HOME Articoli

Lo sai che? Pensione bassa: che cosa fare

Lo sai che? Pubblicato il 11 luglio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 11 luglio 2018

Ricorso all’Inps, ricostituzione, integrazione al minimo, maggiorazione sociale, supplemento: come alzare l’importo della pensione.

La tua pensione è d’importo basso, oppure è meno elevata rispetto al trattamento atteso? Potrebbe trattarsi di un errore dell’Inps nel calcolo della pensione: in questo caso, dopo esserti accertato che ci siano degli errori o delle dimenticanze nel calcolo del tuo assegno, puoi inviare un ricorso amministrativo all’ente, anche online. Se ti sono stati accreditati tardivamente dei contributi, o sono sopravvenuti dei fatti per i quali la tua pensione deve essere ricalcolata, puoi chiedere, sempre all’Inps, la ricostituzione della pensione. Non ci sono errori o ricalcoli da fare? Forse non sai che puoi richiedere l’integrazione al trattamento minimo, se la tua pensione è davvero molto bassa e possiedi un reddito esiguo (se sei sposato, devi considerare anche il reddito del coniuge). In determinati casi, puoi infine richiedere le maggiorazioni sociali. Facciamo allora il punto della situazione per chi possiede pensione bassa: che cosa fare, come ricalcolarla, come fare ricorso all’Inps, come chiedere integrazione al minimo e maggiorazioni.

Come verificare il calcolo della pensione

Per inoltrare ricorso all’Inps devi essere realmente sicuro che la tua pensione sia stata calcolata male. Devi dunque armarti di pazienza ed eseguire le operazioni di calcolo, sulla base dei stipendi, redditi e contributi. Se non hai fatto la ricongiunzione e sei iscritto a più gestioni, ed hai chiesto la pensione in regime di cumulo, sappi che eseguire un calcolo separato per ogni gestione previdenziale. Lo stesso in caso di totalizzazione, ma attenzione: con la totalizzazione, nella generalità delle ipotesi, devi ricalcolare la pensione col sistema contributivo, che di solito è altamente penalizzante.

Per aiutarti nel calcolo della pensione: Guida al calcolo della pensione e Guida al calcolo retributivo.

Come fare ricorso all’Inps

Appurato che la tua pensione è stata calcolata male all’Inps, puoi inoltrare un ricorso amministrativo contro l’istituto per ottenere il riconoscimento delle tue spettanze.

ll ricorso contro i provvedimenti dell’Inps deve essere diretto allo specifico organo, centrale o periferico, competente a decidere la controversia: ad esempio, per contestazioni che riguardano i contributi dei lavoratori dipendenti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti, il ricorso va fatto al comitato amministratore del fondo competente per territorio, mentre per gli iscritti ed i pensionati della pubblica amministrazione ci si deve rivolgere ai comitati della gestione dipendenti pubblici.

Per inviare il ricorso amministrativo, ad ogni modo, il canale è unico, sia per i dipendenti pubblici che per i lavoratori del settore privato; il ricorso, infatti, può essere inviato:

  • se sei in possesso del pin dell’Inps, della carta nazionale dei servizi o dell’identità unica digitale Spid, dal sito dell’Istituto, sezione Servizi per il cittadino, Ricorsi online; una volta effettuato l’accesso alla sezione, un apposito form richiede la gestione di appartenenza, al fine di indirizzare il ricorso al comitato della gestione competente;
  • tramite un patronato o un intermediario dell’istituto (ad esempio, un consulente del lavoro).

Entro quando va inviato il ricorso all’Inps?

Il ricorso deve essere inoltrato all’organo competente, normalmente entro 90 giorni (per i dipendenti del settore privato), che decorrono:

  • da quando è stato ricevuto l’atto amministrativo da impugnare: la data risulta dal timbro apposto dall’ufficio postale sull’avviso di ricevimento (se si tratta di una raccomandata);
  • dal 121° giorno successivo a quello di presentazione della relativa domanda, se non ricorri contro un provvedimento dell’Inps, ma contro una mancata risposta dell’istituto a una tua domanda, si tratta di un’ipotesi di silenzio rigetto.

Nel caso della pensione bassa, il ricorso è, ovviamente, contro un provvedimento Inps, quindi i termini per ricorrere partono dal ricevimento del provvedimento di liquidazione.

La data di presentazione del ricorso risulta inequivocabilmente dalla ricevuta che viene automaticamente rilasciata alla fine della procedura telematica.

La presentazione del ricorso interrompe il termine di prescrizione del diritto reclamato e sospende eventuali provvedimenti che potrebbero annullare il rapporto assicurativo, mentre non sospende l’esecutorietà dell’atto amministrativo impugnato, quando questo ha ad oggetto:

  • le prestazioni;
  • i contributi alle gestioni dei lavoratori autonomi;
  • la classificazione dei datori di lavoro.

Che cosa succede se il ricorso viene rigettato?

In caso di rigetto del ricorso, o di mancata risposta, deve allora essere effettuato un ricorso alla Corte dei Conti: il termine di decadenza per fare causa all’Inps è pari a 3 anni.

Ricostituzione della pensione

Se si verifica un fatto sopravvenuto, come l’acquisizione tardiva di contributi, l’accredito tardivo di uno stipendio, l’acquisizione del diritto a una maggiorazione nel calcolo, o, ancora, se dopo la pensione ti sono riconosciuti dei contributi figurativi o da riscatto, puoi chiedere la ricostituzione della pensione. Puoi richiedere la ricostituzione anche se cambia la tua condizione di reddito (nel caso in cui la pensione liquidata dall’Inps sia legata al reddito): in questo caso devi chiedere la ricostituzione reddituale.

La ricostituzione della pensione può essere attivata anche su iniziativa dell’Inps, quando i contributi sono accreditati d’ufficio dopo la liquidazione della prestazione.

La domanda di ricostituzione non ha un termine di decadenza, quindi puoi inviare la domanda quando vuoi, ma devi tenere presente che i ratei arretrati sono soggetti a un termine di prescrizione.

La ricostituzione può dar luogo anche a una riliquidazione in negativo, ad esempio se vengono annullati dei contributi.

Ricalcolo della pensione

La ricostituzione non comporta un semplice incremento della pensione, ma questa viene interamente ricalcolata, tenendo conto della nuova situazione contributiva.

In base alla riliquidazione, la decorrenza della pensione può essere spostata:

  • a una data precedente (per possesso di contribuzione aggiuntiva che comporti una maturazione anteriore del diritto);
  • a una data successiva (ad esempio, per l’annullamento di contributi accreditati).

In altri casi la ricostituzione può avere effetti con decorrenza successiva a quella della prestazione, come avviene per i riscatti attivati dopo la liquidazione della pensione.

Se la riliquidazione comporta un aumento, ti spettano gli arretrati dalla data dell’efficacia della ricostituzione a quella del pagamento del nuovo importo.

Se, invece, dalla riliquidazione deriva un debito, la prestazione ricalcolata è messa in pagamento per il suo esatto ammontare, e le somme indebitamente pagate sono recuperate a rate, o in un’unica soluzione, a seconda dell’importo dovuto.

Sulle somme da recuperare non spettano gli interessi, a meno che l’indebito sia stato determinato da un comportamento doloso.

Integrazione al minimo

Se la tua pensione è bassa, ma non c’è alcun errore di calcolo, né alcuna situazione tardiva da considerare, puoi chiedere l’integrazione al trattamento minimo. L’integrazione al trattamento minimo è una prestazione che l’Inps riconosce a chi ha una pensione al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2018, a 507,42 euro mensili.

In pratica, con l’integrazione al minimo, l’importo della pensione viene alzato sino ad arrivare a 507,42 euro mensili, per 13 mensilità.

Non tutte le pensioni sotto la soglia minima possono essere, però, integrate, perché per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare precisi requisiti di reddito.

Nessuna integrazione al minimo è prevista, poi, per le pensioni interamente calcolate col sistema contributivo.

Maggiorazione sociale

Se possiedi una pensione bassa, puoi avere diritto, sussistendo i requisiti, alla maggiorazione sociale della pensione, cioè a un importo aggiuntivo che serve ad aumentare mensilmente il tuo assegno. Se hai almeno 70 anni e sei pensionato, al rispetto di determinati requisiti puoi avere diritto anche a una maggiorazione aggiuntiva, l’incremento al milione. La maggiorazione sociale, che spetta dai 60 anni in poi, è stata prevista dalla nota legge del 1988 sull’elevazione dei livelli dei trattamenti sociali e miglioramenti delle pensioni [1], mentre l’incremento della maggiorazione è stato introdotto dalla finanziaria del 2002 [2]; sia la maggiorazione che il suo incremento, essendo operativi da parecchio tempo, sono stati adeguati negli anni. Gli invalidi possono richiedere l’incremento già dal compimento del 60° anno di età; inoltre, per chi ha versato un minimo di anni di contributi, l’età a partire dalla quale si ha diritto all’aumento della maggiorazione si abbassa, dai 69 sino ai 65 anni. Per approfondire: Maggiorazione sociale 2018.

Supplemento di pensione

Se continui a lavorare durante la pensione, il tuo assegno diventa d’importo più elevato, grazie al supplemento di pensione. Il supplemento di pensione è infatti un’aggiunta alla pensione, proporzionata all’ammontare dei contributi aggiuntivi, riconosciuti quando il pensionato continua l’attività lavorativa precedente, o ne inizia una nuova, per la quale sia obbligato a versare i contributi nella stessa gestione previdenziale.

Il supplemento può essere richiesto dopo 5 anni dalla data di decorrenza della pensione o di un precedente supplemento. Se, però, hai già compiuto l’età per la pensione di vecchiaia, puoi richiedere il supplemento dopo 2 anni, ma per una sola volta.

Il supplemento può essere richiesto anche se percepisci la pensione a carico del fondo pensione lavoratori dipendenti se, dopo aver cessato il rapporto da lavoro dipendente, hai iniziato un’attività autonoma (gestione artigiani, commercianti) per la quale sei obbligato al versamento dei contributi.

Il supplemento di pensione è calcolato con gli stessi criteri previsti per le pensioni, prendendo in considerazione retribuzione e contributi accreditati tra la data di decorrenza del trattamento, o del precedente supplemento, e quella del supplemento da liquidare.

Il supplemento non ha limiti d’importo, e si somma anche alla pensione liquidata in base all’anzianità contributiva massima; se, però, il trattamento preesistente è integrato al minimo, e, sommando la pensione non integrata ed il supplemento, questo viene interamente assorbito, la pensione rimane ferma al trattamento minimo; se è superiore, l’incremento della prestazione risulterà pari alla differenza tra il supplemento e l’integrazione.

Pensione supplementare

Se lavori dopo la pensione, ma versi i contributi presso una gestione differente, se l’ordinamento del fondo lo prevede puoi aver diritto alla pensione supplementare: in questo caso il trattamento non è ricalcolato, ma avrai diritto a una pensione aggiuntiva.

note

[1] L.544/1988

[2] L.448/2001.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI