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Risarcimento ai nipoti non conviventi della vittima

10 luglio 2018


Risarcimento ai nipoti non conviventi della vittima

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 luglio 2018



Se il nonno muore a causa di un errore medico o di un incidente stradale, i nipoti non conviventi hanno diritto al risarcimento del danno.

Tuo nonno è deceduto qualche mese fa. Purtroppo non c’è stato modo di salvarlo. Prima un incidente stradale lo ha costretto all’ospedale per diversi giorni. Un’auto lo aveva investito mentre attraversava. Si è rotto il femore ed è stato operato. Poi l’errore medico: a tuo avviso, in ospedale non lo hanno saputo curare e, nonostante la febbre dopo l’intervento, il primario del reparto ha sottovalutato le sue condizioni. Ora bisogna avviare una doppia causa, sia all’assicurazione che ai sanitari. Intanto ti chiedi chi erediterà il risarcimento? O meglio, a chi spettano le somme che verranno pagate dai responsabili della morte di tuo nonno? La questione è stata decisa dalla Cassazione con una ordinanza di poche ore fa [1]. La Corte si è trovata a valutare l’opportunità di poter liquidare il risarcimento ai nipoti non conviventi della vittima. Ecco qual è stato l’esito del processo e il principio stabilito dai giudici supremi.

Il risarcimento del danno morale, quello cioè per la sofferenza interiore e psicologica subìto a seguito di un evento grave – nel nostro caso la morte di un parente – viene liquidato in favore del danneggiato e, se questi muore, dei suoi eredi. In questo secondo caso, per ottenere le somme è necessario dimostrare un legame affettivo solido e stabile tra il danneggiato e il defunto: è proprio ciò che determina la sofferenza e quindi il danno. Quanto più i rapporti tra i due soggetti sono labili e distanti tanto meno è possibile parlare di un dolore serio per la perdita di una persona, seppur legata da legami di parentela. Alla luce di ciò bisogna chiedersi se i nipoti, che non convivono con il nonno, vanno risarciti nel caso in cui quest’ultimo deceda a causa di una condotta illecita di terzi (un incidente stradale, un errore medico, ecc.).

Ebbene, la Cassazione non ha dubbi a riguardo e, seguendo un proprio precedente orientamento, afferma il diritto dei nipoti non conviventi a vedersi riconosciuto il danno morale da lesione del rapporto parentale per la perdita dell’ascendente anche se non convivente.

Ma il risarcimento non è automatico: è necessario infatti dimostrare un legame affettivo tra le parti. In proposito vale il principio per cui, in caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, proposta dai familiari della vittima di un illecito, questi ultimi devono provare l’effettività e la consistenza della relazione affettiva. Rileva a tal fine non tanto la convivenza (anche se può essere certo una prova che agevola il riconoscimento del diritto), ma l’ampiezza e la profondità del sentimento che lega le parti e che è causa del dolore del nipote per la scomparsa del nonno.

Risulta del tutto coerente, ha concluso la Cassazione, che un intenso legame affettivo si possa instaurare con riguardo a chi, come i nipoti, nonostante l’assenza di uno stretto vincolo parentale o di una situazione di convivenza, in tenera età vengano privati dell’affetto del nonno, tenendo conto del legame che si è certamente instaurato nei periodi di loro periodico affidamento a quest’ultimo.

Chi conosce la gioia di un bambino nel momento in cui vede il nonno sa bene di cosa stiamo parlando e a cosa si riferisce la Cassazione: il dolore del piccolo è indubbio. I bambini infatti non fanno differenza di età e non contano i minuti con cui stanno con un parente. Quindi, anche se non convivono con il nonno, questo non vuol dire che non lo amino.

Diverso è invece il discorso per un adulto. La Cassazione ha affrontato il tema del risarcimento della nuora, alla quale invece non è stato riconosciuto lo stesso diritto dei nipoti. E questo perché il legame affettivo instauratosi tra due adulti non legati da stretto vincolo di parentela, come suocera e nuora, non può dirsi altrettanto forte e radicato. La sofferenza, per quanto forte, non è tale da giustificare il risarcimento.

Non è la prima volta che la Cassazione afferma il diritto dei nipoti ad essere risarciti per la morte del nonno. Solo pochi mesi fa la Corte aveva affermato tale orientamento ribaltando i precedenti secondo cui, per potersi avere indennizzo, era necessaria la convivenza. Leggi Ai nipoti il risarcimento per la morte del nonno. Non è soltanto con la coabitazione che si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, dice la Cassazione. Anzi: va riconosciuta l’esistenza di un legame fra nipote e nonno che legittima quest’ultimo a chiedere il risarcimento per la perdita familiare a prescindere dal fatto che i due fossero conviventi. La Costituzione, del resto, tutela la famiglia e non specifica fino a che grado di parentela. Così non ci si può limitare a difendere solo i rapporti all’interno della «famiglia nucleare». Resta inteso che chi chiede il danno non patrimoniale perché l’ascendente è morto nel sinistro deve dimostrare l’intensità della relazione affettiva e di solidarietà familiare per ottenere la liquidazione del danno.

note

[1] Cass. ord. n. 17984/18 del 9.07.2018.


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