Diritto e Fisco | Editoriale

Manleva: ha valore legale?

12 luglio 2018


Manleva: ha valore legale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2018



Il patto di manleva può essere nullo e non esonerare dalla responsabilità chi agisce in forza di un mandato ricevuto da altri.

Avviene spesso che, quando si riceve un mandato a svolgere un’attività di dubbia legalità, ci si faccia firmare una autorizzazione, chiamata anche patto di manleva. Con questa, chi svolge la prestazione chiede espressamente di essere esonerato da qualsiasi responsabilità per ciò che andrà a compiere. Il committente così prende l’impegno a tenere indenne – manlevare appunto – l’esecutore da eventuali pretese di terzi o azioni civile di risarcimento e giudizi di tipo penale. In buona sostanza, il patto di manleva dovrebbe servire a tranquillizzare l’esecutore da qualsiasi contestazione e, in quel caso, giustificarsi sostenendo di “essere stato autorizzato” e, perciò, di aver agito in buona fede. Ma la manleva ha valore legale? Può davvero servire a scaricare la responsabilità sul committente escludendo invece chi ha materialmente commesso l’illecito perché delegato? La risposta non è così scontata.

Ti consiglio quindi di leggere il seguente articolo per evitare di commettere un errore che in molti compiono: quello cioè di affidare a una semplice scrittura privata la propria sicurezza, cosa che non sempre è possibile fare. Se così fosse, difatti, sarebbe facile simulare una manleva conferita da un soggetto che “non ha nulla da perdere”, perché ad esempio molto anziano o nullatenente, in questo modo scaricando le responsabilità su un parafulmine. Dall’altro lato è anche vero che, in determinate circostanze, la manleva ha valore e può essere particolarmente utile. Procediamo dunque con ordine.

Il codice civile stabilisce che i contratti con oggetto illecito sono nulli. Significa che se ricevi, da una persona, l’incarico di spacciare della droga o di rubare un oggetto, tale accordo non ha valore legale ed è come se non esistesse: con la conseguenza che né il “delegante” potrà farti causa se non adempi correttamente al tuo incarico, né tu potrai poi prendere il compenso davanti a un giudice in caso di suo inadempimento. 

Abbiamo fatto degli esempi estremi per rendere subito l’idea. Esempi che probabilmente ti saranno sembrati anche abbastanza scontati. Ma prova a immaginare lo stesso principio applicato a situazioni meno evidenti e contornate da zone d’ombra. Ad esempio, poniamo che un’azienda ti chieda di copiare un sito internet e di duplicarne i contenuti su un’altra piattaforma. Poiché ritieni che l’attività possa costituire una violazione del diritto d’autore, ti fai firmare una manleva con cui il committente ti assicura di avere i diritti per farlo. Sarebbe legale un patto del genere? La risposta è negativa: difatti non c’è dubbio che il plagio sia un comportamento vietato dalla legge. Quindi l’esecutore dell’opera non potrà giustificare la propria condotta – che è penalmente rilevante – ancorandosi al fatto di aver ricevuto un incarico e, in virtù di esso, aver agito in “buona fede”. La buona fede non rileva nell’applicazione della legge visto che la legge non ammette ignoranza né scaricabarili. Né il patto di manleva può servire a ottenere uno sgravio dell’eventuale risarcimento del danno che si è costretti a corrispondere poiché, come si diceva, tale accordo è del tutto nullo. 

In buona sostanza, quando si commissionano attività illegali non c’è manleva che tenga: l’esecutore resta personalmente responsabile. Questi potrà eventualmente, in un ulteriore giudizio, dimostrare di essere caduto in errore giustificabile per via di una simulazione commessa dal committente suscettibile di trarre in inganno una persona di media diligenza. Tornando all’esempio precedente, se il committente dovesse presentare un documento falso, ove il titolare del sito copiato, autorizza espressamente il “prelievo” dei propri contenuti, allora ben si potrebbe parlare di un’azione di regresso nei confronti di quest’ultimo per tutte le conseguenze subite.

Il patto di manleva è valido quando si inserisce in un più ampio rapporto contrattuale avente ad oggetto attività legali e quindi lecite. Si pensi al caso di una ditta di manutenzione che debba svolgere dei lavori all’interno di un appartamento, lavori commissionati dal proprietario ma che potrebbero causare dei danni alle condutture condominiali. La ditta, che ha valutato il rischio, si fa firmare un patto di manleva dal committente con cui questi la esonera da qualsiasi conseguenza sui beni di proprietà del condominio che dovesse derivare dai loro interventi e, quindi, da eventuali azioni risarcitorie intraprese dall’amministratore. Non c’è dubbio infatti che oggetto del contratto tra le parti sono i lavori di manutenzione e che questi sono del tutto leciti. In tale ipotesi la manleva ha valore legale. 

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Autore immagine: 123rf com

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