Diritto e Fisco | Editoriale

Cos’è la Corte europea?

27 Luglio 2018 | Autore:
Cos’è la Corte europea?

Corte di Strasburgo: cos’è? Cosa tutela la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo? Quando si può ricorrere alla Corte europea?

Più volte ti sarai domandato, sentendone parlare in televisione o sui giornali, cos’è la Corte europea e perché è tanto importante per l’Italia. Ebbene, devi sapere che il mondo del diritto è complesso e ricco di protagonisti: le norme non provengono soltanto dall’organo normalmente deputato ad emanarle (in Italia, il Parlamento), ma anche dall’attività di una miriade di altri soggetti. Si pensi ai regolamenti emanati dagli enti locali (Comuni e Province), oppure alle leggi regionali, o alle circolari delle Agenzie e ai decreti ministeriali oppure, ancora, ai regolamenti e alle direttive europee. Il diritto, inoltre, vive costantemente all’interno delle aule di giustizia: le sentenze dei giudici ogni giorno contribuiscono a modificare il diritto, specificando i principi e applicandolo ai casi concreti. La giurisprudenza, però, non è solo nazionale: in Italia confluiscono anche le decisioni di altri organi giurisdizionali, come ad esempio quelle della Corte europea dei diritti dell’uomo. Di cosa si tratta precisamente? Perché le sentenze di questo tribunale sono importanti anche per l’Italia? Con questo articolo ti spiegherò cos’è la Corte europea e perché anche l’Italia deve rispettare le sue decisioni.

Corte europea: come si chiama realmente?

Prima di vedere cos’è la Corte europea, facciamo un po’ di chiarezza terminologica. Quando senti parlare di Corte europea, Corte di Strasburgo o Corte europea dei diritti dell’uomo, si tratta sempre del medesimo tribunale. Perché così tanti nomi? In realtà, il vero nome della Corte europea è il più lungo, cioè Corte europea dei diritti dell’uomo (abbreviato anche in Corte e.d.u.). Per celerità essa viene denominata Corte europea o, altre volte, Corte di Strasburgo, in riferimento alla sua sede. Attenzione: la Corte europea non va confusa con la Corte di giustizia dell’Unione europea, con sede in Lussemburgo, che è un organo dell’Unione Europea.

Corte europea: cosa decide?

La Corte europea è la guardiana della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (per brevità: C.e.d.u.): si tratta di un patto internazionale stipulato a tutela dei diritti dell’uomo nel 1950 dai Paesi europei che compongono il Consiglio d’Europa. Per far sì che questa convenzione venisse rispettata, venne istituito anche un tribunale internazionale che giudicasse nei casi di sua violazione. Di qui la nascita della Corte europea (Corte e.d.u.), che si esprime appunto sulle trasgressioni alla Convenzione europea (C.e.d.u.).

Chiunque può adire la Corte europea per far valere la violazione di un proprio diritto fondamentale, anche una persona giuridica o uno Stato. Qualora constati una violazione, la Corte pronuncia una sentenza, che vincola lo Stato interessato a conformarvisi. L’Italia, quindi, deve rispettare le decisioni della Corte europea perché, in quanto membro del Consiglio d’Europa, ha sottoscritto la Convenzione ed è, pertanto, tenuta ad osservarla.

Corte Europea: quando si può ricorrere?

A questo punto ti starai chiedendo quando puoi ricorrere alla Corte europea per far valere i tuoi diritti. Ebbene, come detto, la Corte di Strasburgo si assicura che i diritti contemplati nella Convenzione europea vengano rispettati: pertanto, potrai chiedere tutela alla Corte solamente quando vi sia una violazione della Convenzione stessa e soltanto se i gradi di giudizio interni siano terminati. In altre parole, se ritieni di aver patito un torto non potrai ricorrere direttamente alla Corte europea, ma dovrai per prima chiedere tutela ai tribunali italiani. Solamente quando saranno esauriti tutti i gradi di giudizio potrai, nel caso in cui non avrai ottenuto tutela, ricorrere alla Corte di Strasburgo. Se la Corte ti darà ragione, potrà esserti riconosciuto un risarcimento che dovrà pagare direttamente la parte soccombente.

Convenzione europea: quali sono i diritti?

Abbiamo detto che potrai chiedere giustizia alla corte europea solamente alle seguenti condizioni:

  • i gradi di giudizio in Italia siano terminati;
  • sia violato un diritto presente della Convenzione europea.

Detto del primo requisito, passiamo al secondo. Quali sono i diritti garantiti dalla Convenzione europea? Essi sono molteplici e ricalcano quelli presenti nelle carte costituzionali dei singoli Stati europei. Ricordiamo: il diritto alla vita; il diritto a un processo equo; il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare; la libertà di espressione; la libertà di pensiero, coscienza e religione; il diritto a disporre di un ricorso effettivo; il diritto al rispetto dei propri beni; il diritto di votare e di presentarsi come candidati; il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti; di discriminazioni nel godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Convenzione; di espulsione e respingimento dei propri cittadini da parte di uno Stato, di pena di morte; di espulsione collettiva di stranieri.

Ogni volta che uno di questi diritti sia violato o venga posta in essere una pratica illegale, se i tribunali italiani ti avranno dato torto, potrai ricorrere alla Corte europea.

Corte europea: ricorsi più frequenti

Abbiamo visto cos’è la Corte europea e quando è possibile adirla. Vediamo ora quali sono i ricorsi principali che hanno coinvolto il nostro Paese. In Italia, sono numerosi i ricorsi proposti dai detenuti per le pessime condizioni carcerarie in cui sono costretti a versare. In questa ipotesi, la parte convenuta è proprio lo Stato italiano, il quale è stato chiamato a difendersi davanti alla Corte europea. Secondo la Corte di Strasburgo, la grave mancanza strutturale e sistemica di spazio nella detenzione carceraria in Italia risultante da un malfunzionamento cronico proprio del sistema penitenziario italiano, che ha interessato e può interessare ancora in futuro numerose persone, costituisce di per sé un trattamento contrario alla Convenzione, tenuto conto anche della durata della carcerazione che tende a sottoporre i detenuti ad una prova d’intensità superiore all’inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione, anche quando in concreto manchi l’intenzione di umiliare o di degradare i singoli detenuti [1].

In altri casi, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha censurato l’Italia, per discriminazioni di genere nel godimento del diritto al rispetto della vita privata e familiare, a causa del divieto di attribuire ai figli di coppie coniugate il cognome materno sin dalla nascita, anche in presenza di una concorrente volontà dei coniugi in tal senso [2].

La Corte europea ha condannato l’Italia a proposito dei flussi migratorio dal Nord Africa. Il respingimento effettuato dalle motovedette italiane in alto mare, volto a contrastare il flusso di migranti provenienti dal nord Africa e adottato senza considerare la situazione in cui versa lo Stato di rimpatrio, nonché senza effettuare un controllo reale ed effettivo della situazione soggettiva dei singoli soggetti rimpatriati, assicurando anche loro un adeguato supporto informativo circa i diritti e le prerogative cui potrebbero accedere in base alla legislazione italiana ed europea applicabili, viola la Convenzione, costituendo un trattamento inumano e degradante, ed essendo vietata la pratica dei respingimenti collettivi [3].

Con un’altra pronuncia, invece, la Corte europea ha ritenuto legittimo che le autorità pubbliche italiane abbiano deciso di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, poiché esse hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispongono gli Stati membri del Consiglio d’Europa nel quadro dei loro obblighi di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche [4].


note

[1] Corte europea, sentenza del 08.01.2013, ricorsi nn. 57875/09, 46882/09, 55400/09, 57875/09, 61535/09, 35315/10 e 37818/10.

[2] Corte europea, sent. del 07.01 2014, causa Cusan e Fazzo c. Italia.

[3] Corte europea, sent. del 23.02.2012, ricorso n. 27765/09.

[4] Corte europea, sent. del 18.03.2011, ricorso n. 30814/06.

Autore immagine: Pixabay.com


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