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Lo sai che? Vademecum sulle cartelle di pagamento relative alle multe

Lo sai che? Pubblicato il 9 luglio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 luglio 2018

Contravvenzione stradale: cosa si rischia se non si paga la multa. L’arrivo della cartella esattoriale e il fermo auto.

Quando si parla di cartelle esattoriali si pensa quasi sempre alle tasse non pagate, prime tra tutte il bollo auto, l’Irpef e l’Iva. In realtà, una gran parte delle cartelle esattoriali vengono inviate per multe non pagate. E questo perché spesso si sottovaluta l’importanza del verbale ricevuto a casa o consegnato a mani dal vigile. La contravvenzione è, infatti, un “titolo esecutivo”: significa che, se non viene contestata entro 30 giorni al giudice di pace o entro 60 giorni al Prefetto, diventa come una sentenza definitiva. Ecco perché il passo successivo alla notifica della cartella è direttamente la cartella esattoriale. Non ci sono solleciti o diffide. Né è possibile pensare che scadano facilmente i tempi visto che, per la prescrizione, ci vogliono ben cinque anni. Ciò nonostante ci sono dei modi per difendersi, anche se non più incentrati sulla legittimità della multa ma sulla regolarità formale dell’intimazione di pagamento. Mi rendo conto che tutti questi concetti potrebbero averti confuso le idee. Ecco perché, qui di seguito, troverai un semplice vademecum sulle cartelle di pagamento relative alle multe. Procediamo dunque con ordine.

La multa: quanto tempo per contestarla

La multa deve arrivare all’automobilista entro 90 giorni da quando è stato commesso il fatto. Non importa che la polizia abbia accertato l’illecito in un momento successivo come avviene, ad esempio, nel caso di rilevatori automatici della velocità (autovelox, tutor, telelaser), telecamere di controllo del passaggio col rosso o fotografie scattate alle auto in sosta vietata. Se la raccomandata contenente la contravvenzione è stata portata all’ufficio postale entro il 90° giorno dall’illecito stradale la multa è legittima, altrimenti può essere impugnata.

L’impugnazione per decorso dei termini ha di solito un esito scontato a favore dell’automobilista sicché è più conveniente sollevare la contestazione davanti al Prefetto entro 60 giorni: il ricorso al Prefetto, difatti, a differenza di quello dal giudice di Pace, è gratuito. Inoltre se non ricevi risposta entro 220 giorni (180 se inoltri il ricorso tramite il previo invio alla polizia che ha elevato la multa), il ricorso si considera accolto.

Il ricorso al giudice di Pace invece è a pagamento (circa 45 euro per le multe fino a 1.100 euro).

Se la multa ti viene consegnata a mani, non cioè con raccomandata, non c’è un termine da calcolare perché si considera già notificata. Ciò non vale per l’avviso lasciato sul parabrezza nel caso di divieto di sosta: in quel caso segue sempre la raccomandata a casa.

Il pagamento della multa nei cinque giorni

La multa va pagata entro massimo 60 giorni, termine inderogabile.

Entro cinque giorni, la multa si paga al 70% dell’importo effettivo. Viene cioè applicato uno sconto del 30% per disincentivare il ricorso.

Superato anche solo di un giorno questo termine si paga la multa “in misura ridotta” che è quella indicata nel verbale.

Ma se scadono anche i 60 giorni allora si paga la multa in misura integrale che è quasi pari al doppio dell’importo riportato sul verbale.

Che succede se non contesto la multa?

Se non contesti la multa nei termini questa diventa definitiva e non puoi più contestarla anche se palesemente illegittima.

Da questo momento scattano due conseguenze particolarmente onerose:

  • la multa non può più essere pagata in misura ridotta ma andrà pagata in misura integrale con conseguente raddoppio delle somme;
  • oltre alla multa bisognerà pagare le sanzioni e gli interessi pari a ben il 10% ogni sei mesi.

Che succede dopo 60 giorni dal ricevimento della multa?

Il Comune a questo punto ha due modi per intimarti il pagamento:

  • con l’ingiunzione fiscale
  • delegando la riscossione all’Agente della Riscossione locale il quale invierà la cartella di pagamento.

Ingiunzione fiscale per multa non pagata

L’ingiunzione fiscale è uno strumento che gestisce lo stesso Comune per la riscossione delle proprie entrate. Con essa, il contribuente viene messo in mora e gli viene intimato il pagamento dell’importo non corrisposto.

Se l’ingiunzione ha ad oggetto debiti non superiori a 1.000 euro, la notifica della stessa deve essere necessariamente preceduta dall’invio, mediante posta ordinaria, almeno 120 giorni prima, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo. Se il Comune invia l’ingiunzione di pagamento senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria, l’ingiunzione è nulla. Attenzione: il dettaglio della posizione debitoria deve necessariamente precedere l’ingiunzione e non può essere notificato, in un unico atto, con l’ingiunzione in questione.

Inoltre l’ingiunzione fiscale va notificata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo. Se questo termine non viene rispettato scatta la decadenza. Vuol dire che l’ingiunzione è nulla e può essere contestata.

In ogni caso la multa stradale si prescrive dopo cinque anni. Il che significa che, se anche viene inviata l’ingiunzione fiscale ma, dopo di questa, per cinque anni l’automobilista non riceve nulla, questi è definitivamente libero dal pagamento e qualsiasi ulteriore atto che dovesse ricevere sarebbe illegittimo e impugnabile.

La maggiorazione degli interessi nella misura del 10% ogni 6 mesi vale solo per la cartella di pagamento e non per l’ingiunzione fiscale.

Cartella di pagamento per multa non pagata

In alternativa all’ingiunzione fiscale, il Comune può valersi dell’Agente della Riscossione locale. In tal caso deve formare il “ruolo”, ossia il documento con cui formalizza il proprio credito, e trasmetterlo all’Esattore con la delega alla riscossione. L’esattore notifica la cartella di pagamento.

La cartella va notificata entro due anni da quando è stato formato il ruolo. Diversamente si verifica la decadenza e la cartella diventa illegittima.

La cartella va inoltre notificata entro cinque anni dalla contravvenzione; altrimenti cade in prescrizione. La prescrizione può essere fatta valere con una istanza in autotutela indirizzata all’Agente della Riscossione e all’autorità che ha elevato la contravvenzione. L’istanza però non blocca i termini per proporre ricorso. Sicché sarà necessario prepararsi anche con l’impugnazione al giudice.

L’impugnazione della cartella per prescrizione si presenta al giudice di pace entro 60 giorni dalla sua notifica.

Impugnazione della cartella di pagamento per la multa non pagata

La cartella di pagamento per la multa può essere contestata

  • in caso di notifica oltre tre anni dalla formazione del ruolo
  • in caso di notifica oltre cinque anni dal ricevimento della contravvenzione vera e propria;
  • per omessa notifica della multa;
  • per omessa motivazione: ossia per mancata indicazione del verbale con cui è stata contestata la violazione del codice della strada;
  • per omessa indicazione degli interessi e del relativo criterio di calcolo.

Leggi anche Dalla multa alla cartella di pagamento: difese.

Fermo auto dopo la cartella per multa non pagata

Se decorrono 60 giorni dalla notifica della cartella senza che questa sia stata impugnata, la stessa diventa definitiva e legittima l’avvio di azioni esecutive (pignoramenti) o il fermo auto.

Il fermo auto può essere eseguito anche su un’auto diversa da quella che ha commesso l’infrazione purché intestata al debitore. Si può anche trattare di una macchina acquistata successivamente.

Con il fermo viene inibito all’automobilista di circolare o di rottamare il mezzo. Non è vietato però venderlo, ma chi acquista eredita anche il fermo.

Chi viene trovato a circolare con l’auto subisce una multa subisce un’ulteriore multa da mille a tremila euro. Potrebbe subire anche la confisca definitiva dell’auto sebbene il ministero abbia invitato le autorità a non disporre una misura così drastica.

Trenta giorni prima del fermo l’interessato deve ricevere il preavviso di fermo, con il quale gli si dà la possibilità di pagare a rate o di dimostrare che il mezzo è indispensabile o per l’attività imprenditoriale o per quella di tipo professionale. Non rileva l’attività di lavoratore dipendente.

note

Autore immagine: 123rf com


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