Diritto e Fisco | Editoriale

Partita Iva: cosa comporta?

10 luglio 2018


Partita Iva: cosa comporta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 luglio 2018



Cos’è una partita Iva e qual è il significato dei numeri che la compongono: le dichiarazioni e i costi di chi apre una partita Iva e la mantiene attiva o inattiva.

Ti è stato chiesto, per collaborare con una azienda, di aprire una partita Iva e di emettere fattura per ogni pagamento che riceverai. Non hai mai avuto molta pratica con il mondo fiscale, per cui non hai idea a cosa vai incontro e quante tasse pagherai. Il tuo timore è di subire non solo accertamenti fiscali per una scelta che ti è stata imposta ma anche di veder ridurre il margine dei tuoi guadagni. Senza contare che, molto probabilmente, la tenuta di una partita Iva potrebbe implicare dei costi, non fosse altro che quelli per il commercialista. Così ti chiedi cosa comporta una partita Iva. Di tanto parleremo nel seguente articolo: cercheremo di spiegarti come si apre una Partita Iva, quali sono gli adempimenti, le comunicazioni da fare al fisco, le fatture e i versamenti delle imposte. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la partita Iva?

Il numero di partita IVA è un codice attribuito dall’Agenzia delle Entrate al fine di identificare, per ogni documento emesso, il soggetto a cui detto documento si riferisce e attestare il suo status fiscale di “soggetto passivo ai fini Iva”.

In buona sostanza, tutti coloro che svolgono attività professionale o imprenditoriale in modo continuativo sono tenuti a versare allo Stato l’Iva, ossia l’Imposta sul Valore Aggiunto con riferimento ad ogni prestazione effettuata (vendita di beni o prestazioni di servizi).

Tale imposta, in realtà, viene scaricata sul cliente/azienda a cui viene emessa la fattura. Significa che, per l’emittente, l’Iva è solo una partita di giro: viene riscossa dall’acquirente e poi versata allo Stato. Egli è insomma una sorta di intermediario, di riscossore di tale imposta per conto dell’erario.

Grazie alla partita Iva, vengono agevolati i controlli da parte del fisco per assicurare la riscossione dell’imposta sul Valore A.

Com’è fatta la partita Iva?

Il numero di partita Iva è composto da 11 cifre:

  • le prime 7 rappresentano il numero progressivo del contribuente nell’ambito dell’ufficio;
  • l’ottava, la nona e la decima cifra rappresentano il codice identificativo dell’ufficio IVA;
  • l’undicesima cifra è generata automaticamente dal sistema Anagrafe Tributaria e ha funzione di controllo dell’esatta trascrizione delle prime dieci cifre.

Quando il numero identificativo viene utilizzato nei rapporti con l’estero è preceduto dal prefisso di identificazione dello Stato membro (per l’Italia, “IT”).

Nella maggior parte dei casi, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, il numero di partita Iva attribuito coincide con il codice fiscale. La non coincidenza dei due codici si verifica laddove l’attività d’impresa viene avviata successivamente alla costituzione dell’ente, come accade di solito per gli enti non commerciali ovvero nelle ipotesi di trasformazioni soggettive.

Chi deve aprire la partita Iva?

A dover aprire una partita Iva sono coloro che intraprendono attività d’impresa, arte o professione. L’attività deve essere stabile. Per una vendita di un singolo bene, magari usato, non bisogna aprire la partita Iva né si deve riscuotere l’Iva.

Come si chiede la partita Iva?

Il numero di partita IVA è attribuito previa presentazione della dichiarazione di inizio attività, mediante:

  • il modello AA7 (per i soggetti diversi dalle persone fisiche);
  • il modello AA9 (per gli imprenditori individuali e i lavoratori autonomi).

La partita IVA è attribuita in via telematica dall’Agenzia delle Entrate a seguito della presentazione della dichiarazione di inizio attività. Al dichiarante viene così rilasciato il relativo certificato di attribuzione di partita Iva.

La pratica può essere gestita da un commercialista.

L’apertura e la gestione della partita Iva è assolutamente gratis: non si devono pagare contributi di attivazione né tasse periodiche allo Stato.

Cosa comporta l’apertura di una partita Iva?

Avere una partita Iva non vuol dire necessariamente utilizzarla. Ben si può avere una partita Iva senza emettere fatture. Tuttavia, nel caso in cui vengano compiute operazioni, anche se esenti, è necessario usare la partita Iva nel documento fiscale ed effettuare le dichiarazioni che a breve indicheremo.

Il numero di partita IVA deve essere indicato in ogni documento riguardante il soggetto Iva e rilevante verso l’esterno.

Se nelle tre annualità precedenti attività di impresa ovvero attività artistiche o professionali non hai usato la partita Iva, l’Agenzia delle Entrate te la può chiedere autonomamente per inattività.

Altro obbligo collegato alla tenuta della partita Iva sono le dichiarazioni che possono essere di due tipi:

  • dichiarazione annuale
  • dichiarazione periodica

Dichiarazione annuale IVA

Con la dichiarazione annuale il soggetto passivo Iva procede all’autodeterminazione definitiva dell’imposta dovuta mediante un riepilogo dettagliato delle operazioni attive e passive effettuate nell’anno precedente e alla liquidazione del debito o del credito IVA. Tale dichiarazione serve per determinare il volume d’affari dell’anno precedente, l’Iva detraibile e numerose altre informazioni.

A dover fare la dichiarazione annuale sono tutti i titolari di partita IVA, anche se nell’anno non hanno effettuato operazioni imponibili, salvo alcuni casi di esonero quali chi ha effettuato solo operazioni esenti, coloro che hanno aderito al regime forfettario, i produttori agricoli, gli esercenti giochi e intrattenimento.

La dichiarazione annuale va presentata in via telematica direttamente dal contribuente o dal suo intermediario (ad es. il commercialista). Va inviata tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell’anno successivo.

Comunicazioni periodiche Iva

Ogni soggetto passivo Iva deve inviare due comunicazioni periodiche trimestrali relative ai dati delle fatture emesse e ricevute e delle liquidazioni IVA.

C’è poi lo spesometro trimestrale: in particolare i soggetti passivi IVA devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate una nuova Comunicazione contenente i dati relativi a tutte le:

  • fatture rilevanti ai fini IVA emesse nel trimestre di riferimento;
  • fatture ricevute e registrate, comprese le bollette doganali;
  • relative variazioni.

Anche in questo caso sono previste estensioni per chi aderisce al regime forfettario.

Cessazione dell’attività e chiusura della partita IVA

Quando il soggetto passivo IVA cessa l’attività è obbligato a presentare la dichiarazione di cessazione mediante l’apposito modello (AA7, AA9 o ANR/3). In tale occasione, l’ufficio procede alla chiusura della partita IVA.

note

Autore immagine: 123rf com


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