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Lasciare il cane da solo in casa: cosa rischia il padrone?

5 luglio 2018


Lasciare il cane da solo in casa: cosa rischia il padrone?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 luglio 2018



Non c’è solo il reato di abbandono dell’animale ed eventualmente quello di disturbo della quiete pubblica se il cane abbaia, ma anche il sequestro.

Immagina di partire con gli amici per una vacanza. Starai fuori solo per una settimana e, visto che andrete tutti con la stessa auto, non c’è posto anche per il tuo cane. Poco male, dici a te stesso: per sette giorni l’animale saprà cavarsela da solo. In più gli lascerai un bel bacile d’acqua e diverse scodelle di cibo in modo, che non abbia problemi di fame o di sete. Non è la prima volta che lo lasci da solo, anche se non è mai successo per così tanto tempo. Tuttavia la sua indole è mansueta e non darà fastidio a nessuno. C’è però un vicino di casa che non perde occasione di darti fastidio e ti chiedi cosa potrebbe fare se scoprisse che l’animale è rimasto senza il padrone. Insomma, il tuo problema è sapere cosa rischia il padrone che lascia il cane da solo in casa. La risposta è arrivata qualche giorno fa da una interessante sentenza della Cassazione [1]. La pronuncia ci consente di fare anche il punto della situazione e stabilire quali sono i doveri del proprietario dell’animale, sia nei confronti di quest’ultimo che degli eventuali vicini del condominio. Ma procediamo con ordine.

Reato di abbandono di animale e sequestro del cane

Il primo problema che si pone è se lasciare il cane da solo in casa, seppure con le ciotole dell’acqua e il cibo sufficiente a garantirne la sopravvivenza, possa configurare il reato di abbandono di animale. La risposta della Cassazione, sul punto, è stata piuttosto severa. Abbandonare cani e gatti e lasciarli nell’incuria più totale – che deriva dal semplice fatto di non essere presenti per molto tempo – può far scattare il reato. E, insieme ad esso, anche il sequestro del cane.

L’abbandono dell’animale è purtroppo un reato molto frequente. Non è solo quello di chi lascia il cane per strada o sull’autostrada, ma anche di chi lo abbandona per molto tempo a casa. Difatti la legge punisce, oltre all’abbandono puro e semplice, anche la detenzione in condizioni che contrastano con la natura dell’animale e generano sofferenze. Dunque il concetto di abbandono comprende non solo la volontà di abbandonare l’animale ma anche quella di non prendersene cura nella consapevolezza che l’animale sarà incapace di badare autonomamente a se stesso. In altri termini l’indifferenza e la trascuratezza verso la sorte del proprio animale sono parte del reato. Il caso più comune è quello di chi chiude il cane in macchina, ma anche quello di chi lo lascia legato a una catena in un piccolo recinto o di chi non lo cura pur in presenza di evidenti malattie. Infine si rischia di incorrere nel reato di abbandono anche se si lascia il cane da solo in un giardino.

La pena prevista dal codice penale è, alternativamente, l’arresto fino a un anno o l’ammenda da 1.000 a 10mila euro.

Si può sequestrare un cane abbandonato?

Tutte le volte in cui si è in presenza di un reato – abbandono di animale, maltrattamenti o anche il disturbo della quiete pubblica – nella fase delle indagini preliminari è possibile procedere anche al sequestro dell’animale che può essere di due tipi:

  • sequestro probatorio: scatta quando si deve procedere ad accertamenti sanitari sull’animale per acquisire elementi di prova;
  • sequestro preventivo: scatta quando è necessario sottrarre l’animale alla disponibilità dell’autore del reato per evitare che questi continui a commettere il reato stesso e per salvaguardare le condizioni di salute e il benessere del cane.

Se il cane fa rumore

Il fatto che il cane guaisca sporadicamente non può essere considerato illecito. I giudici hanno più volte affermato il diritto del cane di abbaiare. Tuttavia il padrone deve fare in modo che ciò non diventi una molestia: il che significa non indispettire l’animale, non lasciarlo senza cibo o per troppo tempo solo. Se l’abbaiare del cane viene avvertito solo dai condomini del piano di sopra, di sotto o dello stesso pianerottolo siamo in presenza di un semplice illecito civile che tutt’al più può dar origine al risarcimento del danno, previa causa patrocinata dall’avvocato. Si può invece andare dai carabinieri, perché sussiste il reato di disturbo del riposo delle persone, quando il rumore viene avvertito da tutto il palazzo e/o dagli abitanti delle abitazioni limitrofe. In tal caso bisogna sporgere querela.

Anche nel caso di cane lasciato molto tempo a casa che disturba le persone con i suoi latrati è stato ammesso il sequestro.

note

[1] Cass. sent. n. 29894/2018 del 3.07.2018.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 16 marzo – 3 luglio 2018, n. 29894

Presidente Ramacci – Relatore Socci

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Chieti, in sede di riesame, con ordinanza 19 settembre 2017, ha rigettato l’istanza di riesame di A.F. , avverso il decreto di sequestro preventivo di un cane, del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Chieti dell’8 agosto 2017, relativamente al reato di cui all’art. 544 ter, cod. pen..

2. Ricorre per Cassazione A.F. , tramite difensore, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., c.p.p..

2.1. Violazione dell’art. 125, cod. proc. pen., motivazione apparente.

Il Tribunale di Chieti non ha preso in considerazione gli elementi che sono stati sottoposti al suo vaglio con il riesame, la motivazione deve quindi ritenersi apparente. Non è dato, infatti, comprendere dall’ordinanza impugnata quali siano i presupposto oggettivi e quelli soggettivi (avere agito con crudeltà, senza necessità) del reato contestato. Il Tribunale di Chieti ha avvalorato la tesi dell’abbandono del cane per due settimane, durante il periodo estivo, nonostante elementi di prova contraria, ovvero la presenza di ciotole con acqua e cibo. La presenza di acqua, infatti, dimostrerebbe la quotidiana cura del cane; l’acqua nella ciotola non poteva essere stata messa dai vicini, perché le ciotole non passano attraverso il cancello. Anche la presenza di cibo (pasta del giorno prima) dimostra la cura quotidiana. Inoltre il certificato del veterinario, al momento del sequestro evidenzia una massa corporea in sovrappeso. Il cane del resto era ammalato di leishmaniosi e le condizioni erano, quindi, riferibili a tale malattia e non alla mancata cura della proprietaria, che lo aveva adottato dal canile.

Ha chiesto pertanto l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

Considerato in diritto

3. Il ricorso risulta inammissibile perché proposto per vizi della motivazione, con motivi generici e manifestamente infondati; peraltro articolato in fatto.

4. Sia per il sequestro preventivo e sia per il sequestro probatorio è possibile il ricorso per cassazione unicamente per motivi di violazione di legge e non per vizio di motivazione.

Nel caso in giudizio i motivi di ricorso sul fumus del reato risultano proposti per il vizio di motivazione del provvedimento impugnato, art. 606, comma 1, lettera E, del cod. proc. pen. (sia letteralmente e sia nella valutazione sostanziale del ricorso).

Il ricorso per Cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli “errores in iudicando” o “in procedendo”, sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice. (Sez. 5, n. 43068 del 13/10/2009 – dep. 11/11/2009, Bosi, Rv. 245093; Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008 – dep. 26/06/2008, Ivanov, Rv. 239692).

Nel caso in giudizio non ricorre una violazione di legge, e nemmeno l’apparenza della motivazione, e conseguentemente il ricorso deve ritenersi manifestamente infondato.

Infatti il provvedimento impugnato contiene adeguata motivazione, non contraddittoria e non manifestamente illogica, con corretta applicazione dei principi in materia espressi da questa Corte di Cassazione, e rileva come “all’esito di diversi sopralluoghi effettuati – in data 11 agosto 2016, 26 settembre 2016, 2 agosto 2017 e 3 agosto 2017 – nel cortile dell’abitazione dell’odierna indagata (…) in data 4 agosto 2017 gli agenti di P.G., dopo aver rilevato all’interno dell’abitazione in occasione dei precedenti sopralluoghi la reiterata assenza dell’indagata è… con l’ausilio del servizio veterinario locale, accertavano le precarie condizioni di salute dell’animale affetto da lei smaniosi. In occasione del sopralluogo del 4 agosto 2017, l’animale presentava una emoraggia dal naso; l’unghia del primo dito della zampa destra incrinata che generava sanguinamento; onicogrifosi e linfoadenioregalia, (…) escussi alcuni vicini dell’indagata, gli stessi riferivano che la A. (unitamente alla propria famigli a e ad altro cane) si era allontanata dall’abitazione nelle due settimane precedenti lasciando il cane incustodito all’interno del cortile e che i passanti, impietositi dalle precarie condizioni di salute dell’animale, avevano provveduto allo stesso fornendogli cibo ed acqua attraverso le grate del cancello”.

Del resto, “Nella valutazione del “fumus commissi delicti”, quale presupposto del sequestro preventivo, il giudice del riesame non può avere riguardo alla sola astratta configurabilità del reato, ma deve tener conto, in modo puntuale e coerente, delle concrete risultanze processuali e dell’effettiva situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti, indicando, sia pur sommariamente, le ragioni che rendono sostenibile l’impostazione accusatoria, e plausibile un giudizio prognostico negativo per l’indagato, pur senza sindacare la fondatezza dell’accusa” (Sez. 5, n. 49596 del 16/09/2014 – dep. 27/11/2014, Armento, Rv. 26167701; vedi anche Sez. 2, n. 25320 del 05/05/2016 – dep. 17/06/2016, P.M. in proc. Bulgarella e altri, Rv. 26700701).

Nel caso in giudizio, l’analisi del Tribunale del riesame, come sopra visto, risulta adeguata alle risultanze degli accertamenti di P.G., e sul punto le prospettazioni della ricorrente risultano generiche e non collegate a precisi atti di indagine, valutazioni ipotetiche, non valutabili in sede di giudizio di legittimità.

Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di Euro 2.000,00, e delle spese del procedimento, ex art. 616 cod. proc. pen..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.


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