Diritto e Fisco | Editoriale

I film possono essere censurati?

27 Luglio 2018 | Autore:
I film possono essere censurati?

Cos’è e come funziona la censura in Italia? Le opere cinematografiche possono essere proibite? Chi decide della censura di un film?

La censura esiste in Italia? Te lo sarai spesso chiesto. Normalmente, quando si parla di censura il pensiero va a quei Paesi in cui c’è ancora un regime dittatoriale che decide cosa possa essere pubblicato e cosa invece no: una specie di scrematura preventiva che impedisce ad artisti e intellettuali di svolgere liberamente il proprio lavoro. In realtà, la censura è presente anche in Italia, solamente che essa, per diretta previsione costituzionale, non può applicarsi alla stampa, cioè all’attività giornalistica. Il diritto di cronaca, infatti, è una diretta manifestazione del più ampio diritto di manifestare il proprio pensiero, ritenuto inviolabile dalla Costituzione. Stessa sorte non è toccata, invece, ad altre forme di esternazione delle proprie opinioni, prima fra tutte il cinema: in Italia, infatti, i film possono essere censurati quando offendono il pudore e il buon costume. In buona sostanza, quindi, ai prodotti cinematografici (film, serie tv, ecc.) non è stata riconosciuta la stessa dignità attribuita alla stampa. Come funziona la censura? Chi stabilisce se un film debba essere censurato o meno? Con questo articolo affronteremo tutti questi aspetti e vedremo quando i film possono essere censurati.

Censura: cosa dice la Costituzione?

Prima di vedere se e quando i film possono essere censurati, spieghiamo cos’è la censura e cosa prevede la legge. Abbiamo detto che il divieto di censura per la stampa è previsto direttamente in Costituzione: dopo aver sancito che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la carta fondamentale dice che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure [1]. In poche parole, quindi, tutto ciò che è frutto del diritto di cronaca (quindi non sola la carta stampata, ma anche quella online) è tutelato da questa previsione costituzionale, la quale fa sì che nessuna pubblicazione debba essere soggetta a controlli preventivi che ne limitino la libertà. Questo non significa, però, che i giornalisti possono dire e scrivere tutto ciò che vogliono, ma semplicemente che non è possibile bloccare gli articoli prima della loro pubblicazione.

Successivamente a questo momento (quello della pubblicazione, cioè), se si ritiene che quanto espresso sia offensivo o comunque lesivo dei diritti altrui, è possibile procedere a sequestro, ma solo dietro atto motivato dell’autorità giudiziaria. Quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento del giudice, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. Sono comunque sempre vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.

Censura: cosa dice la legge?

Al di là del dettato costituzionale, in Italia esiste una specifica legge dedicata alla censura delle opere cinematografiche. Si tratta di una vecchia legge del 1962 che stabilisce i casi in cui un film debba essere censurato, con conseguente possibilità di uscire in sala tagliato oppure di non essere affatto distribuito [2]. La censura, quindi, può essere parziale quando si limita a “rimaneggiare” l’opera in modo tale da non risultare più lesiva, oppure totale, quando impedisce al film di vedere la luce (cioè il buio della sala cinematografica).

Come vedremo, però, a partire dal 2017 le cose sono cambiate: la censura è stata di gran lunga rivista e oggi si può dire che la censura, sia parziale che totale, sia praticamente scomparsa, a beneficio di una classificazione più accurata dei film che possa tutelare i minori. Vediamo nel dettaglio.

Censura: come funziona?

Come funziona concretamente la censura cinematografica in Italia? La normativa abolisce il previo controllo governativo (ossia il sistema censorio preventivo) per abdicare in favore di una sorta di autocertificazione operata direttamente dal produttore e del distributore. Questi ultimi sono tenuti (e così responsabilizzati) a classificare il proprio prodotto, dichiarandone la natura. La tipologia delle classificazioni si articola in tre settori: film per tutti e film vietati, rispettivamente, ai minori di  14 e 18 anni. A queste dovrebbe aggiungersi una quarta: film vietati ai minori di 6 anni. Per i film vietati ai minori di anni 14 o 18, può essere consentito l’accesso in sala di un minore che abbia compiuto rispettivamente almeno 12 o 16 anni, nel caso in cui esso sia accompagnato da un genitore (o da chi eserciti per il minore la responsabilità genitoriale

A seguito di tale autocertificazione, cui è subordinata la diffusione della pellicola, la Commissione di Classificazione dei film per la tutela dei minori ha il compito di convalidare la classificazione effettuata dall’imprenditore o di esprimere un parere sulle eventuali violazioni dei parametri e degli obblighi stabiliti dalla legge. Tra gli elementi di cui tener conto, il linguaggio, la violenza, l’uso di sostanze stupefacenti, le condotte criminali, le discriminazioni.

A seguito di una recente modifica [3], è stata abolita la censura totale di un film: ciò significa che non potranno più esserci prodotti cinematografici totalmente banditi dal nostro Paese, né l’uscita potrà essere condizionata a tagli o modifiche della pellicola.

Censura: spettacoli vietati ai minori

Molto puntuale è la disciplina degli spettacoli vietati ai minori (v.m. 18). Qualora siano esclusi i minori, il concessionario ed il direttore del locale sono tenuti a darne avviso al pubblico in modo visibile su ogni  manifesto  dello  spettacolo.  Debbono, inoltre, provvedere ad impedire che i minori accedano al locale in  cui vengono proiettati spettacoli dai quali siano esclusi.

Nel caso in cui sussista incertezza sull’età del minore, fa fede la dichiarazione del genitore o della persona maggiorenne che l’accompagna; in difetto, decide sulla sua ammissione nella sala il  funzionario o l’agente  di  pubblica sicurezza di servizio nel locale. È vietato abbinare ai film, alla cui proiezione possono assistere i minori,  spettacoli  di  qualsiasi  genere  o  rappresentazioni  di spettacoli  di  futura  programmazione,  dai  quali  i  minori  siano esclusi.


note

[1] Art. 21 Cost.

[2] Legge n. 161 del 21.04.1962.

[3] Decreto Consiglio dei ministri del 22.11.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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