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Lo sai che? L’avvocato può essere condannato per favoreggiamento?

Lo sai che? Pubblicato il 6 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 luglio 2018

Cosa rischia l’avvocato che aiuta il proprio cliente? Cos’è il favoreggiamento personale del difensore? Quando assistere l’imputato diventa reato?

Il diritto alla difesa, si sa, è inviolabile: spetta a chiunque, in qualsiasi stato e grado del procedimento. Lo dice anche la Costituzione. Questo significa che, sia nel processo penale che in quello civile, il privato ha diritto di scegliere un avvocato di fiducia e, se non può pagarlo con i soldi propri, di accedere al patrocinio a spese dello Stato. Dal suo canto, il difensore è tenuto ad assistere il cliente, consigliando tutte le strategie processuali più opportune e sostenendo le sue ragioni davanti la giudice. L’attività è ancor più delicata nel procedimento penale, ove in gioco non c’è il patrimonio dell’imputato, bensì la sua libertà. Nonostante il rapporto di fiducia che si crea con il suo assistito, non tutte le condotte poste in essere dall’avvocato per difendere il cliente sono lecite: secondo principio giurisprudenziale indiscusso, infatti, quando l’avvocato esorbita dal proprio ruolo, aiutando il suo assistito più del dovuto, cioè oltre i limiti di legge, può incorrere in reato e, in particolar modo, nel delitto di favoreggiamento personale. Ebbene sì: un avvocato eccessivamente zelante rischia grosso. Con questo articolo vedremo quando l’avvocato può essere condannato per favoreggiamento.

Favoreggiamento personale: cos’è?

Prima di capire se l’avvocato può essere condannato per favoreggiamento, occorre necessariamente spiegare cosa sia il reato di favoreggiamento personale. Secondo il codice penale, è punito con la reclusione fino a quattro anni chi, dopo che è stato commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nello stesso, aiuta qualcuno a eludere le investigazioni dell’autorità o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti [1]. Se l’aiuto è stato prestato in favore di una persona appartenente ad associazione mafiosa, la pena non è mai inferiore ai due anni di reclusione; al contrario, se si tratta di favorire chi ha commesso solamente una contravvenzione (cioè, un reato minore), la pena è meramente pecuniaria.

In pratica, il favoreggiamento personale consiste nell’aiutare una persona a sfuggire alla giustizia, agevolando la sua sottrazione alle autorità. Requisiti indispensabili perché si possa integrare questo reato sono:

  • che il favorito abbia commesso un delitto punito con il carcere;
  • che il favoreggiatore non abbia partecipato al fatto delittuoso dell’aiutato.

Favoreggiamento personale: requisiti

L’avvocato condannato per favoreggiamento mette in pericolo il corretto funzionamento della giustizia. Il bene giuridico tutelato dal reato di favoreggiamento personale è, infatti, l’amministrazione della giustizia. In altre parole, la condotta di chi commette favoreggiamento è punita perché è di intralcio alla giustizia, in quanto ostacola il normale procedere delle indagini.

L’elemento soggettivo (cioè psicologico) del reato è il dolo generico: significa che il favoreggiatore deve essere consapevole di aiutare una persona a sottrarsi alle autorità. Se, al contrario, colui che presta aiuto è assolutamente ignaro del delitto commesso antecedentemente dal favorito, non potrà rispondere del reato in esame.

Come anticipato, per commettere favoreggiamento personale è necessario che il favoreggiatore non sia in alcun modo coinvolto nella realizzazione del reato commesso dalla persona aiutata. In altre parole, il favoreggiatore non è il complice del favorito: egli interviene in un momento successivo, quando il delitto commesso dalla persona aiutata è già stato perfezionato e compiuto in ogni suo elemento. Ruolo del favoreggiatore, dunque, non è quello di aiutare il favorito a commettere il delitto, ma a sottrarsi alla giustizia.

Si faccia l’esempio di Tizio e Caio che si accordano per compiere una rapina: Tizio ha il compito di entrare in casa e rubare il malloppo, mentre Caio si limiterà a favorire la fuga del primo. In questo caso, Caio non risponde del delitto di favoreggiamento personale perché l’aiuto fornito a Tizio faceva parte di un accordo criminoso finalizzato alla rapina. Caio, allora, risponderà di concorso in rapina insieme a Tizio.

Favoreggiamento personale: qual è la condotta tipica?

Abbiamo definito il favoreggiamento personale, indicandone gli elementi essenziali. Ma cosa deve fare concretamente il favoreggiatore per incorrere in reato? Senz’altro deve aiutare colui che è ricercato o indagato; si capirà, però, che la nozione di «aiuto» è piuttosto vaga e generica. In cosa consiste, quindi, il favoreggiamento personale?

Senza dubbio risponderà di questo reato colui che, ad esempio, aiuti un delinquente a mettersi in salvo dall’inseguimento della polizia, oppure che gli offra ospitalità per nascondersi in attesa che le acque si calmino. Il favoreggiamento personale, però, può concretizzarsi anche in condotte molto meno “rocambolesche” o plateali: ad esempio, commette favoreggiamento personale colui che, sentito dai carabinieri o dalla polizia come persona informata sui fatti, mente oppure omette di riferire tutto ciò che sa per aiutare il suo amico criminale. In questo caso, quindi, anche una menzogna o il semplice silenzio sono idonei ad integrare il delitto di cui ci stiamo occupando. Come vedremo, poi, il favoreggiamento commesso dall’avvocato è sempre molto sottile, per nulla plateale, in quanto riconducibile ad un’attività intellettuale esercitata, però, in modo da intralciare la giustizia al di fuori dei limiti di legge.

Quando l’avvocato commette favoreggiamento?

Quanto detto fino a questo momento è la necessaria premessa alla risposta che dobbiamo dare alla domanda di fondo dell’articolo: l’avvocato può essere condannato per favoreggiamento? Ebbene, la risposta è positiva. Sembra un controsenso, ma il difensore che esageri nell’aiutare il suo assistito può commettere reato anche lui. Allora l’avvocato deve mal consigliare il cliente per evitare di incorrere in reato? No, assolutamente no; deve però stare attento a non superare i limiti imposti dalla legge. In linea di massima, possiamo dire che il principio è quello secondo cui il difensore di persona imputata in un processo penale può essere responsabile di favoreggiamento personale a vantaggio del cliente ogni volta che la sua attività costituisca comportamento estraneo alla difesa tecnica dell’assistito e si identifichi, pertanto, in attività che può compiere qualsiasi altro favoreggiatore [2]. Facciamo degli esempi pratici.

Favoreggiamento avvocato: esempi

È giunto il momento di vedere concretamente quando un avvocato può essere condannato per favoreggiamento. Secondo la Corte di Cassazione, commette il reato in esame il difensore che attesta falsamente al giudice che il suo cliente non è imputabile a causa dell’età, ottenendone così la scarcerazione e pregiudicando irreparabilmente le indagini, in quanto l’indagato si è poi dato alla fuga [3]. In questa evenienza, l’avvocato ha ingannato l’autorità giudiziaria al solo scopo di consentire al suo assistito di scappare. Allo stesso modo, il difensore che induce il suo assistito a fornire false informazioni alla polizia giudiziaria al fine di aiutare qualcuno a sfuggire alle autorità risponde di concorso nel reato di favoreggiamento personale [4].

Al contrario, non integra il reato di favoreggiamento personale la condotta del difensore che, avendo ritualmente preso visione di atti processuali dai quali emergono gravi indizi di colpevolezza a carico del suo assistito, lo informi della possibilità che nei suoi confronti possa essere applicata una misura cautelare, favorendo di fatto la latitanza dell’indagato [5]. Ciò non costituisce reato perché è una più che legittima facoltà del difensore quella di prendere visione degli atti e di comunicarne il contenuto al suo assistito.

Può essere condannato per favoreggiamento l’avvocato che, assistendo alla ricognizione di un individuo  che si sia sostituito ad un altro, tace all’autorità di tale sostituzione. Esempio: Tizio è stato aggredito di notte da Caio ma, a causa della poca luce, non è sicuro dell’identità del proprio assalitore. L’autorità, allora, gli propone di identificare il colpevole tra diversi sospettati. Sempronio, difensore di Caio, sa che in sede di riconoscimento non si presenterà il suo assistito, ma una persona a lui molto simile, in modo da ingannare gli inquirenti. Se Sempronio, avvocato di Caio, manterrà il segreto e aiuterà Caio a farla franca, commetterà il reato di favoreggiamento personale: infatti, secondo la Corte di Cassazione, non è riconducibile al dovere di segretezza personale la condotta del difensore che, violando l’obbligo di concorrere a creare le condizioni di una sentenza giusta, si presti a convalidare la frode attuata dal proprio assistito [6].

Ancora, risponde di favoreggiamento l’avvocato che assume formalmente la difesa di una persona al solo scopo di venire a conoscenza delle dichiarazioni del suo assistito per poi riferirle a terze persone [7]. Esempio: Tizio viene pagato da Caio per difendere Sempronio al solo fine, però, non di aiutarlo effettivamente, ma di poter prendere visione di atti che poi potranno giovare a Caio stesso.

Infine, commette il reato di favoreggiamento personale l’avvocato che induce il suo assistito a fornire false informazioni alla polizia giudiziaria; se fa la stessa cosa con chi deve testimoniare, concorrerà invece nel reato di falsa testimonianza [8]. Anche in questa circostanza, quindi, prevalgono le esigenze del giusto processo rispetto a quelle difensive in senso lato.

Al contrario, non risponde di favoreggiamento il difensore che cerchi di far prescrivere il processo a carico del suo assistito: le tattiche dilatorie, infatti, fintantoché rientrano nei normali istituti del processo penale, sono pacificamente ammesse. Si pensi, ad esempio, all’avvocato che faccia valere più volte un impedimento, come quello del contestuale impegno in altro processo: in questo caso nulla potrà essere rimproverato all’avvocato, in quanto è suo pieno diritto quello di presentare istanza di rinvio, soprattutto se motivata.

note

[1] Art. 378 cod. pen.

[2] Cass., sent. del 21.03.2000.

[3] Cass., sent. n. 12050 del 18.12.1982.

[4] Cass., sent. n. 9023 del 10.09.1986.

[5] Cass., sent. n. 7913 del 06.07.2000.

[6] Cass., sent. n. 888 del 12.02.1981.

[7] Cass., sent. n. 1472 del 04.02.1999.

[8] Cass., sent. n. 9023 del 10.09.1986.

Autore immagine: Pixabay.com


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