Decreto Dignità: come cambia il contratto a tempo determinato

9 luglio 2018


Decreto Dignità: come cambia il contratto a tempo determinato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2018



Il Consiglio dei Ministri ha approvato, lo scorso 2 luglio, il cosiddetto Decreto Dignità. Ecco come viene disciplinato il rinnovo del contratto a termine.

Il primo atto del Governo in materia di lavoro persegue l’obiettivo di ridurre la precarietà sul lavoro e favorire il contratto a tempo indeterminato, scoraggiando il ricorso al contratto a termine, tipologia contrattuale che, nell’opinione del governo, non consente ai lavoratori una vita sicura ed una adeguata programmazione della propria esistenza. Il Decreto Dignità non è ancora efficace. Lo diverrà il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, attesa nei prossimo giorni. Il principale intervento del Decreto Dignità riguarda la disciplina dei Contratti a termine.

Intervenendo sugli articoli 19 e seguenti del d.lgs n. 81/2015, il Decreto prevede che la durata massima del contratto di lavoro a tempo determinato scenda da 36 mesi a 24 mesi, comprensivi di proroghe o rinnovi.

Le proroghe possibili, inoltre, si riducono da 5 a 4.

  • La principale novità riguarda la reintroduzione causali giustificative che devono essere indicate nel contratto di lavoro a tempo determinato qualora la sua durata superi 12 mesi oppure in caso di rinnovo del contratto oltre i 12 mesi.

Le causali sono:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

La possibilità di stipulare un contratto a termine senza indicare la causale resta, dunque, in vigore solo per i contratti di durata massima pari a 12 mesi.

Inoltre viene allungato il termine entro cui i lavoratore può impugnare il contratto a termine che passa da 120 giorni a 180 giorni dalla cessazione del singolo contratto.

Nel complesso si vuole favorire la possibilità dei lavoratori assunti a termine di agire in giudizio per rivendicare la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, contestando la sussistenza reale delle causali dedotte nel contratto.

Si tenga presente, infatti, che prima dell’abolizione delle causali ad opera del decreto Poletti i Tribunali del lavoro erano interessati da un forte contenzioso sul punto.

Una volta pubblicato in gazzetta Ufficiale il Decreto sarà immediatamente efficace tuttavia occorrerà verificare se, nell’iter parlamentare teso alla conversione in legge del decreto, non siano apportate delle modifiche che, allo stato, appaiono probabili soprattutto per quanto riguarda il regime transitorio.

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