Diritto e Fisco | Editoriale

Fermo auto: tutte le false notizie

5 luglio 2018


Fermo auto: tutte le false notizie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 luglio 2018



Quando il fermo auto non può essere iscritto e quando invece l’Agenzia delle Entrate Riscossione (Ader) può avviare il blocco. 

Quando si parla di azioni giudiziarie e di pignoramenti da parte del fisco, il web pullula di false notizie, di solito diffuse per sensazionalismo, critica esasperata o per ignoranza ma poi da tutti ribattute acriticamente. Un argomento su cui abbiamo riscontrato numerose fake news è quello del cosiddetto fermo amministrativo, meglio noto come fermo auto. Si tratta – come tutti già sapranno – di una misura cautelare che l’Agenzia delle Entrate Riscossione può iscrivere al Pra sulle auto di proprietà di chi non paga le cartelle esattoriali. In questo articolo cercheremo di stanare tutte le false notizie sul fermo auto in modo da ripristinare la verità dei fatti e consentire anche a chi ha già dei debiti con l’esattore di sapere per tempo cosa rischia.

Fermo auto: scatta sull’auto con cui sono state commesse le infrazioni?

L’agente della riscossione iscrive il fermo auto non necessariamente sulla macchina con cui il contribuente ha commesso le infrazioni (ad esempio le contravvenzioni per violazione del codice della strada) o le omissioni di pagamento del bollo auto. Può trattarsi di un qualunque veicolo di proprietà del trasgressore salvo che sia cointestato (secondo infatti numerose sentenze, la cointestazione del mezzo preclude il fermo perché si risolverebbe in una misura afflittiva anche per il comproprietario che non è debitore). Tanto per fare un esempio: se non paghi il bollo auto e dopo qualche mese vendi il veicolo in questione e ne compri un altro, l’agente della riscossione ti può applicare il fermo sulla nuova macchina.

Fermo auto: il limite sotto il quale non scatta la misura

Su molti siti si legge dell’esistenza di un limite minimo di debito sotto il quale l’agente della riscossione non può iscrivere il fermo auto. Si tratta anche in questo caso di una notizia falsa. Anche per un debito di poche centinaia di euro può arrivare il fermo.

In realtà l’ex esattore, Equitalia, aveva emanato una direttiva interna in cui aveva deciso che:

  • per debiti inferiori a 2.000 euro, il fermo poteva essere iscritto su una sola vettura intestata al debitore;
  • per debiti di valore compreso tra 2.000 e 10.000 euro, su un massimo di 10 veicoli;
  • infine per debiti di valore superiore a 10.000 euro, su tutti i veicoli del debitore.

Ebbene, non si tratta di una legge ma di una semplice circolare interna; per cui, se violata, non può essere contestata davanti al giudice. In secondo luogo valeva per Equitalia e non oggi per Agenzia delle Entrate – Riscossione, o per tutti gli altri esattori locali.

Alcune sentenze hanno comunque disposto l’annullamento del fermo del veicolo per la sproporzione esistente, nei casi specifici, tra il valore del bene sottoposto a procedura cautelare e il debito: tuttavia, si tratta di casi isolati e che valgono solo in relazione alla singola situazione specifica.

Oggi l’unico limite che esiste è quello del rispetto dell’invio del preavviso di fermo almeno 30 giorni prima o, per i debiti fino a mille euro, l’ulteriore invio – almeno 120 giorni prima – di una lettera semplice con il dettaglio degli importi scaduti e un invito a pagare.

Fermo auto: se mi prende la polizia mi sequestra l’auto

Anche questo è un falso mito. In realtà, la sanzione per chi circola con l’auto sottoposta a sequestro è una pena pecuniaria amministrativa da 777 euro fino a 3.114 euro. Ad essa dovrebbe conseguire la confisca: questa, a differenza del sequestro, è definitiva e comporta l’acquisizione della proprietà del mezzo allo Stato. Significa che il conducente perde per sempre il veicolo. Per fortuna una circolare del Ministero dell’Interno [1] del 2008 ha invitato gli organi di polizia stradale, nel caso di veicolo circolante con il fermo, di procedere alla sola contestazione del verbale, senza sequestrare il veicolo.

Se mi arriva il fermo lo devo sapere?

Altro comune errore: quando arriva il fermo il debitore non deve necessariamente venirne a conoscenza con una comunicazione apposita. È sufficiente il preavviso dei 30 giorni prima. Il che significa che ben si potrebbe circolare senza sapere che l’auto è stata bloccata. Non resta che controllare, dopo il 30° giorno, al Pra per verificare se c’è stato il fermo.

Fermo auto: prelievo diretto dal conto

L’unica notizia vera è che, in caso di debiti con l’agente della riscossione, il fermo auto non consuma tutte le sanzioni. Esso infatti è solo una misura cautelare per evitare che il mezzo possa essere venduto o distrutto. Per cui è ben possibile, nello stesso tempo, il pignoramento nei confronti dei beni del contribuente, ad esempio il conto corrente. A riguardo ricordiamo che l’esattore può procedere all’invio di un ordine diretto alla banca che dispone il blocco del conto e, dopo 60 giorni, in caso di mancato versamento degli importi, il trasferimento degli stessi sul conto di Agenzia Entrate Riscossione. Il tutto senza passare da un tribunale e da un giudice.

Si può mettere il fermo sull’auto che serve per andare a lavoro?

Si crede spesso che il fermo non possa essere iscritto sulle auto che servono per recarsi al lavoro, anche per il dipendente. Non è così. La norma esclude il fermo solo in due casi:

  • auto strumentali all’esercizio dell’attività di impresa o professionale: si deve trattare di un mezzo strumentale, possibilmente iscritto nel registro dei beni ammortizzabili. Come evidente, un lavoratore dipendente non appartiene né all’una né all’altra categoria;
  • auto intestate a portatori di handicap che abbiano ricevuto il contrassegno invalidi ai sensi della legge 104 del 1992.

note

[1] Prot. n. M/6326150-21 del 25.01.2008.


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