Diritto e Fisco | Articoli

Riparazione del danno: quando estingue il reato?

15 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 agosto 2018



È possibile estinguere il reato risarcendo il danno? Se restituisco quanto rubato posso evitare il processo? Quali reati possono essere estinti per condotte riparatorie?

Il diritto penale disciplina tutte quelle condotte che, a causa della loro gravità, devono essere sanzionate con la pena massima prevista dalla legge: la reclusione. L’illecito penale, infatti, non offende solamente l’interesse privato della persona offesa (ad esempio, il patrimonio in caso furto o l’incolumità personale in caso di lesioni) ma anche l’interesse pubblico dello Stato ad avere una società libera da delitti, al fine del mantenimento dell’ordine pubblico. Non a caso, ogni procedimento penale è intrapreso dalla Repubblica contro l’imputato. L’interesse collettivo alla repressione dei reati, però, cede il passo alla volontà della vittima di perseguire o meno il crimine in tutti i casi in cui la legge subordina la punibilità del reo alla querela sporta dalla persona offesa; in altre parole, senza la manifestazione di volontà della vittima volta a chiedere la punizione del responsabile, le autorità non possono procedere. Di qui la distinzione tra reati procedibili d’ufficio e reati procedibili a querela di parte. Questo significa che, se sei stato vittima di una lieve aggressione o di un furto di poco conto, la polizia non potrà cominciare le indagini se non sarai tu a sporgere querela entro tre mesi dal fatto. La procedibilità a querela riguarda reati minori, per i quali lo Stato rinuncerebbe ad infliggere una punizione se non vi fosse la volontà della vittima. Per questa tipologia di illeciti la legge ha previsto una nuova causa di estinzione, consistente nella riparazione del danno. Cosa significa? Detto in parole semplici, vuol dire che il colpevole ha la possibilità di salvarsi dalla pena finale se ripristina la situazione così com’era precedentemente alla sua condotta illecita. Così, ad esempio, se ti sei appropriato ingiustamente di un bene altrui, potrai evitare il processo (oppure farlo terminare in anticipo) se restituirai quanto preso, oppure se risarcirai il danno. In altre parole, dovrai riparare a quanto ingiustamente commesso. Vediamo allora quando la riparazione del danno estingue il reato.

Riparazione del danno: cos’è?

Il legislatore degli ultimi anni si caratterizza per i tentativi di introdurre istituti giuridici che consentano una diminuzione delle cause pendenti davanti ai tribunali. Tra le ultime novità in materia rientra senz’altro la modifica al codice penale che ha introdotto la riparazione del danno quale nuova causa di estinzione dei reati.

A seguito della nota riforma Orlando del 2017 [1], nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato abbia riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni delle cose sottratte o il risarcimento, e abbia eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine sopra indicato (apertura del dibattimento), l’imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento. In questo caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso. Il giudice dichiara l’estinzione del reato all’esito positivo delle condotte riparatorie [2].

Riparazione del danno: quando c’è l’estinzione?

La riparazione del danno estingue il reato solamente se essa sia concretamente adeguata a ripristinare la situazione antecedente al fatto (quello che, in latino, si chiamerebbe lo status quo ante). Si tratta di una nuova causa di estinzione (che si affianca a quelle tradizionali della prescrizione, dell’oblazione, della remissione, ecc.) valida solamente per i reati procedibili a querela, cioè per quelli per i quali è necessaria la volontà della vittima affinché vengano perseguiti. Vediamo allora nel dettaglio quali sono le caratteristiche della riparazione del danno:

  1. È applicabile solamente ai reati procedibili a querela per i quali sia prevista la remissione: la remissione della querela è una causa di estinzione consistente nella volontà della persona offesa di ritirare la querela sporta. Esistono, tuttavia, ipotesi di reato che, seppur perseguibili a querela, non prevedono la remissione della stessa: è il caso dello stalking aggravato [3]. In ipotesi come queste, la riparazione del danno non estingue il reato;
  2. La riparazione del danno deve avvenire mediante restituzione di quanto illecitamente sottratto (ad esempio, rendendo le cose rubate) o risarcimento del danno, quando la restituzione non è possibile (si pensi ad un oggetto rubato e poi distrutto); è inoltre necessario, ove possibile, ripristinare la situazione così com’era prima del fatto criminoso (ad esempio, mediante riparazione del bene danneggiato);
  3. La riparazione del danno deve avvenire entro l’apertura del dibattimento, cioè all’inizio del processo penale: questo vuol dire che il colpevole avrà tutto il tempo delle indagini preliminari fino all’udienza dibattimentale per “pentirsi” e riparare alla sua condotta. Eccezionalmente, però, se questo tempo non dovesse bastare, egli potrà chiedere al giudice una proroga, dimostrando di non aver potuto adempiere prima; il giudice, se accerta l’effettiva impossibilità dell’imputato a riparare il danno prima dell’apertura del dibattimento, può sospendere il processo e rinviarlo di sei mesi. Alla successiva udienza il giudice verificherà se la condotta riparatoria è avvenuta con successo o meno;
  4. L’estinzione del reato può essere pronunciata dal giudice anche quando l’offerta economica proposta dall’imputato sia stata rifiutata dalla persona offesa, ma il giudice la ritenga più che congrua a soddisfare la pretesa risarcitoria della vittima. In questa ipotesi, quindi, la riparazione è valida anche contro la volontà del querelante.

Riparazione del danno: a cosa serve?

La riparazione del danno prima dell’apertura del dibattimento è uno strumento utilissimo per chi è imputato di reati procedibili a querela (purché questa sia soggetta a remissione): ed infatti, provvedendo al risarcimento o alle restituzioni, l’imputato eviterà il processo e l’eventuale condanna, con benefici anche per la giustizia penale stessa, la quale si “alleggerirà” di procedimenti che possono essere definiti stragiudizialmente.
In effetti, la vera novità dell’estinzione del reato per condotte riparatorie è quella di aver dato la possibilità al reo di estinguere il reato mediante il suo comportamento. Di solito, la condotta riparatoria induce il querelante a rimettere la querela (con conseguente estinzione del reato per remissione): il nuovo istituto, invece, consente al giudice di dichiarare estinto il reato anche se la persona offesa non ha rimesso la querela.

L’avvenuta riparazione, inoltre, prevale anche sull’eventuale dissenso della vittima: ciò significa che il giudice potrà dichiarare estinto il reato anche nel caso in cui la persona offesa si opponga, non ritenendosi soddisfatta dal risarcimento o dalla restituzione.

Riparazione del danno: cosa fare in pratica?

Se ti è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini oppure un decreto di citazione a giudizio, entro la data stabilita per la prima udienza potrai provvedere a contattare la persona offesa e a renderti disponibile a risarcire il danno che gli hai provocato o a restituirgli i beni che gli hai sottratto. Chiaramente, potrai avvalerti di un avvocato per farti seguire e consigliare. Non importa che la vittima non sia d’accordo: per ottenere l’estinzione, è sufficiente anche un’offerta concretamente formulata e presentata presso il domicilio del querelante a mezzo di pubblico ufficiale autorizzato a ciò. Dopodiché, potrai rivolgerti  al Giudice che procede (se sei ancora nella fase delle indagini, competente sarà il giudice per le indagini preliminari) chiedendo al giudice di riconoscere la propria condotta riparatoria e di dichiarare estinto il reato. Se l’offerta di risarcimento non è stata accettata dalla persona offesa, potrai chiedere al giudice che riconosca la congruità della somma offerta.

note

[1] Legge n. 103 del 23.06.2017.

[2] Art. 162-ter cod. pen.

[3] Art. 612-bis cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI