Diritto e Fisco | Editoriale

Il Governo cancella il debito al 96% degli italiani

10 Luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Luglio 2018



La pace fiscale voluta da Salvini (che non è ministro delle Finanze) farà felice molti contribuenti ma potrebbe incentivare l’evasione. Ecco alcuni numeri.

Il Governo, dall’alto dei cieli, vuole inviare la pace in Terra a tutti gli uomini di buona volontà ma di cattive abitudini. A tutti, proprio tutti no. Ma a quasi tutti sì. Con il progetto di pace fiscale di Matteo Salvini, il Governo cancella il debito al 96% degli italiani. Una percentuale altissima, ma d’altronde la pace è un sentimento che deve abbracciare il maggior numero possibile di persone, giusto? Anche quelle pecorelle smarrite che – in mala o buona fede – non hanno pagato le tasse e che si sono viste arrivare una cartella esattoriale per un importo inferiore ai 100.000 euro. Nel 2016, secondo i dati della cara estinta Equitalia, i contribuenti con una cartella sotto quella cifra erano, appunto, il 96%, mentre circa la metà di chi ha a che fare con il Fisco aveva un debito sotto i 1.000 euro.

Salvini, dunque, pensa a loro, ai «poveri contribuenti» che si vedono assillati dalle richieste del Fisco (questo Fisco, sempre cattivo, accidenti) e, pesando bene i termini, propone non un condono, non una sanatoria ma la pace fiscale. È la stessa cosa, ma così suona molto meglio. Lo fa, si suppone, nella veste di segretario federale della Lega o di vicepremier plenipotenziario e non di ministro dell’Interno, che con questa faccenda non c’entra nulla: sarebbe, infatti, materia del ministro dell’Economia e delle Finanze. Il quale, peraltro, si trova suo malgrado una bella gatta da pelare: dove si trovano le risorse per coprire i soldi che non entreranno cancellando il debito del 96% degli italiani? Questo, Salvini non l’ha detto. Infatti, tutto per ora è rimasto nella sua dichiarazione. Ma, d’altronde, non può pensare a tutto lui, preso com’è da altre questioni. Che ci pensi Giovanni Tria, visto che è pagato per quello dal 4% degli italiani già in pace con il Fisco per avere versato le tasse sia per loro sia per quel 96% che ora se le vedranno togliere dal Governo grazie a Salvini.

Debito cancellato: chi beneficerà della pace fiscale?

Il 96% degli italiani, dicevamo (o meglio, diceva Equitalia), vedrà il proprio debito cancellato grazie alla pace fiscale. Il che vuol dire che quasi tutti i contribuenti che oggi devono dei soldi allo Stato stanno per ricevere la grazia e per stappare una bottiglia di spumante (magari anche quella esentasse). Ma vuoi scommettere che la percentuale è destinata ad aumentare?

Le recenti parole di Matteo Salvini in un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità fanno intuire che la platea di beneficiari potrebbe allargarsi facendo salire la cifra sotto la quale la cartella esattoriale verrebbe stracciata. Dice il ministro: «Io l’avevo chiesta (la pace fiscale, ndr.) sotto i 100mila euro proprio per limitarla ai casi dei pensionati, degli artigiani… Mi dicono: c’è tanta gente sui 130mila euro o 150mila… E io ho detto: va beh, a me interessa il principio. Che non siano quelli che devono due milioni di euro». E nemmeno quelli che «fregano» 50 milioni allo Stato come rimborsi elettorali, verrebbe da aggiungere. È curioso: Salvini ha citato la stessa cifra posta come esempio dall’altro azionista di maggioranza del Governo, Luigi Di Maio. Il leader del Movimento 5 Stelle, dopo un simpatico colpo di amnesia («bisogna abolire il sistema Equitalia», come se Equitalia esistesse ancora), si è complimentato con la Guardia di Finanza per avere scovato «12mila evasori totali sconosciuti al Fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di 2 milioni di euro a testa». Cioè 25 volte in meno rispetto ai 50 milioni di cui parlavamo prima. Ma son dettagli.

Comunque, dalle parole del vicepremier-ministro-segretario federale della Lega, si evince che c’è uno spiraglio per ritoccare la percentuale di italiani perdonati dal Governo pur senza essersi confessati né tantomeno pentiti di non avere pagato le tasse. Insomma, quando Salvini dirà (o farà dire a qualcuno, compreso il presidente del Consiglio) ai contribuenti ed al Fisco: «Scambiatevi un segno di pace», il rito della stretta di mano potrebbe durare più a lungo del previsto.

Altra cosa che resta da capire è con quale criterio si stabilisce una soglia per decidere chi ha diritto alla pace fiscale e chi al fuoco eterno dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Cioè, perché chi deve 100mila euro di tasse allo Stato può essere redento e chi ne deve 110mila verrà preso a braccetto da Satana (non me ne voglia l’Agenzia, è una metafora). Se pace fiscale sarà, interesserà davvero anche chi non ha pagato 130mila o 150mila euro? In sostanza: quella percentuale del 96% dove andrà a finire?

Debito cancellato: diamo i numeri

Qualche numero su chi potrà beneficiare della pace fiscale sbandierata dal vicepremier leghista lo ha anticipato a suo tempo, guarda caso, l’ex amministratore delegato della defunta Equitalia, Ernesto Maria Ruffini. Parlando durante un’audizione parlamentare sui carichi che l’Ente lasciava in eredità all’Agenzia delle Entrate Riscossione alla fine del 2016 (che, come dire, è l’altro ieri quindi oggi non saranno molto diversi), le percentuali dei debitori in base all’importo non pagato sono:

  • debiti tra 1.000 e 5.000 euro per il 74% del totale dei debitori;
  • debiti tra 5.000 e 10.000 euro per il 7,1% del totale;
  • debiti tra 10mila ed i 50mila euro per l’11,9% del totale;
  • debiti tra 50mila e 100mila euro per il 3% del totale.

Salta all’occhio il fatto che circa tre contribuenti su quattro devono al Fisco meno di 5mila euro. Quindi tre contribuenti su quattro, ritenuti dei piccoli evasori, verranno graziati a spese di chi, ad esempio, ha subìto il pignoramento della casa, dell’auto o del Tfr oppure ha dovuto chiudere l’attività per pagare quanto dovuto da cittadino onesto.

A dare i numeri non è stato solo l’ex Ad di Equitalia ma anche il numero uno dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani presso l’Università Cattolica di Milano, tale Carlo Cottarelli. Vi ricordate questo nome? Poco è mancato per vederlo a Palazzo Chigi al posto di Giuseppe Conte (vi ricordate anche che sarebbe Conte il capo del Governo, vero?). Bene. Cottarelli ha pubblicato un rapporto secondo cui i crediti che potenzialmente lo Stato potrebbe riscuotere grazie alla pace fiscale sono 51 miliardi e non i 650 miliardi sbandierati da Matteo Salvini durante la campagna elettorale della Lega. Certo, 51 miliardi non sono briciole. Ma sono quasi 13 volte in meno rispetto a quello che qualcuno cerca ancora di mettere nella testa degli italiani. Anzi, forse non si arriva nemmeno ai 50 miliardi. Perché? Perché da questa cifra bisogna scalare ciò che è stato incassato grazie alla doppia rottamazione delle cartelle esattoriali voluta dal Governo Renzi e che prevede il saldo del debito con l’eliminazione di interessi di mora e di sanzioni. Tutto fa pensare che questi soldi non basteranno per coprire – come si diceva – i costi della flat tax, il nuovo regime fiscale per aziende e famiglie.

Debito cancellato: gli effetti della pace fiscale

Torniamo a Cottarelli. Il report dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani sostiene che «provvedimenti generalizzati (come quello della pace fiscale, appunto) finiscono per premiare anche chi non vuole pagare, creando un incentivo a ritardare i pagamenti dovuti anche per il futuro». Non fa una piega: vista la generosità proposta da Salvini, qualcuno spiega perché dovrei pagare le tasse? Se – come trapela da quelle che restano per ora indiscrezioni – male che mi vada e grazie allo sconto applicato dal Governo verserò soltanto il 25% del debito (le altre aliquote sarebbero del 6% e del 10% a seconda delle difficoltà del contribuente), perché devo pagare oggi il 100% delle imposte?

Considerando tutto ciò che abbiamo visto fin qui, appare ovvio che ci troviamo davanti ad un rebus piuttosto complicato: una pace fiscale figlia di un sistema fiscale ingiusto che farà entrare meno soldi nelle casse dello Stato il quale, a sua volta, dovrà trovare i soldi per riempire quell’ammanco, a meno che non pensi di introdurre una nuova tassa (magari sull’ospitalità agli immigrati, visto che già se ne parla) o di tagliare la spesa pubblica, il che spesso si traduce in una diminuzione dei servizi pubblici. Il risultato sarebbe: ti concedo da una parte per prelevartelo dall’altra. E andate in pace.


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5 Commenti

  1. Articolo molto interessante tuttavia contaminato da giudizi ed opinioni politiche sull’attuale governo, assolutamente non in linea con il taglio editoriale di questa testata.
    Spero sia stata una svista, in passato non era mai accaduto.

  2. Sono un libero professionista “obbligatorio” , cioè finita la disoccupazione nessun centro per l’impiego ha trovato una collocazione adeguata alle mie competenze.

    Ho una compagna operaia a contratto mese x mese, una figlia di 2anni e mezzo e un genitore , singolo, disabile al 87%.

    Le spese che affronto mensilmente:
    -affitto
    -asilo
    -babysitter
    -Luce
    -Acqua
    -Gas
    -Internet
    -Benzina/Metano X2
    -Assicurazione auto x2
    -Bollo x2
    -Canone rai
    -Spesa x alimenti
    ———————————–
    in più dovrei fare:

    -tessera confartigianato
    -contratto x dichiarazione redditi
    -dichiarazione redditi vera e propria
    ————————————

    simulando un fatturato di 30000 euro lordo dovrei al fisco circa 7500 euro per l’anno precedente.(conti fatti la settimana scorsa)
    ————————————

    Percepisco 80 euro/mese x il bonus bebè
    e 90 euro/mese per l’asilo (che ne costa almeno il doppio se non il triplo quando resta a pranzo)
    ————————————

    MI SPIEGATE VOI DA DOVE DOVREI PRENDERE LE 7.500 CHE MI CHIEDE IL FISCO quando l’incasso lordo NON COPRE LA LISTA DI SPESE SOPRA MENZIONATE?

  3. I debiti con ex equitalia abbiamo in tanti,ma non sempre si tratta di tasse dovute giustamente allo stato,che in cambio ci fornisce tanti servizi. Io ho sempre pagato le tasse direttamente in busta paga ma ugualmente ho una cartella fra multe e i bolli non pagati a causa di disoccupazione prolungata nonvoluta certamente da me. Ho 64 anni ,pensione di reversibilità integrata al minimo di 500 euri.,e 370 euro di affitto al mese. Non ho potuto neanche rateizare,xche cifre erano troppo alte x me. Perciò ben venga la pace fiscale per le persone come me ,pagherei volentieri il mio debito,ma con rateazione adatta alle mie entrate. Non tutti debitori sono furbetti

  4. E come la mettiamo per chi ha aderito all’ultima definizione agevolata con rate prossime alla scadenza (31/07 la prima per carichi 2017)? Pagano? E se poi le annullano?????

    1. é giusto che si paghi , ma se uno non li ha l’azienda perchè versa in grave difficoltà, per mancati incassi da aziende fallite che no hanno pagato , ma noi dobbiamo pagare comunque perchè ditta individuale esente da fallimento.

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