Diritto e Fisco | Editoriale

Cartella esattoriale: qual è l’importo minimo?

8 luglio 2018


Cartella esattoriale: qual è l’importo minimo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 luglio 2018



Cartelle fino a 300 euro, fino a 100 e fino a 30: quali sono illegittime e da quale importo è possibile subire un pignoramento da parte di Agenzia Entrate Riscossione?

Mentre il Governo propone una sanatoria per le cartelle esattoriali di alto importo, in realtà l’unica cosa certa oggi è che ci sono cartelle esattoriali di basso importo che sono illegittime e che non vanno pagate. Quel che però non tutti sanno è qual è questo importo. Alcuni credono che sia 300 euro, altri parlano 100 euro, altri ancora sostegno che sono nulle le cartelle esattoriali complessivamente inferiori a 50 euro. Dove sta la verità? In questo articolo ti spiegheremo qual è l’importo minimo di una cartella esattoriale, quali vanno pagate ma sopratutto quando possono generare un vero pericolo per il contribuente.

Prima però di procedere in questa trattazione mi preme raccomandarti una cosa. Il sistema fiscale italiano consente diversi modi per pagare un debito, anche quando non ci sono le possibilità per adempiere tutto in una volta. Ecco perché non devi allarmarti subito ma trovare la soluzione migliore al tuo caso. In più ricorda sempre il vecchio detto napoletano: «tre sono i potenti: il papa, il re e chi non ha nulla»; questo per dirti che, se non hai soldi per pagare, devi preoccuparti ancor di meno visto che nulla ti potrà essere fatto dal fisco. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono le cartelle di pagamento di basso importo illegittime.

Come procedere con le cartelle di pagamento inferiori a 300 euro?

Secondo una notizia a lungo circolata su internet, le cartelle esattoriali inferiori a 300 euro sarebbero state tutte annullate e non vanno perciò pagate. In realtà non è propriamente così. Per spiegarti cosa prevede la legge dobbiamo fare un passo indietro. Tutte le volte in cui una pubblica amministrazione deve riscuotere un proprio credito di cui non ha ottenuto il pagamento in via bonaria dal contribuente, forma il cosiddetto “ruolo”, un documento in cui formalizza tale credito; dopodiché incarica l’Agente della Riscossione (che per i tributi erariali è Agenzia Entrate Riscossione) del recupero coattivo. Tradotto significa: pignoramenti, fermo auto e ipoteche. L’Esattore procede a tutte le azioni esecutive possibili (ma a volte lascia anche prescrivere il diritto) e, se non riesce nel recupero, dopo tre anni invia una relazione all’ente titolare del credito. Quest’ultimo, dopo un’analisi attenta delle cause della mancata riscossione, se ritiene che il contribuente sia nullatenente o irreperibile, cancella il ruolo e il contribuente è definitivamente libero dal proprio debito. Ebbene, con la legge di stabilità del 2015, il meccanismo di cancellazione dopo i tre anni è pressoché automatico per le cartelle inferiori a 300 euro. In pratica, se l’Esattore non è riuscito, entro questo termine, a recuperare il credito lo comunica all’ente che procede allo sgravio. Ma è ovvio che non vi devono essere concrete possibilità di recupero. Altrimenti l’amministrazione affida nuovamente il ruolo all’Agente della Riscossione affinché proceda a nuovi tentativi per altri tre anni.

Dunque le cartelle di pagamento inferiori a 300 euro restano legittime: chi le ha ricevute può subire pignoramenti se ha beni intestati (basterebbe anche un minimo stipendio o una pensione sopra il minimo sociale), ma ha più possibilità di non doverle pagare per rinuncia da parte dello Stato o dell’amministrazione.

Qual è l’importo minimo di una cartella di pagamento?

Questo non toglie che, per importi minimi alcune cartelle di pagamento restano illegittime. In particolare l’Agenzia delle Entrate non può procedere all’iscrizione a ruolo, e l’Esattore non può avviare la riscossione, dei crediti relativi ai tribunali erariali, regionali e locali di ammontare, comprensivo di sanzioni amministrative e interessi, non superiore, per ciascun credito, a 30 euro, con riferimento ad ogni periodo d’imposta.

Tale limite non si applica quando il credito deriva da ripetuta violazione degli obblighi di versamento relativi ad un medesimo tributo.

Il limite sale invece di 100 euro per la tassazione delle somme corrisposte a titolo di TFR ed indennità equipollenti o di prestazioni pensionistiche [1]. In questi casi dunque è impossibile ricevere una cartella di 90 euro e se dovesse arrivare sarebbe impugnabile.

Ciò significa anche che una multa per divieto di sosta di 24 euro, di per sé, non potrebbe mai essere riscossa. Senonché bastano anche un paio di anni di interessi e le spese di notifica per far lievitare l’importo oltre il tetto dei 30 euro.

Cosa si rischia per una cartella esattoriale di basso importo?

Vediamo ora cosa rischia il contribuente nel caso in cui dovesse ricevere una cartella esattoriali di 30 euro o poco più.

Di sicuro non può scattare l’ipoteca della casa o il pignoramento (visto che si tratta di misure possibili solo per debiti rispettivamente non inferiori a 20mila e 120mila euro). Però è ben possibile il fermo auto per il quale non esiste un importo minimo. Così come è possibile, ma improbabile, il pignoramento dello stipendio. Sicuramente se a questi importi si sommano anche altri debiti, questi possono confluire tutti nella medesima cartella e rendere il conto di importo tale da giustificare misure più afflittive.

note

[1] Art. 37 c. 43 DL 223/2006 conv. in L. 248/2006.

Autore immagine: 123rfcom

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