa dei licenziamenti, che l’impugnazione e’ inefficace se non e’ seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, mentre solo qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

Deve tuttavia chiarirsi che la decorrenza del termine breve di 60 giorni si ha solo nel caso di pregiudiziale rifiuto del (procedimento inerente il) tentativo di conciliazione (o arbitrato), essendo a cio’ equivalente il mancato accordo necessario al relativo espletamento, e dunque nel caso in cui la conciliazione o l’arbitrato non abbiano luogo tout court per una pregiudiziale volonta’ contraria di una delle parti e non invece nel caso in cui uno dei due procedimenti deflattivi si siano regolarmente svolti, sia pur con esito negativo.

Ritenere che in tal caso l’originario termine decadenziale di centottanta giorni si riduca comunque all’eventuale (ed invero frequente) minor termine compreso dall’impugnativa stragiudiziale del licenziamento allo scadere di sessanta giorni dal fallimento dell’esperito tentativo di conciliazione (ovvero comunque allo scadere di sessanta giorni dall’esito negativo del tentativo) non risulta corretto, venendo in considerazione il fondamentale diritto di azione costituzionalmente tutelato ed il principio di stretta interpretazione delle norme aventi ad oggetto decadenze sostanziali (cfr. ex aliis, Cass. S.U. n. 18574/16, Cass. n. 26085/16, Cass. n. 4531/16).

La questione resta tuttavia quella di stabilire quali siano, in tale ipotesi, i termini per la richiesta giudiziale della definizione della lite, che il legislatore vuole definita in tempi brevi.

Al riguardo non puo’ che soccorrere il secondo comma dell’articolo 410 c.p.c., secondo cui “la comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza”, con la conseguenza che, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, il lavoratore vedra’ il termine (di centottanta giorni), per l’ormai necessario deposito del ricorso giudiziale, sospeso per la durata del tentativo e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, tempo complessivo che andra’ sottratto da quello di centottanta giorni decorrenti dall’impugnativa stragiudiziale del licenziamento.

Risulta dunque errata la sentenza impugnata che, in caso di infruttuosita’ dell’espletato tentativo, ha invece ritenuto applicabile tout court il ridetto termine di sessanta giorni per il deposito del ricorso giudiziale, con conseguente decadenza dall’impugnativa.

Nella specie risulta dalla stessa sentenza impugnata che l’organo conciliativo competente, adito dal lavoratore, convoco’ le parti (cio’ che avviene solo dopo il deposito delle memorie ad opera delle parti, articolo 410 c.p.c., comma 7, e dunque in caso di accettazione della procedura) e che il 15.10.14 entrambe le parti comparvero regolarmente dinanzi all’organismo di conciliazione (pur senza raggiungere un accordo, come documentato dal verbale di mancato accordo, cfr. pag. 2 della sentenza impugnata).

Deve allora rimarcarsi che una volta escluso che possa applicarsi il termine di 60 giorni, previsto solo per il caso di rifiuto o mancato accordo necessario all’espletamento del tentativo di conciliazione (e non gia’ per il suo buon esito), non puo’ che restare efficace l’originario termine di 180 giorni dall’impugnativa stragiudiziale del licenziamento, con la precisazione, a garanzia del diritto di azione del lavoratore, che, in base all’articolo 410 c.p.c., comma 2, novellato, la comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.

Nella specie, peraltro, il termine di 180 giorni dall’impugnativa stragiudiziale del licenziamento (del 2.9.14) non era spirato, essendo stato depositato il ricorso giudiziale per l’impugnativa il 21.1.15 (pag. 2 sentenza impugnata), sicche’ solo l’erronea interpretazione della L. n. 604 del 1966, articolo 6, da parte della sentenza impugnata (che ha ritenuto nella specie unicamente applicabile il termine di 60 giorni dall’esito negativo del tentativo di conciliazione del 15.10.14) ha condotto alla declaratoria di decadenza dall’impugnativa.

4.- Debbono dunque accogliersi, nei termini sopra esposti, i primi tre motivi del ricorso, restando assorbiti il quarto ed il quinto (inerenti la dedotta illiceita’ del licenziamento ex articolo 1345, e l’insussistenza della dedotta giusta causa di recesso). La sentenza impugnata deve dunque cassarsi in relazione alle censure accolte, con rinvio ad altro giudice, in dispositivo indicato, per l’ulteriore esame della controversia, oltre che per la regolamentazione delle spese di lite, ivi comprese quelle del presente giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte accoglie, nei termini di cui in motivazione, i primi tre motivi di ricorso, e dichiara assorbiti i restanti motivi 4 e 5. Cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione.


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