HOME Articoli

Lo sai che? Quanto guadagna un avvocato?

Lo sai che? Pubblicato il 9 luglio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 9 luglio 2018

Quanto dichiara un avvocato: il reddito è in forte diminuzione così come il numero di iscritti alla facoltà di giurisprudenza.

Stai per concludere gli studi di giurisprudenza ed è arrivato il momento di farti un’idea più concreta di quali potrebbero essere le tue prospettive occupazionali. Di sicuro sai che, con una laurea magistrale, puoi fare il tirocinio per diventare avvocato. Il che corrisponde da sempre ai tuoi sogni: l’idea (divenuta presto ideale) di un difensore della legge che, in piedi e con sguardo deciso, sfida il giudice per far valere le ragioni del proprio cliente ti ha sempre affascinato. Ma, parlando con chi, prima di te, ha abbracciato questa professione, hai saputo che la realtà è ben diversa e, anzi, che la categoria è in forte crisi. Ti ha parlato di redditi in forte ribasso, di un lavoro massacrante, di clienti che non pagano e di cause che durano un’eternità. L’immagine di una professione ricca e benestante è stato demolito in pochi secondi. Prima di fare scelte sbagliate ti chiedi, insomma, quanto guadagna un avvocato? Per farti un’idea potresti andare a leggere il rapporto Censis che annualmente viene redatto e reso pubblico sul relativo sito. In questo documento vengono valutati i redditi dichiarati dagli iscritti alla Cassa Forense, l’organismo di previdenza dei legali italiani. Probabilmente dirai che per stabilire quanto guadagna un avvocato non basta tenere conto dei dati ufficiali visto che, una buona fetta dei redditi, viene evasa al fisco e non dichiarata. Ma, a parte che non è più come prima e ormai tutte le aziende non fanno più uscire un euro senza ottenere un documento fiscale (per cui l’evasione è possibile al limite solo nei confronti dei privati che vogliono risparmiare sull’Iva); in ogni caso, i dati del Censis restano sempre un punto di riferimento per capire, in linea di massima, su che cifre ci si muove quando si parla dell’avvocatura italiana.

Quanti sono gli avvocati iscritti in Italia?

Tante più sono le teste tra cui vanno divisi, tanto meno sono i soldi pro capite. Ecco perché, se vuoi capire quanto guadagna un avvocato, non puoi prescindere dal sapere quanti sono gli avvocati in Italia. Il dato, in forte crescita tra il 1995 e il 2010, passando da 83mila a 216mila, si è ora stabilizzato. Dal 2010 al 2017 gli avvocati iscritti sono saliti a 242.796. Si può dire quindi, vista la sostanziale assenza di crescita, che ci troviamo in un momento di saturazione del mercato. Saturazione resa ancora più evidente dal fatto che i redditi, per come a breve vedremo, sono particolarmente bassi.

Di questi 242mila avvocati attualmente iscritti alla Cassa Forense, ben 116mila sono donne mentre 127mila sono uomini. Si può quindi parlare di una professione dove sono ben rispettate “le quote rosa”. È anche ormai superato quel tradizionale stereotipo che vedeva il buon avvocato necessariamente un maschio; si pensi infatti che nel 1995, il gentil sesso era poco meno di 21mila unità mentre gli uomini erano 62mila.

Quanti sono gli iscritti in giurisprudenza?

Per capire quanti saranno i futuri avvocati in Italia e quindi stabilire se i loro redditi caleranno o diminuiranno, basta andare a vedere quanti sono attualmente gli iscritti alla facoltà di legge. Il numero è in forte calo. Secondo il Censis la riduzione è di oltre 23 mila iscritti tra gli anni accademici 2010-2011 e 2016-2017: mancano all’appello più di 10 mila immatricolati (di cui 6,5 mila donne e 3,9 uomini).

Quanto guadagna un avvocato in Italia?

Siamo finalmente al dato tanto atteso: quanto guadagna un avvocato in Italia? O meglio bisognerebbe chiedersi quanto dichiara un avvocato? I dati sono questi. Oggi un avvocato guadagna circa 38.400 euro all’anno. A guadagnare di più sono i legali di sesso maschile residenti al Nord che hanno più di 50 anni. Questi dispongono di redditi medio-alti, mentre le donne, giovani e residenti nel Centro-Sud ottengono entrate decisamente inferiori alla media nazionale.

A partire da 45 anni, scatta la svolta: il reddito passa da poco più di 29 mila euro a oltre 41 mila.

A guardare il passato però si resta sbalorditi. Nel 2000 gli avvocati guadagnavano ben 56.757 euro l’anno, cifra sostanzialmente invariata fino al 2008, per scendere poi nel 2012 a 47.500 euro (con un calo di oltre il 18,6%) e a 38.400 tra i 2015 e il 2016. Un dislivello enorme, di quasi 20mila euro all’anno in media. Le date confermano peraltro che il calo si è avuto proprio a seguito delle ultime riforme della giustizia che hanno teso a “degiurisdizionalizzare” il contenzioso, ossia a risolvere le cause con meccanismi esterni al tribunale. Il tutto a discapito della classe forense ma probabilmente a beneficio dei consumatori. Di fatto c’è che sulla riduzione delle cause pesa soprattutto la lentezza della giustizia (per una causa in primo grado ci vogliono ancora in media 3-4 anni) e i costi (si può arrivare a un contributo unificato di quasi mille euro).

Dall’altro lato le parcelle degli avvocati, invece di scendere, sono dovute aumentare necessariamente per via delle nuove spese imposte agli studi legali: dagli adempimenti sulla privacy all’obbligo dell’assicurazione, dalle spese relative al processo civile telematico alle costose banche dati telematiche senza le quali ormai la giurisprudenza non può essere consultata. Insomma, un avvocato spende mediamente 800 euro al mese per il proprio studio, tra bollette, affitto e costi di gestione vari. Il che deprime ulteriormente gli utili.

Cosa pensano gli italiani degli avvocati?

Il Censis poi è andato a intervistare il popolo per sapere cosa ne pensa degli avvocati e perché la carriera giuridica attrae di meno. Il che ritorna sempre utile per capire perché gli avvocati guadagnano sempre meno.

Secondo il 44% è una professione che costringe i giovani alla precarietà per troppo tempo. Secondo il 22% è il sistema della giustizia che non funziona in Italia e che non attrae più. Secondo il 21% è una professione che non garantisce più adeguati sbocchi professionali. Il 7% pensa che il calo dipenda dalla perdita di prestigio delle professioni giuridiche tradizionali (avvocati, magistrati, notai).

Come si sceglie un avvocato?

Secondo il 68% un avvocato viene scelto sulla base dell’anzianità e del prestigio. Seguono l’immagine, la fidelizzazione e la competenza. Il genere influisce solo nella misura del 15%.

note

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI