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Assegno: quando è ricettazione?

1 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 agosto 2018



Assegno smarrito: è furto o ricettazione? Qual è il dolo nella ricettazione di assegni bancari? Cosa dice la Cassazione sul possesso di assegni altrui?

L’assegno è divenuta una delle modalità di pagamento più diffuse, in grado di sostituire (quasi) del tutto la classica banconota. In effetti, sia l’assegno che la tradizionale carta moneta rappresentano titoli di credito, con la differenza che l’assegno offre una garanzia e una sicurezza che l’anonima banconota non ha. Proprio per questa ragione, bisogna fare molta attenzione quando si riceve un assegno “sospetto”, cioè un assegno che presenta i segni della contraffazione, oppure quando non proviene dal titolare: c’è il rischio, infatti, di incorrere nel reato di ricettazione. Questo avviene soprattutto quando è già stato denunciato lo smarrimento o il furto dell’assegno (o dell’intero carnet di assegni). Come tutelarsi? Cosa fare quando si riceve un assegno? Questo articolo affronterà proprio il problema dell’assegno e della sua ricettazione.

Ricettazione: cos’è?

Prima di vedere quando c’è ricettazione per un assegno, dobbiamo capire in cosa consiste questo delitto. Secondo il codice penale, si ha ricettazione quando una persona, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare. La pena prevista è la reclusione da due ad otto anni [1].

La ricettazione consiste nel prendere con sé qualcosa (un bene, come un gioiello, o più semplicemente dei soldi) che proviene da un delitto precedentemente commesso, con lo scopo di trarne un guadagno. Ad esempio, classico caso di ricettazione è quello di chi acquista a poco prezzo uno smartphone di ultima generazione presso un rivenditore non autorizzato o sulle bancarelle: in questa ipotesi, è facile immaginare che il bene provenga da un illecito (furto, probabilmente), e chi lo acquista lo fa per trarne un vantaggio (prezzo irrisorio).

Con la ricettazione, quindi, la legge punisce chi impedisce di rintracciare i beni che sono figli di un reato. La punibilità è tuttavia esclusa quando colui che riceve, acquista o comunque si procura il suddetto bene abbia anche partecipato al fatto criminoso dal quale deriva. Quindi, tornando all’esempio di prima, non risponderà di ricettazione colui che ha rubato il cellulare e poi l’ha messo in vendita o l’ha tenuto per sé: l’unico delitto che gli verrà ascritto sarà quello di furto.

Assegno: come avviene la ricettazione?

Quanto appena detto ci fa subito capire cos’è la ricettazione di un assegno: si tratta della condotta di chi si procura (ad esempio con la collaborazione di altri, nel caso in cui gli venga ceduto) un assegno di provenienza illecita. Bisogna però distinguere il furto di assegno dalla ricettazione: risponde del primo reato chi sottrae il titolo al suo legittimo possessore, oppure chi ne trova uno smarrito e non lo restituisce al titolare. Secondo pacifico orientamento giurisprudenziale, infatti, colui che si appropria di cose, come gli assegni o le carte di credito, che conservino chiari ed intatti i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, senza provvedere alla loro restituzione, commette il reato di furto. In buona sostanza, quindi, chi trova un assegno smarrito è tenuto a restituirlo, pena l’incriminazione per furto.

Al contrario, colui che riceve un assegno da chi l’ha rubato (per esempio, dalla persona che ne ha trovato uno smarrito), risponde del diverso reato di ricettazione, visto che egli vuole avvantaggiarsi di una cosa che proviene da un delitto (quello di furto, appunto).

Ricettazione dell’assegno: elemento soggettivo

Ogni reato che si rispetti è composto da un elemento oggettivo e da uno soggettivo: il primo è riferibile alla condotta concreta che il reo deve porre in essere per integrare il comportamento delittuoso previsto dalla norma penale; il secondo, invece, riguarda la condizione psicologica dell’agente. Perché si concreti il reato di ricettazione è necessario che il colpevole agisca con dolo, cioè con la consapevolezza che la sua condotta sia illecita.

Il dolo nella ricettazione di assegno bancario è facilmente dimostrabile in quanto, come detto, la provenienza delittuosa del titolo di credito è ovvia. L’assegno bancario, infatti, è facilmente riconducibile al suo legittimo titolare: di conseguenza, il possesso di un carnet di assegni altrui presuppone una certa consapevolezza della loro provenienza illecita, visto che si tratta di cose fuori commercio ed incedibili, non acquistabili liberamente. In altre parole, non ci si può recare in un negozio e comprare un blocchetto di assegni: chi se ne impossessa è perciò ben consapevole del fatto che gli stessi o sono stati smarriti oppure sono stati illecitamente sottratti.

Il dolo del reato di ricettazione di un assegno bancario è inoltre reso evidente dalla circostanza dell’avvenuta compilazione del titolo da parte dell’agente che indichi come intestatario un soggetto completamente estraneo al rapporto cartolare. Non può invece ritenersi integrato il reato di ricettazione quando il soggetto prenditore, invece di intestare l’assegno direttamente ad un terzo, compaia nella transazione dimostrando, dunque, mancanza dell’intento di occultamento della propria persona per l’incasso del titolo.

La Corte di Cassazione è chiara su questo punto: la detenzione successiva di un assegno in assenza di una specifica e convincente spiegazione circa la liceità delle modalità attraverso le quali tale detenzione è stata conseguita, integra necessariamente, anche da un punto di vista soggettivo, il reato di ricettazione [2].

note

[1] Art. 648 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 12845 del 20.03.2018.

Autore immagine: Pixabay.com

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