Diritto e Fisco | Articoli

Lavoratore dipendente, come fare in caso di malattia di un figlio

8 luglio 2018


Lavoratore dipendente, come fare in caso di malattia di un figlio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 luglio 2018



Permessi per la malattia del figlio: come fare quando il bambino ha più di 8 anni e non è possibile sfruttare i giorni consentiti dalla legge.  

Tuo figlio si è ammalato: ieri ti hanno chiamato dalla scuola pomeridiana perché scottava. In pochi minuti la febbre è salita a 38 e, durante la notte, è ulteriormente aumentata. Hai chiamato il pediatra che gli ha dato una cura di antipiretici e antibiotici. Nel frattempo, alla febbre si è aggiunta anche la tosse e il raffreddore. Ora bisognerà tenerlo riguardato in casa: ci vorrà non meno di una settimana affinché la malattia di tuo figlio passi definitivamente e lui possa dirsi davvero guarito. E visto che i tuoi genitori sono anziani, mentre tuo marito non può assentarsi dal lavoro, a badare a lui dovrai essere tu. Lo fai di buon grado: non c’è niente di più bello che stare accanto a lui, accarezzarlo e coccolarlo. Magari vi metterete insieme nel lettore a vedere qualche cartone animato. Il tuo problema è però un altro: come giustificare la tua assenza dal lavoro? Esistono dei permessi speciali? Cosa deve fare il lavoratore dipendente in caso di malattia di un figlio?

In questo articolo ti daremo le istruzioni per giustificare la tua assenza dal lavoro tutte le volte in cui un familiare stretto è ammalato. Ti spiegheremo come funziona, nel dettaglio, il congedo per la malattia del figlio, previsto per i casi meno gravi (come appunto la febbre) e, per i casi più gravi, il «congedo non retribuito per gravi motivi» e i «permessi retribuiti per grave infermità», senza poi tralasciare le norme previste per la tutela dei figli disabili.

Permesso per malattia del figlio

Sia il padre che la madre hanno diritto ad assentarsi dal lavoro quando il figlio sta male. La legge non impone particolari limiti in merito al tipo di malattia del figlio, sicché deve ritenersi che il permesso spetti anche quando non si tratti di patologia particolarmente grave. Sono però previste delle condizioni in merito al numero di giorni fruibili nell’arco dell’anno e all’età del bambino; ne parleremo qui di seguito. Vediamo dunque come funziona il permesso per malattia del figlio.

Il permesso spetta alternativamente o al padre o alla madre. Non possono cioè assentarsi entrambi dal lavoro.

Il permesso per malattia del figlio inoltre non è retribuito. Non si ha quindi diritto alla retribuzione per i giorni in cui non si va a lavorare per prestare assistenza al bambino.

Il permesso spetta entro i seguenti limiti:

  • se il figlio ha non più di 6 anni: il permesso spetta fino alla guarigione ossia per il periodo corrispondente alla malattia. Si ha diritto a un permesso autonomo per ciascun figlio. Quindi, per esempio, se prima cade malato un figlio e poi si ammala l’altro, il dipendente può usufruire di entrambi i periodi di malattia per giustificare l’assenza dal lavoro;
  • se il figlio ha 7 o 8 anni: si ha diritto a un permesso di massimo 5 giorni lavorativi all’anno. Anche in questo caso il permesso spetta per ciascun figlio.

Tuttavia, se, all’atto dell’adozione o dell’affidamento, il minore ha un’età compresa tra i 6 e i 12 anni, il congedo può essere fruito nei primi 3 anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

Dunque, a partire da 9 anni in su del bambino, il lavoratore non ha più diritto al permesso per malattia del figlio, a meno che ricorrano le seguenti condizioni. Comunque anche quando il figlio è grande, al limite si possono utilizzare i permessi generici, come le ex festività o riduzione orario di lavoro, o ancora banca ore, o ancora si possono prendere ferie.

Permessi retribuiti per decesso o grave infermità

Ad ogni dipendente spettano massimo tre giorni all’anno di permessi retribuiti in caso di decesso o documentata grave infermità del coniuge, dei figli, di un parente entro il 2° grado, di un soggetto componente la famiglia anagrafica.

L’interessato deve comunicare previamente al datore di lavoro l’evento che dà titolo al permesso ed i giorni nei quali esso sarà utilizzato.

Congedo non retribuito per gravi motivi

Tutte le volte che un grave motivo personale ti impedisce di andare al lavoro puoi usufruire di un congedo non retribuito. Il motivo può riguardare te stesso, il tuo coniuge o il convivente (sempre che la convivenza risulti da certificazione anagrafica), i figli anche adottivi (o, in loro mancanza, i nipoti),i parenti o gli affini entro il 3° grado (anche non conviventi). All’elenco si aggiungono anche gli adottanti, i genitori e le nuore, il suocero o la suocera, i fratelli e le sorelle.

Il congedo può essere richiesto in presenza di uno dei seguenti “gravi motivi”:

  • le necessità familiari derivanti dal decesso di uno dei soggetti sopra indicati;
  • le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o dei familiari nella cura o nell’assistenza dei soggetti sopra indicati;
  • le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
  • le situazioni, riferite ai soggetti sopra indicati (con l’esclusione del richiedente), derivanti da patologie acute o croniche che:
  • determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Sono inoltre tutelate le patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche sopra elencate o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Il congedo dura massimo due anni sfruttabili nell’arco di tutta la vita lavorativa del dipendente e può essere utilizzato per un periodo continuativo (cioè tutto in una volta) o frazionato. Di tale tempo si tiene conto ai fini dell’anzianità di servizio.

Durante il congedo il dipendente non può svolgere alcun altro tipo di attività lavorativa.

Per presentare la richiesta di congedo e per la relativa procedura devi confrontare il tuo contratto collettivo nazionale di lavoro: è lì che troverai l’intera disciplina. Il datore di lavoro è tenuto, entro 10 giorni dalla richiesta del congedo, a esprimersi sulla stessa e a comunicarne l’esito al dipendente.

Congedo per figli portatori di handicap

La famosa legge 104 del 1992 riconosce ai familiari di persone disabili il diritto di fruire, in presenza di determinate condizioni, di permessi retribuiti o di congedi per la cura e l’assistenza del disabile.

Al genitore di un figlio disabile, a prescindere dall’età di questi, spettano 3 giorni di permesso retribuiti al mese. Al figlio devono essere stato riconosciuto lo stato di portatore di handicap ai sensi della legge 104, per cui deve essere sottoposto alla visita della commissione medica dell’Asl che deve pronunciarsi entro 90 giorni dalla data di presentazione della relativa domanda.

Se la Commissione non si pronuncia entro 45 giorni dalla presentazione della domanda, l’accertamento è provvisoriamente effettuato da un medico specialista (o da medici specialisti) nella patologia denunciata, in servizio presso l’ASL da cui è assistito l’interessato.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI