Diritto e Fisco | Editoriale

Censura su internet: Google sceglie la trasparenza

14 Novembre 2011 | Autore:
Censura su internet: Google sceglie la trasparenza

Google ha presentato il cosiddetto Transparency Report, un rapporto semestrale sulle richieste di censura inoltrate dai vari Paesi.

Pochi giorni fa, Google ha presentato il cosiddetto Transparency Report, un rapporto semestrale che indica le richieste di rimozione di contenuti che Big G. riceve dai governi di tutto il mondo.

Questo documento è un valido strumento per capire il tipo di censura praticata su Internet dai singoli Stati e la pressione che questi esercitano, in particolare su Montain View [1], per ottenere informazioni e la cancellazione dei dati.

Tali richieste di censura vengono normalmente avanzate con la scusa di violazioni di norme locali. Le ipotesi più comuni attengono a contenuti violenti, offensivi, diffamatori o contrari alla morale da parte di materiale audiovisivo o di semplici testi, nonché alla violazione della privacy, della riservatezza, del diritto d’autore.

Nel rapporto, oltre alle richieste avanzate da ogni singolo Stato, vi sono anche quelle poi accolte da Big G.

Il Transparency Report mostra un aumento delle domande di rimozione dei contenuti. Rispetto allo scorso semestre, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno fatto registrare un incremento del 71% e del 70%.  L’Italia rispetta questa tendenza con un aumento del 29%. Il nostro Paese ha inoltre domandato la cancellazione di 36 video e, in 31 casi, è stata accontentata. Uno di essi chiama in “causa” Silvio Berlusconi e la simulazione del suo assassinio.

Le situazioni più critiche riguardano, tuttavia, i Paesi con regimi politici rigidi. In Libia, per l’intero semestre cui si riferisce il rapporto (gennaio/giugno 2011), tutti i servizi di Google sono risultati inaccessibili. In Cina, nello stesso arco temporale, è risultato inaccessibile Youtube.

La libertà che vige su Internet fa paura ai governi che, non sapendo come affrontare il pericolo, reagiscono con lo strumento della repressione. Lo sviluppo tecnologico negli ultimi dieci anni ha conosciuto una progressione cui non è seguito, in molti casi, un paritetico sviluppo normativo. Il diritto dei media in molti Stati è carente o del tutto assente.

Così, laddove sussiste il vuoto legislativo e l’incapacità ad affrontare i problemi con norme al passo coi tempi, interviene la censura. Incapaci di fronteggiare i blog, le email, lo spam e Youtube, i Paesi preferiscono la linea dura.

L’Italia non è certo da meno, considerati i numerosi tentativi di mettere il guinzaglio a questa creatura senza padrone. Si pensi al decreto contro il libero wi-fi, al tentativo di condurre tv e web radio in un pantano di burocrazia o alla costante disapplicazione del principio di non responsabilità dell’intermediario [2], codificato nel cosiddetto “Pacchetto Telecom”.

C’è sempre chi sta peggio di noi, ma non disperiamo. Siamo in grado di raggiungerli!



note

[1] Luogo che si trova nella contea di Santa Clara, in California, e che ospita il quartier generale di Google.

[2] Secondo cui questi non risponde delle condotte dei propri utenti. Ricordiamo in proposito il caso Vividown e il caso Mediaset contro Youtube, per i videoclip della trasmissione “Il Grande Fratello”. In entrambe le circostanze, i processi si sono chiusi con la condanna dell’intermediario.


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