Diritto e Fisco | Editoriale

Quando e perché si può divorziare?

17 Agosto 2018 | Autore:
Quando e perché si può divorziare?

I motivi ed i tempi per dire addio al coniuge: dal matrimonio non consumato alle condanne, al cambio di sesso. Come accorciare i termini.

Hai presente il mitico tubetto del dentifricio lasciato aperto? È una delle scene che, nell’immaginario collettivo, sono alla base delle litigate tra marito e moglie. Che il tubetto del dentifricio lasciato aperto diventi un motivo per divorziare è, francamente, eccessivo. Ma forse uno dei due coniugi non aspettava altro per far scattare l’ultima scintilla e dire: «Basta, fin qui siamo arrivati, trovatene un’altra che ti chiuda il dentifricio ogni volta che ti lavi quel che ti è rimasto di dentiera perché io sono stufa, capito?». Capito. Quel che forse non è chiaro è quando e perché si può divorziare. Un giudice accetterà mai una causa per un tubetto senza tappo? Probabilmente vorrà delle ragioni più consistenti.

La legge sul divorzio [1] contiene alcuni dei motivi che giustificano la richiesta di rompere un vincolo matrimoniale e, quindi, a porre fine agli effetti civili dell’unione coniugale. Ovviamente, non si parla soltanto di tradimenti, di incompatibilità o della fine di un amore: ci sono altri gravi motivi che possono portare uno dei due a chiudere il rapporto come, ad esempio, il fatto che l’altro abbia avuto una condanna penale definitiva di una certa consistenza oppure il non avere consumato il matrimonio, cioè l’assenza totale di rapporti sessuali sin dalla prima notte di nozze (o dal pomeriggio, ciascuno consuma quando e come può).

Ci sono anche dei tempi tecnici per un divorzio: non è che oggi te ne vai e domani sei già ufficialmente single, ma non dovrai nemmeno aspettare i tempi biblici di una volta. Vediamo, allora, quando e perché si può divorziare.

Perché si può divorziare?

Come dicevamo, la legge cita i casi per i quali uno dei coniugi può chiedere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, cioè spiega perché si può divorziare. Vediamo quali sono i casi più frequenti.

Si può divorziare perché il coniuge ha avuto una condanna?

Uno dei motivi è di natura penale, cioè: il marito o la moglie può chiedere il divorzio se, dopo il matrimonio, l’altro è stato condannato con una sentenza passata in giudicato (cioè definitiva) anche per un fatto commesso prima di sposarsi, ed in particolare per una condanna:

  • all’ergastolo o a una pena superiore ai 15 anni, tranne per un reato politico o commesso per motivi di speciale valore morale e sociale;
  • ad una qualsiasi pena per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
  • ad una qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio o per il tentato omicidio del coniuge o di un figlio.

Nel caso in cui il coniuge processato per uno di questi delitti sia stato assolto per un vizio totale di mente, cioè perché ha dei disturbi psichici e gli è stata riconosciuta l’infermità mentale, l’altro coniuge può chiedere il divorzio se il giudice stabilisce che non ci sono i presupposti per mantenere o rimettere in sesto la normale convivenza matrimoniale.

Lo stesso vale nel caso in cui il tribunale decida di non procedere per estinzione di reato ma il giudice considera che ci sono le condizioni di punibilità nei fatti commessi dal coniuge.

Se il reato per il quale si è processati è quello di incesto, si può chiedere il divorzio anche se il procedimento penale si è concluso con il proscioglimento o l’assoluzione per mancanza di pubblico scandalo.

Si può divorziare se il matrimonio non è stato consumato?

Una coppia si sposa, tanti auguri, ricevimento fantastico, bomboniere distribuite ma poi, quando si rimane nell’intimità, lei si toglie l’abito da sola, lui fa altrettanto, si infilano nel letto e ciascuno si gira dalla sua parte. Così succede il giorno dopo, quello dopo ancora, quell’altro e via astenendosi. Insomma, di rapporti sessuali nemmeno l’ombra: il matrimonio non è consumato. È un motivo per divorziare? Certamente. E non solo perché uno dei due non lo vuole ma anche quando uno dei due non può. Si pensi, ad esempio, a chi ha un problema fisico (una malattia o una disfunzione erettile) o un problema emotivo che gli impedisce di fare l’amore. In questo caso, che cosa succede?

Succede che, a richiesta, ci sarà un doppio annullamento del matrimonio. Da una parte, il giudice annullerà gli effetti civili delle nozze, dall’altro il tribunale ecclesiastico o la Sacra Rota farà altrettanto se il matrimonio è stato celebrato in chiesa. E, a quel punto, sarà come se lui e lei non si fossero mai sposati.

Un problema c’è, però. E sicuramente ci avrai già pensato: come si fa a dimostrare che un matrimonio non è mai stato consumato se, almeno in teoria (sarebbe il colmo), ci si trova in quella situazione in assenza di testimoni oculari? Può essere difficile ma non impossibile.

Solo lei può sapere se nella sua vita ha avuto qualche rapporto sessuale (ovviamente ci sarà stato anche un «lui» ma non è detto che sia stato il marito). Se così non fosse, una visita medica può accertare la sua verginità.

Lui, invece, può soffrire di impotenza, intesa come una disfunzione che impedisce di avere un rapporto sessuale completo con penetrazione. Anche in questo caso, una visita medica potrebbe bastare.

Volendo, ci sarebbe un altro modo ancora per dimostrare che l’unico approccio tra i coniugi è stato quello durante le nozze quando gli invitati gridavano «bacio, bacio». È il caso, ad esempio, dei coniugi che nell’intimità e fin dal primo giorno, non si sono sfiorati più di tanto e uno dei due si è confidato con l’amico o l’amica del cuore. Pensa che la Cassazione si è già espressa in questo senso [2], sul caso di una coppia andata in crisi lo stesso giorno del sì. La moglie (già sposata in precedenza) ha respinto il marito la prima notte e, poi, anche quelle successive. Lui si è confidato con gli amici, i quali sono stati chiamati a testimoniare. Guarda caso, è stato citato anche il precedente marito della donna: nemmeno lui aveva mai avuto un rapporto sessuale con lei. Ed aveva ottenuto il divorzio, guarda un po’.

Si può divorziare se uno dei coniugi cambia sesso?

Massimo rispetto per le scelte di ciascuno. Ma ti immagini di sposare una donna o un uomo e di trovarti al loro posto una mattina un uomo o una donna? Cioè, tra i motivi per divorziare c’è anche quello del cambio di sesso del coniuge? Pare proprio di sì. È sempre la legge sul divorzio a dire, in termini tecnici, che quando passa in giudicato una sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso, il partner è autorizzato a chiedere l’annullamento di ogni effetto civile del matrimonio.

Purché, appunto, lo chieda. Perché l’annullamento non sarà automatico. Può sembrare strano, ma magari ad un coniuge non importa se il marito gli diventa moglie o viceversa. Ed in questo caso, entrambi si possono appellare alla legge Cirinnà sulle unioni civili ma anche alla sentenza della Corte Costituzionale [3] secondo cui chiunque ha il diritto di decidere la propria identità senza dover per forza rinunciare alla propria preesistente dimensione familiare e relazionale e senza essere discriminato rispetto alle coppie eterosessuali che possono scegliere tra continuare una relazione oppure chiedere il divorzio.

Altri motivi per divorziare

Naturalmente, alla domanda «perché si può divorziare?» si possono dare tante altre risposte. Oltre a quelle stabilite dalla legge (non dimentichiamo il tradimento, tenuto conto che il codice civile impone l’obbligo di fedeltà) ci sono quelle stabilite dagli stessi coniugi che, poi, sono i diretti interessati. Il tubicino del dentifricio lasciato aperto può essere un segnale banale di un disinteresse profondo verso l’altra persona che sfocia nella mancanza di rispetto e, alla fine, nella voglia di tagliare la corda e di cambiare vita.

Di motivi soggettivi, insomma, non mancano. Uno di questi è l’arrivo dei bambini che scombussola la vita di coppia. Se non si è pronti a fare i genitori (o non si ha voglia di rinunciare a certe comodità per curarli e crescerli a dovere), entrambi mettono sul tavolo i propri motivi di tensione e finiscono per allontanarsi sempre di più. Lei perché stressata di dover seguire la casa e la prole rinunciando alle proprie aspirazioni professionali o vedendosi costretta a dividersi tra casa, prole e lavoro dimenticandosi di sé stessa. Lui perché lei riversa tutte le sue attenzioni sulla casa, la prole ed il lavoro e non è più la mogliettina disponibile e premurosa di una volta. Come va a finire in questi casi, è facile da immaginare: o ci si siede ad un tavolo e se ne parla, o ciascuno si farà la propria vita.

A proposito di lavoro, anche questo può essere uno dei motivi per divorziare. Pensa a chi vuole far carriera a tutti i costi, magari anche con tutte le buone intenzioni per garantire sempre più benessere alla famiglia ma pagando il caro prezzo dell’assenza. È facile, in casi come questo, che a lungo andare ciascuno si crei il proprio spazio dove l’altro non ha più un motivo di esserci.

Quando si può divorziare

Stabiliti i perché, eccoci al quando si può divorziare, cioè ai tempi tecnici per chiudere definitivamente il rapporto coniugale. La riforma della legge sul divorzio [4] li ha accorciati notevolmente ed ha introdotto la differenza tra separazione giudiziale e separazione consensuale.

La separazione giudiziale

Viene chiamata così la separazione di fronte alla quale i coniugi non trovano un accordo e devono rivolgersi ad un giudice. Può essere sollecitata da una o da entrambe le parti quando si crea una situazione tale da rendere inconcepibile la continuazione della convivenza o da recare un grave danno all’educazione dei figli.

La separazione consensuale

In questo caso i coniugi raggiungono un accordo di separazione che comprende anche il loro futuro rapporto patrimoniale e l’affidamento ed il mantenimento dei figli. Questo accordo deve essere omologato da un tribunale, altrimenti si parla di separazione di fatto.

I tempi per un divorzio

La riforma ha sancito la possibilità di ottenere il divorzio anche senza andare in tribunale, cioè con l’assistenza di un avvocato oppure davanti all’ufficiale dello stato civile.

La normativa stabilisce che la richiesta di divorzio deve essere preceduta da un periodo di almeno 12 mesi nel caso di separazione personale o di appena 6 mesi in caso di separazione consensuale. Quest’ultimo termine vale anche:

  • se il giudizio si è trasformato da contenzioso in consensuale;
  • dalla data certificata nell’accordo di separazione siglato dopo una convenzione di negoziazione assistita da un avvocato;
  • dalla data dell’atto che contiene l’accordo di separazione siglato davanti ad un ufficiale dello stato civile.

Divorziare con la negoziazione assistita

Una delle possibilità per accorciare i tempi di un divorzio è quella di recarsi da un avvocato per la negoziazione assistita. Il legale avrà il ruolo di mediatore per arrivare ad un accordo scritto che determini i futuri rapporti tra i coniugi. Il procedimento deve durare tra 1 e 3 mesi, con ulteriore proroga di 30 giorni se le parti lo decidono. Una volta raggiunta l’intesa, questa deve essere trasmessa al pubblico ministero presso la competente Procura della Repubblica al fine di ottenere da lui il nulla osta. Alla fine, l’avvocato comunica quanto deciso con tanto di autentica e certificazione all’ufficiale di stato civile del Comune in cui era stato iscritto o trascritto il matrimonio.

I tempi sono più stretti se ci sono di mezzo dei figli minorenni o maggiorenni incapaci o non autosufficienti da un punto di vista economico. In questi casi ci sono 10 giorni (non uno in più) per raggiungere l’accordo e trasmetterlo al pm, il quale, se trova degli elementi che non rispettano l’interesse dei figli, lo gira entro 5 giorni al presidente del Tribunale.

Divorziare davanti all’ufficiale di stato civile

Vuoi fare più in fretta? Puoi andare in Comune, davanti all’ufficiale dello stato civile e chiedere lì di ottenere il divorzio. A patto, però, che tu non abbia dei figli minorenni oppure maggiorenni incapaci o portatori di handicap o che non siano economicamente autosufficienti. Non avrai bisogno di un avvocato e potrai presentare all’ufficiale l’accordo che hai raggiunto con l’altro coniuge per avere lo scioglimento del matrimonio e far cessare i suoi effetti civili, purché quell’accordo non contenga patti di trasferimento patrimoniale.

Verrete riconvocati non prima di 30 giorni per confermare l’accordo. Ma il divorzio risulterà effettivo dalla data in cui è stato raggiunto l’accordo e non da quella della conferma. Quindi, in poco più di un mese, tanti saluti.


note

[1] Legge 898/1970.

[2] Cass. sent. n. 2815/2006 dell’08.02.2006.

[3] Corte Cost. sent. n. 170/2014 dell’11.06.2014.

[4] Legge n. 55/2015 del 06.05.2015.


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