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Spam e marketing: risarcimento assicurato

1 marzo 2013


Spam e marketing: risarcimento assicurato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2013



Aumentano gli investimenti delle società sul web e, di conseguenza, anche la raccolta pubblicitaria: questo si traduce in una esponenziale crescita delle tecniche di direct markting e, inevitabilmente, dello spam. Ma l’invio non autorizzato di sms ed email promozionali è un illecito sanzionato dai giudici civili con risarcimenti anche molto elevati.

Il previo consenso

L’invio di materiale o comunicazioni pubblicitarie è consentito solo se vi sia stato il previo consenso del destinatario. Ciò vale tanto per le comunicazioni via email, che per quelle via sms o telefax.

Tale attività, infatti, presuppone un trattamento dei dati dell’utente che, se non autorizzato, è illecito.

L’email di benvenuto

La legge non consente neanche l’invio di una prima email che, nel richiedere il consenso al trattamento dei dati, abbia comunque un contenuto promozionale o pubblicitario.

A riguardo il Garante della Privacy [1] ha condannato una società di marketing che aveva inviato una sola comunicazione commerciale all’interessato, volta non solo a illustrare l’attività aziendale, ma finalizzata a chiedere al destinatario l’assenso all’invio di messaggi. Infatti, il consenso del destinatario all’invio di un messaggio non può essere chiesto con messaggi che abbiano contenuto promozionale o pubblicitario [2].

Opt out

A maggior ragione, non è neanche ammesso l’invio di messaggi pubblicitari in cui sia il destinatario ad assumersi l’onere di comunicare il proprio disinteresse e, quindi, a provvedere alla propria cancellazione dalla banca dati.

Il consenso, infatti, deve essere raccolto prima dell’invio del messaggio e senza imporre oneri al destinatario.

Per la stessa ragione, non è lecito utilizzare banche dati di nominativi acquisiti da altre aziende, se i destinatari non hanno previamente autorizzato l’invio di materiale pubblicitario.

Sempre il Garante ha precisato che i mittenti dei messaggi devono indicare, in modo chiaro, la fonte di provenienza del messaggio, nonché il soggetto e l’indirizzo – non necessariamente di posta elettronica – presso cui i destinatari possono esercitare i propri diritti.

Il risarcimento: a quanto ammonta

Al momento, due importanti precedenti hanno quantificato l’ammontare del risarcimento per l’invio di una email pubblicitaria in 1.000 euro. Storici sono divenute infatti le decisioni del Giudice di Pace di Napoli [3] e del Tribunale di Terracina [4].

Secondo i magistrati, il danno derivante dallo spamming, per chi esercita un’attività professionale o, comunque, lavorativa, è individuabile tanto nella perdita di tempo per cancellare la posta indesiderata, quanto nella tensione derivante dalle interferenze nella sfera privata, dalle interruzioni delle proprie abitudini e dall’alterazione della serenità necessari per svolgere l’attività lavorativa.

Più in generale, si può chiedere il risarcimento delle attività compiute, con dispendio di tempo e di energie, per invitare lo spammer a non inviare ulteriori messaggi, e il rimborso delle spese sostenute per opporsi al trattamento non consentito dei dati personali (generalmente la raccomandata a.r.).

Lo spam dunque è una tecnica a basso costo, ma anche ad alto rischio.

Per ottenere tutela nel caso di spam è sufficiente provare di aver ricevuto anche un solo messaggio. Sarà la controparte a dover dimostrare, in giudizio, che disponeva del legittimo consenso, prestato dal destinatario, all’invio della comunicazione.

Il risarcimento in materia si aggira intono a 1.000 euro, oltre alle spese di lite sostenute per instaurare il giudizio.

Si può chiedere tutela sia al giudice di pace che al Garante per la protezione dei dati personali.

note

[1] Provvedimento del 20 aprile 2006.

[2] Art. 130 del Codice in materia di protezione dei dati personali.

[3] G.d.p. di Napoli, sent. del 26.06.2004 e sent. del 29.09.2005.

[4] Trib. Terracina, sent. n. 252/2006.

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