Diritto e Fisco | Editoriale

Come tutelarsi da chi dice che sono infedele e traditore

5 luglio 2018


Come tutelarsi da chi dice che sono infedele e traditore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 luglio 2018



Va risarcito il danno morale a chi viene accusato ingiustamente di aver una relazione extraconiugale.  

Una persona che ha nei tuoi riguardi una forte inimicizia, al solo fine di infangarti, è andata a dire in giro che sei un infedele e traditore. Si è inventata così di sana pianta una tua presunta relazione con un’amica di vecchia data, nei confronti della quale non solo non nutri alcun tipo di attrazione, ma con la quale peraltro non ti sei mai lasciato andare a comportamenti che potessero suscitare il benché minimo equivoco. Sempre la stessa persona ha poi raccontato in giro di altre tue presunte scappatelle con ulteriori persone, senza però indicarne le generalità e lasciando che i “puntini sospensivi” potessero alimentare le dicerie popolari. E, si sa, alla massa basta poco per coltivare storie, diffondere voci, ricamare su episodi fantasiosi solo per dire male. Così hai deciso di andare a denunciare il colpevole di tanto. Ti chiedi, innanzitutto, se si possa fare: non ti risulta, infatti, a prima vista, che esista un reato nel codice penale che punisce chi va a dire in giro degli altri che sono dei fedifraghi. Insomma, prima di bussare alla porta dei carabinieri e fare una brutta figura ti chiedi: come tutelarsi da chi dice che sono infedele e traditore? La questione è stata risolta dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Per quanto potrà apparire scontato e quasi scolastico affermare che chi rivela un tradimento sta diffamando un’altra persona, i dubbi che sono stati posti alla Cassazione è se, in tali casi, per ottenere il risarcimento è necessario dimostrare di aver subito un danno o se questo può anche presumersi. Ma procediamo con ordine.

Dire che una persona è infedele e traditore è reato?

Il primo punto della questione lo abbiamo già velocemente detto: svelare un’infedeltà commessa da altri costituisce una lesione della reputazione. Quindi si tratta di un reato: quello di diffamazione. Vera o falsa che sia la notizia. Pertanto, si può procedere a denunciare il responsabile di tale gesto sia nell’ipotesi in cui abbia inventato “di sana pianta” l’intera notizia, sia quando non abbia fatto il nome del presunto amante e parlato di presunti soggetti non meglio identificati (l’importante è che sia identificabile il traditore), sia quando il fatto è vero e magari documentabile con fotografie. Tanto per fare un esempio, è reato dire:

  • Mario Rossi tradisce la moglie con Giovanna Bianchi;
  • Mario Rossi ha tradito più volte la moglie con compagne occasionali: lo so perché mi è stato detto;
  • proprio davanti ai miei occhi Mario Rossi ha baciato un’altra donna che non so chi sia;
  • la mia vicina di casa, quella che abita davanti a me, fa entrare ogni mattina in casa un uomo non appena il marito va via.

Rivelare un tradimento è reato per due ragioni: da un lato è indubbio che, nella coscienza sociale, il fatto di essere fedifrago è considerato disdicevole. Al di là di quelle che sono le sanzioni previste dalla legge in caso di adulterio – sanzioni di tipo civile (consistenti nella perdita del diritto al mantenimento) e che può invocare solo il coniuge tradito e non anche qualsiasi altro soggetto – il fatto in sé comporta sempre un certo disvalore sociale in una cultura basata sulla monogamia. In secondo luogo, dire di una persona che è traditore significa turbare la sua pace familiare e, quindi, entrare in una sfera riservata che gli altri non possono “scomporre”. Del resto, tutti sanno che “la calunnia è un venticello” che a volte spazza via intere foreste e che basta il semplice sospetto per mettere la guerra tra coniugi.

Attenzione però: se è vero che rivelare un tradimento è una diffamazione, è anche necessario che il fatto avvenga in presenza di almeno due persone, come richiede il codice penale. Il che può avvenire anche non contemporaneamente: si pensi al caso di una persona che vada diffamando un’altra rivelando il fatto a più soggetti in forma confidenziale e in momenti tra loro diversi, ma sempre con lo scopo di infangare l’altrui reputazione.

La notizia rivelata a una sola persona non integra il reato. Basterebbe però ripetere il fatto per poter essere querelati.

Come tutelare la propria reputazione da chi dice che sei infedele e traditore

Il diffamato da chi lo accusa di essere un traditore e un infedele può recarsi presso la polizia o ai carabinieri e sporgere querela. Si parla di querela e non di denuncia perché si tratta di un reato non perseguibile d’ufficio. In pratica è necessaria l’iniziativa della parte.

Bisognerà ovviamente presentare le prove: basterà fornire i nomi dei testimoni, coloro che hanno udito le frasi diffamanti. Se questi non sono disposti a dichiarare quanto a loro conoscenza davanti alle autorità, la vittima potrebbe anche registrare di nascosto le loro dichiarazioni e fornire i file al giudice per dimostrare il proprio diritto.

Un secondo modo, che può aggiungersi alla denuncia o rappresentare un’alternativa, per proteggere la propria reputazione è quello di chiedere il risarcimento del danno. Anche in questo caso, come per il reato, il risarcimento spetta sia se la notizia del tradimento è fondata che falsa. È il semplice fatto di aver diffuso la voce a far scattare il diritto per la vittima a vedersi indennizzata. 

Il risarcimento del danno in caso di diffamazione

Tuttavia, ed è qui l’aspetto più caratterizzante della sentenza in commento, per quanto si possa presumere che chi viene diffamato subisca sempre un danno morale, per via dell’ansia, dello stress e del pregiudizio sociale, è necessario – dice la Cassazione – che questo danno possa essere dimostrato. Certo non si può dimostrare l’entità del danno ma almeno le conseguenze derivate dalla diffamazione. Un esempio servirà a comprendere meglio come stanno le cose.

Immaginiamo che una persona vada a dire in giro che un uomo tradisce la moglie e che quest’ultima lo venga a sapere. La donna, però, non crede alle dicerie e il fatto si chiude lì. In tale ipotesi, fermo restando la possibilità di denunciare in via penale il responsabile, non è possibile chiedere il risarcimento visto che non c’è stato alcun pregiudizio. Se però da questa notizia dovesse derivare la separazione con la moglie o una crisi coniugale o comunque dovesse essere dimostrato che tutto il paese ha avuto contezza del fatto e che tale è stato l’oggetto delle chiacchiere popolari, allora si aprono le porte al risarcimento del danno morale. La quantificazione del danno viene poi operata dal giudice “secondo equità” ossia in base a quanto gli appare giusto, sulla scorta dei soggetti coinvolti, della diffusione della notizia e dell’eco che la stessa ha avuto nel tempo. 

Ovviamente è sempre ammesso anche il risarcimento del danno patrimoniale, quello al portafoglio: si immagini al caso di un uomo che viene licenziato dal datore di lavoro che, in questo caso, è la moglie dopo che questa è venuta a conoscenza del tradimento del marito.

Il principio dunque sancito dalla Cassazione è che, in caso di diffusione di notizie sull’infedeltà di una persona si commette reato, ma il danno non patrimoniale non può mai essere presunto, dovendo invece essere dimostrato concretamente. 

note

[1] Cass. sent. n. 17580/2018.


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