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Si può licenziare un lavoratore in nero?

9 agosto 2018


Si può licenziare un lavoratore in nero?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 agosto 2018



L’assunzione orale produce effetti e crea un regolare rapporto di lavoro. Non così invece per il licenziamento che, se orale, è nullo e dà diritto alla reintegra.

Com’è che si dice…: una volta assunto un dipendente, non si può più mandare via. Bé, se pensi questo è perché ancora non sai quanto sia difficile licenziare un lavoratore in nero. Per quanto sia immediato prenderlo, è impossibile liberarsene. E sai perché? Per licenziare un lavoratore in nero devi sempre prima assumerlo. 

Ti sembrerà un paradosso, ma avviene quasi sempre così. Ora ti spiego il perché. Un “perché” che a volte non sanno neanche i diretti interessati che, dinanzi all’addio del capo, non muovono ciglio. Ecco, questo articolo servirà ad aprire gli occhi e capire se davvero si può licenziare un lavoratore in nero? 

Se dovessi assumere un dipendente in nero come agiresti? Gli stringeresti la mano e gli diresti «Queste sono le tue mansioni e questa sarà la paga che ti darò ogni mese». Non gli daresti certo un foglio di carta, tantomeno firmeresti un contratto. Sarebbe come consegnargli le prove di un rapporto irregolare e del tuo illecito. 

Nel momento in cui lo dovrai licenziare, agirai probabilmente allo stesso modo: farai tutto verbalmente. Non credo che andrai all’Inps o gli firmerai una lettera di licenziamento.

Bene, le cose stanno così: se l’assunzione orale è valida e produce effetti – per cui il rapporto di lavoro si costituisce lo stesso, salve ovviamente le sanzioni per il datore che non ha rispettato le comunicazioni obbligatorie e non ha versato in contributi – non è così per il licenziamento. Il licenziamento, a differenza dell’assunzione, se è orale è nullo.  

Un licenziamento a voce è come se non fosse mai avvenuto.

Anzi, a dirla tutta, se la regola generale vuole che il licenziamento debba essere contestato dal dipendente entro 60 giorni con una lettera formale di impugnazione e, nei 180 giorni successivi, con il deposito del ricorso in tribunale, questi termini non valgono più quando si tratta di licenziamento verbale. Il licenziamento a voce può essere contestato senza limiti di tempo. Questo è almeno l’orientamento seguito dalla gran parte dei giudici. 

Quindi, per sintetizzare: se chiami una persona e le chiedi di lavorare per te a tempo pieno o qualche ora al giorno (modello “part-time”), ma con continuità e regolarità, sottostando ai tuoi ordini e direttive, stai creando un rapporto di lavoro subordinato. Anche se non lo denunci alle autorità del lavoro. Se invece a questa stessa persona le dici «Sei licenziato» questa comunicazione non ha effetto. Il che significa che può farti causa. 

Risultato: il licenziamento del dipendente in nero è nullo, non è un valido licenziamento e il lavoratore potrà agire in tribunale per ottenere giustizia. Potrà cioè rivolgersi al giudice affinché gli riconosca la reintegra sul posto e, soprattutto, la formalizzazione del rapporto di lavoro sin dall’origine. Con ricostruzione della sua posizione previdenziale. Una volta così assunto il datore poi potrà valutare se licenziarlo per una legittima ragione.

Fra l’altro, il datore di lavoro corre rischi anche prima di un eventuale licenziamento e fino a cinque anni dopo. Il dipendente può sempre agire nei confronti dell’azienda durante il normale svolgimento del rapporto e ottenere la regolarizzazione. In più il termine di prescrizione per l’accertamento della gran parte dei diritti del lavoratore dipendente è di cinque anni dalla cessazione del rapporto (almeno questo è l’orientamento seguito anche a seguito dell’entrata in vigore del Job Act).

C’è un ultimo – e non meno importante – aspetto su cui bisogna prestare attenzione. Quando il datore di lavoro paga il dipendente in nero è verosimile che lo faccia in contanti. Qui i rischi sono due: da un lato viola la legge che gli impone di pagare gli stipendi con il bonifico bancario (legge appena entrata in vigore) e dall’altro non avrà, nell’ipotesi di un eventuale processo, la dimostrazione di aver pagato le mensilità arretrate. Con la conseguenza che il giudice potrebbe ritenere che il dipendente in nero non è mai stato pagato e condannare l’azienda a versare tutti gli stipendi degli ultimi cinque anni. 

 

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