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Quante tasse paga un libero professionista

4 Agosto 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 4 Agosto 2018



A quanto ammontano le imposte di un’attività di lavoro autonomo, quanto costano gli adempimenti connessi e quanti contributi si pagano?

Per un libero professionista, quantificare a quanto ammontano le tasse pagate nell’anno, o meglio le imposte, non è semplice, in quanto la tassazione varia a seconda del tipo di attività esercitata, dell’organizzazione, della località in cui ci si stabilisce e di numerosi altri elementi, come le spese ed i contributi previdenziali. Bisogna però chiarire che la semplice apertura della partita Iva come libero professionista, di per sé, non comporta il pagamento delle imposte, né sono previste delle tasse di importo fisso per tenere la partita Iva aperta: l’apertura della posizione Iva come libero professionista comporta, però, l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi annuale, anche se non si fattura nulla, l’obbligo di tenuta della contabilità (i cui costi dipendono dal professionista che si occupa degli adempimenti e dal regime fiscale scelto), oltre agli obblighi previdenziali (la maggior parte dei professionisti è tenuta a pagare dei contributi all’ente previdenziale di appartenenza anche quando non produce reddito; fa eccezione la gestione Separata Inps, alla quale si pagano i contributi solo sul reddito imponibile), alle tasse per l’iscrizione ad albi o elenchi, e ad ulteriori tasse e costi accessori che dipendono dal tipo di attività esercitata. Per sapere, allora, quante tasse paga il professionista in totale, dobbiamo chiarire i punti più importanti che riguardano i principali costi di esercizio, compresi quelli previdenziali e amministrativi, nell’attività di lavoro autonomo.

Quanto tasse paga un libero professionista per aprire la partita Iva?

Il lavoratore autonomo, o libero professionista, a meno che non si rivolga ad un intermediario, non deve pagare nulla per aprire la partita Iva; la richiesta della partita Iva, difatti, non è soggetta ad alcun costo, né a bolli, e può essere inoltrata:

  • tramite il canale telematico dell’Agenzia delle Entrate Fisconline, per chi dispone di Pin per l’accesso ai servizi delle Entrate, di carta nazionale dei servizi o di identità Spid;
  • recandosi personalmente presso l’Ufficio Territoriale delle Entrate più vicino.

Se il lavoratore è iscritto ad albi o elenchi, è tenuto a pagare il costo d’iscrizione ed il diritto annuale, differente a seconda della categoria di appartenenza.

Quanti contributi paga un professionista iscritto alla cassa di categoria?

Una volta aperta la partita Iva, il professionista deve iscriversi alla propria cassa previdenziale, se la categoria professionale a cui appartiene ne ha una (ad esempio, gli avvocati hanno la Cassa Forense): in base a quanto previsto dai regolamenti di previdenza della maggior parte delle casse professionali, gli iscritti sono tenuti a pagare un ammontare minimo di contributi (il cosiddetto contributo soggettivo) anche con reddito pari a zero, nella misura prevista dalla specifica gestione, ed eventualmente i contributi in percentuale sul reddito. Inarcassa, la cassa di ingegneri e architetti, ad esempio, prevede un contributo minimo annuo di 2.280 euro, mentre la Cassa Forense un versamento minimo di 2.815 euro. In ogni caso, numerose casse prevedono il dimezzamento dei contributi per i neoiscritti.

I contributi pagati alla cassa di categoria si deducono dalle tasse?

I contributi pagati alla gestione previdenziale di categoria sono un onere deducibile: in pratica, vengono sottratti dal reddito imponibile del professionista, cioè dal reddito da sottoporre a tassazione. La deducibilità vale anche per i professionisti che aderiscono al regime agevolato forfettario.

Quanti contributi paga un professionista iscritto alla gestione Separata?

Se la categoria di appartenenza del professionista non ha una cassa di previdenza specifica, il lavoratore deve iscriversi alla gestione Separata dell’Inps, per la quale pagherà il 25,72% di fatturato (24% per chi è iscritto ad altre gestioni o pensionato): significa che, su un reddito di 10mila euro, ne pagherà 2.572 di contributi.

Il primo anno non sono previsti acconti; col pagamento del saldo, effettuato alla scadenza del saldo Irpef (30 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), deve però pagare un primo acconto, pari al 40% del saldo; un secondo acconto, sempre pari al 40%, deve essere versato entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.

In pratica, se il professionista neoiscritto, nel 2018, guadagna 10mila euro, nel 2019 pagherà, come contributi alla Gestione separata, 2.572 a titolo di saldo 2018, più altri 2.058, sempre nel 2019, a titolo di acconto (complessivamente, l’80% del saldo). Naturalmente quanto pagato come acconto sarà scomputato dal saldo dell’anno successivo.

Se il reddito prodotto è inferiore al minimale, pari a 15.710 euro per il 2018, nonostante il professionista abbia lavorato tutto l’anno, non otterrà l’accredito di un’annualità intera ai fini del diritto alla pensione: i mesi accreditati ai fini pensionistici saranno invece proporzionati rispetto al reddito prodotto ed ai contributi versati.

I contributi pagati alla cassa di categoria si deducono dalle tasse?

I contributi versati alla gestione Separata sono sempre deducibili dal reddito, anche per chi utilizza il regime fiscale forfettario.

A quanto ammontano le imposte che paga un professionista nell’anno?

Le imposte applicate sul reddito variano molto a seconda del regime fiscale utilizzato: è possibile scegliere, nel 2018, tra il regime agevolato forfettario e il regime ordinario, o quello della contabilità semplificata.

Dal 2016 non è più possibile avvalersi del regime agevolato dei contribuenti Minimi.

Quante tasse paga un professionista in regime dei Minimi?

Per riassumere brevemente, il regime dei minimi, al quale non è più possibile aderire, ma nel quale restano alcuni professionisti che vi hanno aderito sino all’anno 2015, comporta una tassazione sostitutiva del 5% sul reddito (semplificando, il reddito è rappresentato dalla differenza tra ricavi e costi inerenti l’attività, inclusa l’Iva, che non essendo detraibile diventa un costo): non sono applicate Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore o agli indicatori di affidabilità e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture. La durata del regime è di 5 anni, o fino al 35° anno d’età del contribuente; sono previsti precisi requisiti per l’accesso e la permanenza nel regime: per un approfondimento: Contribuenti Minimi, tutte le faq.

La liquidazione di saldo ed acconti d’imposta è uguale a quella prevista per l’Irpef (come vedremo più avanti).

Quante tasse paga un professionista in regime forfettario?

Il regime forfettario, invece, comporta una tassazione sostitutiva del 15% (del 5%, a partire dal 2016, per le nuove attività, per i primi 5 anni): anche in questo caso non sono applicate Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito però non è inteso come ricavi meno costi, ma si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. In pratica, se il professionista fattura 10mila euro, paga contributi e imposte sulla base di 7.800 euro.

Il meccanismo per la liquidazione di saldo ed acconti è lo stesso previsto per l’Irpef.

Per un maggiore approfondimento sul regime forfettario, vedi: Forfettario, come compilare la dichiarazione dei redditi e calcolare le tasse.

Quante tasse paga un professionista in regime di contabilità semplificata?

La contabilità semplificata comporta l’assoggettamento del reddito (inteso, semplificando al massimo, come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) all’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’imposta non ha un ammontare fisso, ma è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • sino a 15.000 euro, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, 27%;
  • da 28.001 a 55.000, 38%;
  • da 55.001 a 75.000, 41%;
  • da 75.001, 43%.

In pratica, se il professionista, soggetto alla contabilità semplificata, guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, verserà allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro, meno una piccola detrazione sul reddito da lavoro autonomo.

Come funzionano le detrazioni per un professionista?

La detrazione è un importo che non diminuisce il reddito, come la deduzione, ma che si sottrae direttamente dall’imposta. Sono numerose le detrazioni previste nel nostro ordinamento: per tipologia di reddito prodotto, per familiari a carico, per oneri e spese.

La detrazione per la produzione di redditi da lavoro autonomo, cioè per i redditi prodotti dal professionista, si determina con la seguente espressione: 1.104*(55.000-reddito imponibile) /50.200.

Le detrazioni non sono applicate all’imposta sostitutiva che pagano i professionisti nel regime forfettario o in quello dei minimi.

Entro quale data un professionista deve pagare le tasse?

L’acconto Irpef deve essere pagato, dal professionista come da tutti i contribuenti:

  • in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo va da 51,66 euro a 257,52 euro: il termine del pagamento è il 30 novembre;
  • in due o più rate, oltre i 257,52 euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%.

Sino a 51,65 euro non deve essere versato alcun acconto.

Scadenze e termini sono gli stessi anche per i professionisti che devono pagare le imposte sostitutive dei regimi forfettario e dei minimi.

Oltre all’Irpef, il contribuente in contabilità semplificata deve pagare le addizionali comunali (pari, nella generalità dei casi, allo 0,80% dell’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda del Comune) e l’addizionale regionale (che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione); qualora possieda il requisito di autonoma organizzazione (sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vastissima giurisprudenza), sarà soggetto al pagamento dell’Irap (la cui base imponibile non coincide con quella Irpef, ma col valore della produzione netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia a seconda della regione e della categoria cui appartiene il contribuente).

A quanto ammonta l’Iva dovuta da un professionista?

Il lavoratore autonomo in contabilità semplificata, a differenza dei minimi e dei forfettari, è assoggettato all’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. A differenza di minimi e forfettari può detrarre l’Iva sugli acquisti (che per minimi e forfettari è un costo), ma deve emettere le proprie fatture assoggettandole ad Iva (la cui aliquota ordinaria è pari al 22%).

Ad esempio, se il professionista fattura, nel trimestre, 1.000 euro, addebita al cliente 1.220 euro (1.000 di compenso, più 22% Iva).

Ipotizzando che abbia effettuato acquisti pari a 500 euro, più 110 euro di Iva, la liquidazione trimestrale risulterà la seguente:

220 euro (Iva addebitata al cliente) –

110 euro (Iva acquisiti detraibile) =

110 euro (Iva da liquidare all’erario).

Quanto costa la tenuta della contabilità per un professionista?

Il professionista non deve preventivare solo il costo di tasse e imposte, in sé e per sé, ma anche i costi connessi, come tenuta della contabilità e redazione e invio delle dichiarazioni fiscali e delle comunicazioni ed adempimenti periodici. La tenuta della contabilità ha costi molto differenti, a seconda del luogo in cui l’attività è esercitata, del regime fiscale utilizzato, degli adempimenti particolari a cui può essere tenuta una particolare categoria professionale, e del fatturato.

Mediamente, i costi si aggirano intorno ai 600/700 euro annui per i contribuenti forfettari o minimi con un basso volume d’affari, sino a 1500 euro per professionisti in contabilità semplificata con un volume d’affari medio-alto. Le spese aumentano per gli studi professionali con dipendenti e collaboratori, poiché gestione e adempimenti si complicano notevolmente.


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