Diritto e Fisco | Editoriale

Indagini in banca: come difendersi?

20 Agosto 2018
Indagini in banca: come difendersi?

Accertamenti fiscali sui bonifici e versamenti di contanti sui conti: quali strumenti ha il contribuente per dimostrare che non è un evasore fiscale?

Ecco l’ennesima sentenza della Cassazione che tratta il tema dei controlli sul conto corrente da parte del fisco [1]. Ci vuoi capire qualcosa? Ti avverto: è davvero molto semplice. Molto di più di quanto ti possa sembrare.  Ecco, voglio spiegartelo oggi in quattro parole. Ma procediamo con ordine e vediamo come difendersi dalle indagini in banca.

Accertamenti bancari: come avvengono?

Un tempo le indagini bancarie si facevano accedendo in filiale. Arrivava la finanza autorizzata dal Direttore dell’Accertamento, chiedeva i documenti, un impiegato apriva i cassetti e poi questa documentazione veniva analizzata per conoscere cosa il contribuente nascondesse. Sulla scorta di ciò avvenivano poi gli accertamenti fiscali, se mai ci fossero state le prove dell’evasione.

Chiaramente tutto questo spiegamento di forze richiedeva tempo e denaro. E in più, visto che a nessuno piace avere controllori in casa, bloccava anche le attività degli istituti di credito che, a lungo, si sono trincerati dietro il famoso segreto bancario. Risultato: gli accertamenti venivano fatti nei confronti di pochi soggetti, quelli su cui si concentravano maggiori sospetti.

Oggi, con internet e i computer tutto avviene in automatico. E quindi le indagini sono più semplici e dirette.

Come? Esiste da qualche anno l’Anagrafe dei conti correnti. Ogni banca comunica periodicamente all’Agenzia delle Entrate cosa hai: conti, saldo, lista dei movimenti, titoli, cassette di sicurezza. E con questo database non c’è più bisogno di alzarsi dal tavolino per fare gli accertamenti: il dirigente apre il computer, fruga nei tuoi rapporti finanziari e poi si fa un’idea se stai evadendo o meno. Risultato: addio al segreto bancario.

Ma chi e cosa controlla il fisco?

Iniziamo da chi controlla il fisco: tutti. Lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti, imprenditori, mogli degli imprenditori, disoccupati (che magari disoccupati non sono perché sul conto movimentano denaro o hanno intestati dei beni di lusso), ecc.

Cosa controlla il fisco? Solo i versamenti sul conto corrente. Non i prelievi. Salvo che tu sia un imprenditore (per i quali valgono regole diverse), l’Agenzia delle Entrate presume che tutti i contanti che versi sul conto o i bonifici che ricevi siano il frutto di ricavi: vendite, servizi resi, prestazioni di vario tipo. Sono cioè reddito. Per cui, se non li hai indicati sulla dichiarazione dei redditi, ti vengono tassati un’altra volta. C’è insomma quella che si chiama presunzione. Presunzione ovviamente a favore del fisco che non deve fornire le prove della tua evasione. In pratica, ogni volta che tu depositi soldi in banca o alle poste e di questo denaro non c’è traccia tra i tuoi documenti, per la legge sei un evasore fiscale. 

Puoi anche dimostrare il contrario, ossia che sei in regola e non hai sottratto un euro allo Stato. Ma non è cosa facile. Innanzitutto perché devi provare che tali soldi derivano da redditi esenti (come le donazioni ad esempio: un regalo di un amico o di un parente) o da redditi già tassati alla fonte (una vincita al gioco). E poi perché tale prova va data con documenti. Carta insomma. Che potresti anche non avere perché spesso i trasferimenti di denaro avvengono senza molte formalità. 

Non in ultimo c’è il fatto che il controllo può arrivare dopo diversi anni, massimo cinque. E sfido chiunque a ricordarsi dove ieri ha parcheggiato l’auto. 

Le prove per sfuggire alla presunzione di ricavi

Abbiamo detto che i versamenti in banca si presumono ricavi. Salvo prova contraria. Spetta al contribuente dimostrare che si tratta di redditi esenti o già tassati. Ecco una lista di esempi che possono salvare dall’accertamento:

  • soldi derivanti da un prestito 
  • vincite al gioco
  • risarcimento del danno
  • donazione 
  • reddito su cui è stata effettuata la trattenuta alla fonte (ad esempio il pagamento di diritti d’autore)
  • restituzione di un prestito (prestito di cui bisognerà comunque fornire prova)
  • ecc. 

Accertamenti per gli imprenditori

Per gli imprenditori poi le cose vanno ancora peggio perché i controlli si estendono anche ai prelievi. Se questi superano la soglia di mille euro al giorno o cinquemila al mese, vanno sempre documentati: devono cioè trovare una giustificazione nei bilanci e libri contabili.

Come tutelarsi dai controlli bancari?

Ecco perché il suggerimento tipico del buon consulente è quello di spostare soldi sempre tramite bonifici o assegni, in modo da avere le prove della provenienza. 

Certo, sempre a patto che non si abbia nulla da nascondere. Perché in quel caso sarebbe altrimenti una zappata sul piede. E allora meglio il materasso.


note

[1] Cass. ord. n. 17156/18 del 28.06.2018.


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