Diritto e Fisco | Editoriale

Accertamento fiscale: come fare ricorso alla Commissione Tributaria

11 luglio 2018


Accertamento fiscale: come fare ricorso alla Commissione Tributaria

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 luglio 2018



Impugnazione dell’avviso di accertamento e ricorso al giudice con o senza reclamo-mediazione: qual è la procedura presso la Commissione Tributaria Provinciale.

Hai ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate: ti avverte che, a seguito di controlli, sono stati rilevati dei redditi da te non dichiarati; pertanto ti condanna a pagare, oltre all’imposta evasa, anche le sanzioni e gli interessi. Si tratta di cifre di cui non disponi e che, peraltro, a tuo avviso, sono illegittime. Pertanto decidi di fare opposizione e di rivolgerti al giudice affinché annulli l’atto. Il punto è che non sai quale sia la procedura e quali regole devi rispettare per avviare l’iter. Insomma, come fare ricorso alla Commissione Tributaria contro un accertamento fiscale? Qui di seguito proveremo a fornirti qualche rapido e schematico chiarimento, in modo da aver presente quali sono i passaggi e i tempi tecnici previsti dalla legge.

A chi presentare il ricorso contro l’accertamento fiscale?

La prima cosa di cui devi tenere conto prima di fare ricorso contro un accertamento fiscale è stabilire qual è il giudice competente. Poiché parliamo di contenzioso tributario, non puoi rivolgerti al tribunale ma devi andare in Commissione Tributaria Provinciale la quale decide in primo grado. Se la sentenza poi non dovesse accogliere le tue richieste potresti fare appello e, in tal caso, dovresti agire presso la Commissione Tributaria Regionale. In ultimo grado c’è sempre la Cassazione.  

Le regole sono simili, ma non identiche, al processo ordinario. Le vedremo qui di seguito.

La redazione del ricorso

La procedura inizia con la redazione di un atto di ricorso che sarà bene rediga un avvocato, un commercialista, un consulente del lavoro. Questo perché si tratta di materia molto tecnica. Resta tuttavia il tuo diritto a difenderti da solo se l’atto impugnato ha un valore non superiore a 3mila euro. Se, per importi superiori, dovessi sbagliare e agire senza un difensore il ricorso non sarebbe automaticamente rigettato ma il giudice ti darebbe il tempo per integrare la tua difesa e nominare un tecnico. 

L’incarico al professionista può essere fatta con atto pubblico o con scrittura privata autenticata. L’autentica è effettuata dallo stesso professionista. 

Per il giudizio in via telematica, la procura alle liti può essere conferita mediante sottoscrizione e autenticazione digitale. 

Il ricorso deve contenere l’indicazione dell’atto impugnato e la richiesta di annullamento o il riconoscimento del diritto al rimborso, nonché le ragioni di diritto e di merito poste alla base della richiesta. Nella parte conclusiva deve essere richiesto l’annullamento dell’atto impugnato, la condanna alle spese processuali ed eventualmente alla restituzione di quanto già corrisposto, comprensiva degli interessi. Infine, il ricorso va sottoscritto dal difensore e deve contenere la procura.

È importante chiedere esplicitamente che il ricorso venga trattato in pubblica udienza il che renderebbe nulla ogni diversa decisione.

La notifica del ricorso alla controparte

Il secondo passo è la notifica del ricorso all’amministrazione resistente, ossia l’Agenzia delle Entrate. Ciò può avvenire con consegna diretta o spedizione a mezzo posta (in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento). Il tutto deve avvenire entro 60 giorni dalla data della notificazione dell’atto impugnato. 

Entro 30 giorni dal ricevimento della notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, il ricorrente deve costituirsi depositando presso la cancelleria della Commissione Tributaria la copia del ricorso notificata con la prova dell’avvenuta consegna alla controparte.  

Il reclamo mediazione 

Se l’atto impugnato ha un valore non superiore a 50mila euro o indeterminabile (come nel caso di avvisi di classamento) è necessario avviare la richiesta di reclamo mediazione. Ciò vale per qualsiasi atto, anche per le cartelle di pagamento o per i tributi comunali.

Si tratta, in sostanza, del normale ricorso da notificare alla controparte entro il consueto termine di 60 giorni; senonché, all’interno dell’atto bisogna indicare una proposta di accordo/mediazione. A questa richiesta la controparte può rispondere con un tentativo di accordo; in particolare si può negoziare la pretesa e fruire di una riduzione delle sanzioni al 35% del minimo.

Il contribuente, una volta notificato il ricorso con il reclamo-mediazione, non può costituirsi prima di 90 giorni per dare il tempo alla controparte di decidere se accettare o meno la proposta transattiva. Durante quest’arco temporale non può avvenire alcun pignoramento o altra misura nei confronti del ricorrente e tutto viene sospeso. Se non si riesce a trovare un accordo o se il reclamo non viene accolto in via amministrativa, il contribuente non deve formare un ulteriore ricorso (il reclamo stesso è già tale); quindi, senza alcuna aggiunta, dovrà depositare tale atto di reclamo presso la segreteria della Commissione Tributaria entro il termine perentorio di 30 giorni.

Il contributo unificato

Nel momento in cui il contribuente deposita l’atto notificato in cancelleria deve formare il proprio fascicolo con tutti gli allegati e pagare il contributo unificato ossia la “tassa di ingresso” alla giustizia secondo un’apposita tabella. L’importo va calcolato computando il tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato. Se sono irrogate solo sanzioni, si sommano solo le stesse. 

Per gli atti di valore indeterminabile è prevista una misura fissa di 120 euro. Il pagamento può avvenire tramite marca da applicare alla nota di iscrizione a ruolo, tramite bollettino postale o modello F23.

Termine per fare ricorso

Il ricorso va notificato all’Agenzia delle Entrate, a pena di inammissibilità, entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto impugnato. Se tale termine scade tra il 1° ed il 31 agosto, o se questo periodo è compreso nel termine per impugnare, scatta la cosiddetta sospensione feriale dei termini: per cui il ricorrente ha a sua disposizione altri 31 giorni, sicchè i 60 giorni iniziali diventano 91. In pratica è come se il mese di agosto non esistesse sul calendario. La stessa cosa accade se il termine di 30 giorni per la costituzione del ricorrente o quello di 60 giorni previsti per la costituzione del resistente scadano nel periodo compreso tra il 1° ed il 31 agosto. 

Deposito di documenti

Come detto, dopo la notifica del ricorso (con o senza la proposta di mediazione), l’atto va depositato entro 30 giorni dalla notifica. Se c’è l’obbligo di reclamo-mediazione il conto parte dopo 90 giorni dalla notifica del ricorso/reclamo. L’Agenzia delle Entrate deve costituirsi col deposito delle controdeduzioni entro 60 giorni dalla notifica del ricorso. 

Le parti possono depositare documenti fino a 20 giorni prima della data dell’udienza trattazione, così come fino a 10 giorni prima della trattazione della causa in pubblica udienza le parti possono depositare memorie illustrative. Nel solo caso di trattazione della causa in camera di consiglio è possibile depositare brevi repliche scritte fino a cinque giorni liberi prima della trattazione.  

Contro cosa fare ricorso?

Uno degli aspetti più caratterizzanti del processo tributario è che questo si rivolge solo all’impugnazione di atti. Non è possibile contestare cioè comportamenti. Questo significa che in assenza di un atto o quando i termini per il ricorso sono scaduti non è possibile rivolgersi al giudice. Un esempio chiarirà meglio come stanno le cose. Immagina di notare, su un estratto di ruolo, alcune cartelle a tuo carico che sono ormai abbondantemente prescritte. Ne chiedi la cancellazione ma l’Agente della riscossione non ti risponde. Puoi fare ricorso? Certamente no, perché i termini di impugnazione contro le cartelle (60 giorni) sono ormai scaduti né ci sono altri atti da impugnare. Non ti resta che aspettare l’eventuale successiva mossa del creditore – ad esempio un pignoramento – e ricorrere contro questa facendo rilevare al giudice che essa si muove su un diritto ormai prescritto.

Cosa succede se perdo o vinco la causa?

Con una recente riforma, è stato stabilito che la sentenza a favore del contribuente è immediatamente esecutiva per cui lo stesso, anche in caso di appello, ha diritto a ottenere le somme o gli sgravi richiesti.

Chi perde la causa può essere condannato dal giudice a pagare le spese processuali. Eccezionalmente il giudice può compensare le spese, solo «in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate».

L’appello

Se la sentenza di primo grado non dovesse andarti a genio puoi sempre fare appello. Devi però rispettare il termine di 60 giorni  da quando l’Agenzia delle Entrate reti ha notificato la sentenza; se non lo ha fatto, il termine è di 6 mesi che decorrono dalla data di deposito della sentenza in cancelleria. L’appello può essere notificato o consegnandolo direttamente all’ufficio oppure con raccomandata con avviso di ricevimento senza busta oppure tramite ufficiale giudiziario oppure telematicamente, tramite posta elettronica certificata.

L’appello deve contenere l’indicazione delle parti della sentenza di primo grado che si ritengono viziate. Non può limitarsi a richiedere una generica riforma della sentenza impugnata oppure un mero rinvio alle difese approntate in primo grado. 

La Cassazione

Se anche l’appello non dovesse darti ragione hai sempre la possibilità di agire in Cassazione, ma non puoi farlo con la stessa libertà e facilità con cui sei andato in secondo grado. Difatti la Cassazione interviene solo per particolari e predeterminati errori del processo in quanto tale e vizi di legittimità della decisione.

Si tratta: 

  1. errores in judicando: errori nella individuazione e applicazione delle norme che regolano il rapporto giuridico dedotto in giudizio;
  2. errores in procedendo: errori di carattere procedurale nella osservanza delle norme giuridiche che regolano lo svolgimento del processo

La trattazione dei ricorsi in Cassazione avviene come regola in camera in consiglio, senza che vi sia più la partecipazione delle parti private e del pm in udienza. È quindi necessario che il ricorso in Cassazione spieghi bene quali sono i vizi della sentenza impugnata perché non ci sarà altro momento per farlo.

note

Autore immagine 123rf com


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